Sabato, 24 ottobre 2020
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AMBIENTE ED ENERGIA

Verde pubblico, l’allarme di Confagricoltura Toscana: ''Troppi errori e burocrazia nella manutenzione, serve cambio radicale''

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I cambiamenti climatici impongono scelte diverse. Appello al nuovo presidente regionale: “Più coraggio nella gestione e nella catena delle responsabilità”

FrancescoMati confagricolturaVerde pubblico a rischio, minacciato dal cambiamento climatico, ma anche dalla manutenzione sbagliata e imbrigliata in eccessiva burocrazia. E’ l’allarme lanciato da Confagricoltura Toscana, per voce del presidente sezione prodotto florovivaistico, Francesco Mati. “Oggi è necessaria una gestione quotidiana e pragmatica del verde, non possiamo più permetterci di fare diversamente. Dobbiamo procedere con una revisione radicale nella gestione del verde pubblico, con l’attribuzione di responsabilità certe e anche maggiore competenza. E’ una necessità ambientale, di sicurezza e di salute pubblica”.

L’appello è al prossimo presidente della Toscana: “Serve un passo coraggioso verso un’attenzione al verde che ci avvicini ai livelli europei, dove il turn over delle piante sia costante, almeno al 2% annuo, e dove sia ben riconosciuto il momento in cui la pianta raggiunge la senescenza e non è più in grado di interagire con l’ambiente. Una pianta, infatti, è stabile e sana se ha uno sviluppo corretto nei suoi primi anni di vita, se ci sono delle carenze post trapianto avremo piante che rischiano in futuro di divenire pericolose e non funzionali. Servono logiche che guardano al futuro, senza populismi e demagogie troppo facili”.

I cambiamenti climatici, con sbalzi repentini e fenomeni sempre più violenti impongono “una cambio radicale nella programmazione, con studi fatti da specialisti e università per trovare specie botaniche più adeguate, resilienti e performanti. Noi - continua Mati - siamo fermi al verde pubblico di 35 anni fa, viviamo di rendita e non pensiamo minimamente a quello che lasceremo ai nostri nipoti.”

Oggi assistiamo troppo frequentemente “ad uno spreco consistente di denaro pubblico per una gestione sbagliata del verde, senza perseguire il risultato, con pratiche spesso non adeguate alla situazione attuale ma basate su logiche vecchie, con manutenzioni irregolari, poco utili. Non possiamo risparmiare a oltranza in un settore strategico per la qualità della vita nelle città”.
 
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