Domenica, 27 settembre 2020
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SPORT

Banda Sannino, la musica del gol - di Tommaso Refini

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siena-chievo13A suon di reti tre di media al Franchi negli scontri salvezza – è ancora più bello uscire di casa, per andare allo stadio a tifare la Robur. Anche quando le lancette segnano l’ora di un bel piatto di pasta, anziché il fischio d’inizio di una partita, la banda Sannino accende l’entusiasmo del pubblico bianconero. Al vecchio Rastrello suona la musica dei giorni felici, quella dei gol serviti a grappoli, che al tempo stesso tolgono la fame e fanno venire l’acquolina in bocca, per un circolo virtuoso che vorremmo non si interrompesse mai.

Giuseppe Sannino si dimostra una volta di più il migliore acquisto della stagione
: consegna all’anticipo domenicale un undici fresco, grazie alla perfetta gestione delle forze in campo nell’ottica dei tre impegni settimanali; sente a pelle l’odore del gol, tanto che per la terza volta in altrettanti scontri diretti “annusa” le sue punte e manda in campo quella che poi decide la gara. Era successo contro il Lecce, con Destro lanciato dopo tanta anticamera e subito determinante. Era accaduto con Gonzalez, tornato titolare di fronte al Cesena e autore della prima rete, quella decisiva. E’ successo di nuovo con il Chievo, demolito dai colpi dell’ex enfant prodige del settore giovanile interista, rilanciato dall’inizio. La costante è Calaiò, felicissimo di essere spremuto come un limone, visto che ha messo la firma su tutte le partite sopracitate e pure sulla trasferta del Piola. Se tre indizi fanno una prova, qua siamo addirittura a quattro. Mister Sannino ha la squadra perfettamente in pugno, dal punto di vista tecnico ed emotivo. Sa leggere la settimana di lavoro, prima ancora dei novanta minuti; sa leggerla bene, al punto che non si vergogna a cambiare pelle al Siena un giorno sì e l’altro pure. Così tutti sono coinvolti e gli undici di giornata rispondono sempre presente. In sostanza è una guida autorevole, più che autoritaria, e ciò marca la differenza fra chi rischia gli ammutinamenti e chi, invece, viene seguito dall’intera rosa come un capobranco.

La partita con il Chievo è un quadro a tinte bianconere
, impreziosito da alcune firme d’autore. Il destro a girare del numero ventidue strappa gli applausi del Franchi. Di solito un gol così è la perla della giornata, ma quando hai D’Agostino con il piede caldo rischi di finire sul podio senza prendere la medaglia d’oro. Il 2 a 0 va letto d’insieme: colpo di genio del dieci palermitano, volo d’angelo di Calaiò e tap-in del solito Destro. Sul tabellino finisce lui, ma i padri di questa creatura sono ben tre. Il tris lo serve in tavola ancora D’Agostino, che toglie dal sette quella ragnatela che, in realtà, non toglie mai nessuno. Ci vanno vicino in tanti, ma non la tolgono, mentre la sua punizione telecomandata finisce al sette davvero, e non giù di lì. E’ una rete splendida, che il tifo bianconero attendeva come fosse il Messia. Dopo la rete di Moscardelli, il quarto sigillo è dell’arciere bianconero: Calaiò scocca la sua quinta freccia, mettendo dietro di sé il signor Ibrahimovic e compagnia cantando. Tanto basta, per commentare la media gol dell’ex idolo di Fuorigrotta.

Dunque la settimana cerchiata in rosso sull’agenda senese – con tre gare di importanza capitale – si chiude in gloria: la Robur ha risolto brillantemente le pratiche Cesena e Chievo, certificando il tutto con un punto prezioso conquistato a Novara. E il fatto che il Siena possa rammaricarsi di non aver fatto il filotto, vincendo anche al Piola, la dice lunga sul momento dei bianconeri.

Adesso un’ultima fatica, la decima, prima della sosta. Al Friuli la Robur è attesa dalla splendida Udinese di capitan Di Natale, che vuol sedersi sul trono dei marcatori per la terza stagione consecutiva. Una salita di quelle ripide, che tanto piacciono al ciclista Francesco Guidolin, ma che oggi fa un po’ meno paura. Nelle prime nove partite, infatti, il Siena non si è mai tolto il cappello di fronte a nessun avversario, come in serie A non le accadeva da tempo immemore.

L’allenatore c’è e la rosa pure, costruita da Giorgio Perinetti con grande abilità. Se questa Robur saprà volare basso, senza mai perdere la mentalità operaia del suo condottiero e senza ascoltare le sirene dei complimenti, potrà regalare alla piazza tante soddisfazioni.
 
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