Domenica, 11 aprile 2021
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SALUTE E BENESSERE

Contro la melanconia... col cappero!

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a cura del dott. Paolo Ghiara

melanconiastatuagreca250Col termine ‘melanconia’ oggi si intende uno stato d’animo triste. Per più di duemila anni (fino alla fine del XVIII secolo) con questo vocabolo si identificava uno dei ‘quattro umori’ (gli altri tre erano la bile gialla, il sangue e la flemma) la cui produzione equilibrata era responsabile del mantenimento dello stato di salute, mentre al disordine o all’eccesso di uno o più di essi si imputava ogni malattia.

La ‘melancholia’ o ‘bile nera’, come la chiamavano gli antichi, veniva generata dalla milza ed era responsabile secondo quelle antiche teorie mediche, della buona costituzione delle ossa, dei muscoli e dei tendini. Aveva inoltre effetto sulla milza stessa, regolandone le funzioni vitali, fra cui il contributo alla produzione di sangue sano e fluido.
capperomura300vL’eccesso di questo umore era responsabile, secondo questi antichi terapeuti, di anemia, debolezza ed eccessiva sensibilità alle malattie infettive e una generale predisposizione alle malattie croniche in genere. Per modulare gli effetti della ‘melanconia’ si ricorreva all’uso di varie piante medicinali, fra le quali anche una che qui a Siena è facilissimo trovare per esempio alzando gli occhi sulle antiche mura di cinta della città: il cappero.

Di questa pianta (Capparis spinosa) si usava a scopo medicinale la buccia delle radici, raccolte in autunno-inverno. L’infuso di radice di cappero in olio di oliva usato regolarmente era ritenuto valido in ogni caso in cui l’origine della patologia osservata veniva ricondotta alla cosiddetta ‘ostruzione della milza’, inteso come disordine o ingorgo dell’umore ‘malinconico’ che era prodotto da questo organo.

pietroandreamattioli300vIl grande Pier Andrea Mattioli, famoso botanico e medico senese del ‘500, riporta anche fra le proprietà di questa pianta la capacità di calmare i dolori di sciatica, il mal di denti, purgare anche ‘la flemma dalla testa’, cioè l’eccesso di muco stagnante osservato nella sinusite e durante il comune raffreddore. L’infuso d’olio di cappero era impiegato per guarire la suppurazione delle adeniti tubercolari, note anticamente col nome di ‘scrofole’, una manifestazione patologica che era osservata nei soggetti fortemente immunodepressi che si ammalavano di tubercolosi.

capparis_spinosa300I bocci chiusi del cappero si raccoglievano a primavera, come si fa anche oggi, a scopo culinario per insaporire le pietanze. Ma non si usavano mai appena colti! Infatti lo stesso Mattioli riporta che in questa forma essi sono altamente irratativi per lo stomaco e provocano istantaneamente il vomito. Come oggi i bocci venivano tenuti per un certo periodo di tempo sotto sale o sotto aceto, e quindi lavati più volte in acqua. Gli antichi romani pestavano i bocci dei capperi così trattati insieme alle bacche di ginepro e tenevano il tutto in infusione nel vino. Una volta filtrato, il vino veniva usato nella ‘stranguria’, cioè la difficoltà ad urinare, da bersi la mattina a digiuno.

capperomura2_300L’uso moderno del Cappero in fitoterapia vede ancora oggi l’impiego della scorza delle radici, che entrano nella composizione di tisane diuretiche. Una qualche attività viene riportata anche nel trattamento della gotta, nelle emorroidi e più in generale per rinforzare le pareti dei vasi sanguigni. Recentemente poi è stato scoperto che l’estratto di cappero ha attività antiallergica, soprattutto in alcuni tipi di dermatiti allergiche cronicizzate.

Anni fa mi capitò di vedere qui a Siena un gruppetto di pensionati su delle scale appoggiate ad un alto muro che si spericolavano per raccogliere i boccioli di questa pianticella, per scopi culinari casalinghi. Mi ricordo che pensai che, data la loro età, quello era un modo perfetto per farsi passare... la melanconia.
 
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