Martedì, 22 ottobre 2019
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SPORT

Robur, domenica da mille e una notte - di Tommaso Refini

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gianlucapegolo450Il battistero di Parma, la Lanterna rossoblù e la splendida Fiesole, di viola vestita; poi le meraviglie del Salento, Novara e la Romagna. E’ bellissimo il panorama dalla Basilica di San Domenico, al termine di Siena-Udinese. Cielo terso, aria pura. Al novantesimo è una liberazione e sul campo si festeggia la salvezza, che ancora non c’è – sia ben chiaro – ma comincia a far sentire il suo inconfondibile profumo. L’obiettivo che si avvicina è come la Primavera, che a volte arriva quando meno te lo aspetti. I bianconeri di fronte alle zebrette; il Lecce in casa con il Cesena: giornata di quelle in cui si spera di limitare i danni. E invece arriva lo strappo: via la bandana, come il grande Pirata quando attaccava in salita, e di corsa verso il traguardo.

Ci sono vittorie che vanno oltre i punti in classifica, perché raccontano l’identità di una squadra meglio di cento parole. Contro Di Natale e compagni - in lotta ancora una volta per un posto al sole, a dimostrazione della bontà del lavoro friulano - la Robur mostra il manifesto della propria stagione. Se una casa si costruisce dalle fondamenta, quelle del Siena sono solidissime: una fase difensiva da Europa dei grandi, altro che salvezza. Quarta migliore del torneo, tanto per gradire. E’ un blocco di granito l’undici di Sannino, non perché non conceda qualche chance agli avanti avversari, ma perché una squadra intera, a partire dagli attaccanti, si sacrifica per chiudere i varchi. Si aiutano i bianconeri, muovendosi anche bendati: nessuno che venga lasciato solo dai compagni vicini; nessuno che si risparmi, sia questione di uno scatto o di un raddoppio. Vergassola e i suoi lottano, corrono, soffrono, creano, sprecano, segnano. In pratica vivono, esistono, come singoli ma prima ancora come gruppo. Il Siena che retrocesse, ma in generale tutte le squadre che scivolano in serie B, si dondolano stancamente verso l’inferno. Spesso accettano la caduta prima di entrare in campo, o comunque non hanno le risorse psicofisiche per affrontare di petto la serie A. La Robur no, è una compagine che sta aggrappata allo scoglio: è salita, è caduta, si è rialzata; di nuovo in terra e ancora a cavallo, fuori dalla zona rossa anche nei momenti più difficili. Certamente piace perché fa risultato, ma soprattutto perché al fischio finale, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, ha la maglia sudata.

Guidolin e l’Udinese
. Il tecnico veneto è forse il migliore d’Italia a giocare sull’avversario. Impossibile dare spettacolo contro le sue squadre: sa rompere le uova nel paniere come pochi, grazie a una preparazione delle partite che rasenta l’eccesso, per meticolosità e cura dei dettagli. La sua Udinese è un bel prodotto di ingegneria calcistica, considerando che attorno alla chioccia Di Natale – secondo marcatore del torneo dietro il mostro Ibrahimovic - vanta un cocktail di talenti, corridori e portatori d’acqua. La risposta del Siena a tanta difficoltà è un primo tempo da applausi, figlio di un’interpretazione perfetta dal punto di vista tattico e di una fame indirizzata in maniera giusta. Palo di Destro, occasione d’oro per Gazzi e lo 0 a 0 sta stretto di almeno una misura. Nella ripresa anche gli arancioni hanno un paio di situazioni favorevoli, ma il palo e Pegolo negano a Di Natale la gioia del gol. Che invece segna Destro, a tu per tu con Handanovic, costretto ad alzare bandiera bianca. Il finale è un assalto confuso, che non premia gli ospiti e permette ai padroni di casa di liberare l’esultanza.

E’ una fetta importante di salvezza, la vittoria del Franchi. Resta negli occhi la prestazione, proprio nel giorno in cui anche la classifica sembra indicare la via. Due squadre a distanza abissale e una terza staccata di molto; poi la Fiorentina, in caduta libera come la Samp dodici mesi fa, il Genoa e il Parma, tre formazioni costruite con ben altri mezzi e obiettivi rispetto al Siena. Marco Pantani correva tanto forte in salita per abbreviare la sua agonia; la Robur è scattata per imitarlo e chiudere la pratica salvezza una volta per tutte. Il futuro, che passa inevitabilmente dalla permanenza in categoria, chiama: prima si comincia a discuterne e meglio è. La squadra ha fatto e sta facendo la propria parte: con un altro gettone per la serie A in tasca, toccherà al contorno – proprietà, sponsor, istituzioni – scendere in campo con la stessa decisione, per scrivere la prossima pagina del capitolo bianconero.
 
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