Giovedì, 6 agosto 2020
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TOSCANA

Riordino Province, la reazione di Anci Toscana nelle parole del presidente Alessandro Cosimi

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Approvato dal CdM il decreto sulle Province. In Toscana saranno tre, oltre alla città metropolitana “estesa”: Firenze-Pistoia-Prato, Arezzo, Siena-Grosseto, Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno
 
ancitoscana-logo300Inizia con oggi, mercoledì 31 ottobre 2012, quello che lo stesso Ministro Patroni Griffi ha definito il “processo irreversibile” del riassetto istituzionale del Paese. Da 86 si arriva a 51 province. E così il panorama toscano appare stravolto e, soprattutto, lascia interdette le istituzioni locali, che una soluzione così, proprio non se l’aspettavano.

Arezzo ottiene la deroga e si conquista un posto tra le 51 nuove amministrazioni provinciali italiane, al fianco dell’unione di Siena e Grosseto e la super provincia che comprende Massa Carrara, Lucca, Livorno e Pisa. Poi c’è la Città Metropolitana. E qui c’è la sorpresa, annunciata ieri, come nuova ipotesi studiata dal Governo e che già aveva suscitato polemiche. La città metropolitana di Firenze si allunga, infatti, fino a comprendere anche Prato e Pistoia, in una grande area unica delle tre Province della Toscana centrale. Quella che si configura è, dunque, una nuova mappa regionale che non piace molto ad Anci Toscana che, come si capisce bene dalle parole del suo presidente e sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, non la vede come una soluzione equilibrata.

“Mi sembra strano che il sistema che così si prefigura possa trovare un equilibrio”, dice infatti Cosimi, secondo cui “Innanzitutto l’Area metropolitana, se si è capito bene il decreto (il cui testo non è ancora uscito) così strutturato determina una serie di prerogative ex articolo 18 che nulla hanno a che fare con le province. In più – sottolinea il presidente Anci – quest’area produce il 60% circa del pil della regione, il che prefigura dei rapporti di forza all’interno dei confini toscani che potrebbero risultare sbilanciati”.

In sostanza, secondo Anci, ancora si deve capire bene qual è la ratio che sta dietro all’estensione dell’Area metropolitana, tanto che, dice ancora Cosimi, verrebbe quasi da pensare che sia un tentativo di “sopprimere l’Area metropolitana, cosa non possibile – peraltro – per legge”.

Nulla da eccepire, invece, sulla deroga tecnica per Arezzo né per la provincia della Toscana sud Siena-Grosseto, con quest’ultima capoluogo. Altri problemi sorgono, invece, per l’Associazione dei comuni toscani, per la super provincia costiera: “Quando la nuova provincia è formata da più di due province, per determinare il capoluogo, nel caso non si voglia rispettare il criterio stabilito dalla norma (ovvero che il capoluogo sia la città con più abitanti)e se ne voglia introdurre un altro, occorrerà votare dentro gli organismi di secondo livello. Il che, è evidente, apre nei territori interessati, situazioni di conflitto non banali. Anche qui, però, aspettiamo di studiare il testo del decreto per fare le nostre valutazioni definitive.” In attesa, dunque, che l’Associazione possa leggere il testo ed esprima la propria posizione ufficiale, Cosimi ribadisce che, “per quello che ci è dato sapere al momento, questo nuovo quadro istituzionale apre, almeno in Toscana, uno scenario che si fatica a comprendere e non favorisce certo l’equilibrio all’interno del territorio regionale”.

Il decreto ha anche scatenato le ire del Comune di Prato che ha già annunciato "azioni forti ed eclatanti” e l’insoddisfazione della Regione, dato che nessuna delle due ipotesi prese in considerazione dalle Istituzioni toscane e trasmesse al Governo, è stata avallata dall’esecutivo. Né quella che prevedeva l'istituzione della Città metropolitana di Firenze e di quattro province: Arezzo, Prato-Pistoia, Siena-Grosseto, e l'area vasta della costa Pisa-Livorno-Massa-Lucca (quest’ultima in realtà ratificata). Né, tantomeno, la seconda proposta, quella dell’UPI Toscana, che contava sulla Città metropolitana più 5 province: Siena-Grosseto, Pisa-Livorno, Prato-Pistoia, Arezzo e Massa-Lucca.
 
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