Domenica, 26 maggio 2019
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Colle: la sentenza sull'area Peep a La Badia al centro del consiglio comunale

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Brogioni: “La questione è complessa e stiamo definendo i corrispettivi da pagare. Appena pronti informeremo i cittadini”

paolobrogioni250La sentenza della Corte di Cassazione su alcuni espropri compiuti negli anni Ottanta per la costruzione dell'area Peep a La Badia (comparto nord-ovest) è tornata nei giorni scorsi al centro del consiglio comunale di Colle di Val d'Elsa.

La sentenza, notificata nei mesi scorsi, ha chiuso una vicenda iniziata nel 1984 e ha ritenuto inadeguato il corrispettivo di esproprio versato all'epoca dall'amministrazione comunale, obbligando il Comune a pagare un conguaglio di circa 1,2 milioni di euro e a rivalersi, applicando la legge, sui proprietari attuali degli appartamenti costruiti sui terreni interessati dalla vicenda. Il tema è stato introdotto da una relazione storico-giuridica illustrata dal sindaco, Paolo Brogioni e da un intervento tecnico del responsabile del servizio Urbanistica, Claudio Mori. Ne è seguito un ampio dibattito che si è chiuso con l’approvazione unanime di un documento politico sulla vicenda.

Sentenza e conseguenze. “Nei giorni scorsi - ha detto il primo cittadino, Paolo Brogioni - un quinto dei consiglieri comunali, espressione delle forze di opposizione, ha richiesto un consiglio comunale straordinario su questo tema. Vista la complessità dell'argomento, abbiamo espresso forti perplessità, ritenendo più opportuno inserire un approfondimento nel primo consiglio comunale utile. Nel frattempo, gli uffici comunali stanno definendo i corrispettivi da richiedere ai cittadini interessati dall'obbligo di rivalsa da parte del Comune, con le opportune valutazioni tecniche e legali. Una volta definito l'intero quadro, informeremo in maniera adeguata le persone interessate. Vista la delicatezza e la riservatezza necessaria nell’affrontare i diversi casi, non convocheremo un'assemblea pubblica, ma incontreremo i cittadini singolarmente, per condomini o piccoli gruppi, in modo da chiarire in maniera esaustiva ogni aspetto legato ai vari casi. Considerato anche il difficile momento economico generale che sta colpendo molte famiglie, stiamo lavorando per poter offrire forme di pagamento dilazionate nel tempo, con un’attenzione particolare per i casi con maggiori difficoltà”.

“La sentenza - ha aggiunto Brogioni - ha chiuso una vicenda che risale a circa 27 anni fa e ha posto questa amministrazione comunale di fronte a un giudizio che rispettiamo anche se non condividiamo il mancato riconoscimento strategico degli espropri a fini di edilizia residenziale economica e popolare. Questa sentenza, infatti, tenendo conto anche di una recente normativa della Comunità europea, equipara le aree Peep a lottizzazioni private, dove il terreno viene espropriato al prezzo di mercato. Siamo, quindi, di fronte a una sconfitta politica del principio sociale delle aree Peep, regolate dalla legge 167 del 1962 e tese a favorire l'acquisto della prima casa anche da parte di fasce di reddito meno abbienti”.

Dal 1984 a oggi
. “Le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 1984, anno dell'esproprio contestato, a oggi - ha detto ancora Brogioni - hanno sempre affrontato la questione con il massimo impegno per tutelare il principio sociale delle aree Peep e l’interesse collettivo. Dopo i primi ricorsi del 1993 contro la legittimità degli indennizzi, la vicenda ha registrato una fase positiva per il Comune nel 2003 e nel 2005, con il respingimento dei ricorsi in primo grado e in Appello. I ricorsi, poi, sono ripresi nel 2007, fino alla sentenza della Corte d’Appello del 2009, che stabiliva la misura corretta degli indennizzi a vantaggio degli ex proprietari, e alla sua successiva conferma pochi mesi fa, con un rapido, e insolito, sviluppo dell'iter giudiziario. Nel 2006 è stato raggiunto un accordo transattivo con uno dei tre ex proprietari ricorrenti, in possesso, peraltro, della maggior parte dei terreni. Alla luce della recente sentenza della Corte di Cassazione, questo accordo si è rivelato lungimirante e ha permesso l'abbattimento di circa 2/3 del valore del conguaglio da versare da parte del Comune e dei cittadini. Un altro elemento positivo è stata la richiesta avanzata dall’amministrazione nel 2009, dopo la sentenza della Corte d'Appello, di rivedere i parametri utilizzati dalla stessa Corte nel calcolo degli indennizzi per metro quadrato. Grazie alla revisione, è stato possibile abbattere il valore dell'esproprio dei terreni di quasi la metà rispetto al primo calcolo, a ulteriore beneficio del conguaglio da pagare”.

Il documento. L'ampio dibattito che si è sviluppato dopo gli interventi del sindaco e del responsabile del servizio Urbanistica ha portato tutti i gruppi consiliari a condividere un documento in cui “si esprime rammarico per l’obbligatorietà della rivalsa sui cittadini coinvolti e per l’intera vicenda, che pone uno stop definitivo alle politiche che molti Comuni avevano sviluppato fino a pochi anni fa per mettere a disposizione delle famiglie meno abbienti terreni a costi contenuti per realizzare case in proprietà”. Nel documento, inoltre, “si prende atto della transazione che ha consentito di ridurre l’esborso verso gli ex proprietari dei terreni e la dilazione dei pagamenti, operazione che rende anche più agevole la rivalsa verso i cittadini coinvolti. Inoltre, “si raccomanda al sindaco e alla giunta il massimo impegno affinché venga posta massima attenzione ai soggetti più deboli, al fine di poter produrre azioni aggiuntive tese al massimo della rateizzazione”.
 
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