Sabato, 28 marzo 2020
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SIENA

Associazione 53100: ''Siena oggi''

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associazione53100"Sembra che ci sia un accordo di fondo, oggi, sulla necessità che Siena cambi passo, ritrovi speranza, ricostruisca la sua identità messa alla prova in questi ultimi due anni. Per far questo, tuttavia, occorre che almeno due condizioni si realizzino". Così interviene l'associazione 53100 in merito alla situazione senese.

"La prima è il rendersi conto che questi ultimi due anni – al di là dei comportamenti criminali e penalmente sanzionabili di eventuali responsabili – sono il risultato di una storia almeno ventennale che ha modificato in profondità il rapporto tra società, istituzioni e politica, e che va analizzata nel suo insieme, senza tralasciare momenti e periodi per opportunità o interesse. La seconda è che si riconosca che in questi vent’anni vi sono stati obiettivi, comportamenti, giudizi, risultati che, considerati a lungo positivi e auspicabili, si sono trasformati nel lungo periodo in un boomerang che purtroppo non sempre si vuole identificare da dove provenga.

Vorremmo concentrarsi su questo secondo punto – augurandosi comunque che anche su l'altro si apra una seria analisi già peraltro avviata da qualcuno (ad esempio da alcuni interventi di Roberto Barzanti) – perché la ricomposizione dell’identità collettiva non può che passare dal riconoscimento pieno di errori passati. Questi errori, a nostro avviso, non appartengono solo alla politica o alle istituzioni, ma alla società nel suo insieme; ed è per questo che bisogna evitare di scaricare solo sulla politica o sulle istituzioni responsabilità che appartengono in qualche misura a tutti.

Consideriamo ad esempio il caso della difesa quasi unanime dell’egemonia «senese» dentro la Fondazione e del mantenimento del 51% del controllo della Banca da parte della stessa Fondazione, sia prima che dopo l’acquisto di Antonveneta, almeno fino alle ultime elezioni comunali comprese (dove questi due obiettivi costituivano il comune denominatore di tutte le liste). Se sul primo punto (l’egemonia «senese») vi erano e vi sono proposte diverse, sul secondo non vi è stata discussione. Mentre è stato proprio esso a precostituire il progressivo impauperimento delle risorse disponibili per il territorio da parte della Fondazione (e al di là, anche qui, dalle diverse idee di come e con quali parametri quelle risorse si potevano distribuire).

Una diversa organizzazione dei vertici della Fondazione e un altro meccanismo di distribuzione delle risorse (su cui non vale la pena per ora tornare) non avrebbero impedito il tracollo dovuto all’insistenza e alla pervicacia di voler mantenere un controllo del 51% sulla Banca, mentre in tutta Italia e nel mondo basta spesso il 15-20% per averne in ogni modo il controllo sostanziale.

Non è, per riassumere un po’ semplicisticamente, che non siano mancate in passato proposte diverse e anche contrapposte su come guidare e sviluppare Siena - prosegue l'associazione 53100 -; ma esse erano subordinate alla ricerca, da parte di tutti, di posizionamenti e compromessi che garantissero la possibilità del controllo pieno sulla Fondazione e di questa sulla Banca, rendendo più importanti le scelte sulle alleanze e sugli uomini di quelle sui contenuti e sui progetti.

È stato quel controllo così alto, probabilmente, che ha fatto entrare in corto circuito le necessità di espansione italiana-europea della Banca con le finalità e l’ottica sienocentrica (e in larga misura assistenzialistica) con cui si sono adoperate le molte risorse disponibili. La città, in questo modo, non solo ha potuto vivere al di sopra dei propri meriti produttivi, organizzativi e creativi (senza dover bilanciare, come altrove, le uscite con le entrate), ma si è illusa che questa situazione potesse essere permanente.

A tutti (la società, le istituzioni, la politica) ha fatto ovviamente piacere poter contare su un basso trend di disoccupazione e sull’assorbimento ampio e continuo di manodopera da parte della Banca, degli Enti locali, delle Università; così come sulla possibilità di mantenere in vita un tessuto associativo che certamente non ha eguali in altre province e regioni ma che ha potuto sopravvivere in gran parte grazie alle sovvenzioni della Fondazione. Ma si può davvero pensare che alla base della crisi attuale non vi sia anche un numero oggettivamente esagerato (per le strutture esistenti a Siena) di dipendenti bancari, di personale universitario, di impiegati degli enti locali? E che questa lunga pace e felicità sociale non abbia un po’ annebbiato le capacità e possibilità per Siena di diventare un centro dinamico, aperto all’esterno (all’estero soprattutto), capace di progettare, di creare impresa e posti di lavoro “utili” e non “assistiti”, di anticipare le sfide produttive e tecnologiche che la nuova fase storica imporrebbe di accogliere?

Se questa analisi sommaria (che spero altri approfondiranno) è vera, come pesa il passato vicino e lontano sulle sfide che dobbiamo affrontare nell’immediato (la nomina di un nuovo sindaco) e nel medio e lungo periodo (rilanciare non solo la coesione e l’immagine della città, ma la sua progettualità e identità)?

L’atteggiamento prevalente (che sembra essere condiviso da tutti coloro che si sono candidati finora e da buona parte dei nomi che sono stati fatti come candidati possibili) è quello di «difendere» Siena: nella sua immagine, nella sua identità storica, nei suoi standard occupazionali, nel suo welfare sociale e nella sua rete associativa, pensando che «solo» un ricambio politico possa permettere di raggiungere quel risultato.

Ma, a parte il fatto che nessuno dei candidati pare finora in grado di poter garantire quella rigenerazione della coesione sociale e la fine di una stagione di polemiche e veleni non già fondata su visioni e progetti alternativi, ma sulla volontà di gestire in proprio quella egemonia «senese» legata alla concezione maggioritaria della Fondazione, quello che manca oggi alla città è un atteggiamento positivo, dinamico, di attacco e di speranza al tempo stesso, capace di mobilitare soprattutto le energie e le generazioni che sono state più sacrificate e inascoltate in questi anni. Per fare un solo esempio sul tema, in ogni modo centrale, dell’occupazione: è ovvio che non si potrà accettare una politica di tagli e ridimensionamenti indiscriminati che rendano anche socialmente difficile una situazione che lo è già su altri versanti; ma non si può nemmeno pensare a una battaglia difensiva puramente corporativa, incapace di guardare alle necessità complessive dello sviluppo della città e non della sua sopravvivenza. Ricercare ogni forma possibile di mobilità e al tempo stesso inventare forme nuove di lavoro soprattutto giovanile, puntando a garantire il lavoro ma anche la sua efficienza e qualità, sperimentando, aprendosi all’esterno, attirando idee e risorse, è certamente un programma difficile ma non impossibile, a meno che ogni gruppo non preferisca chiudersi sulla propria difensiva e in modo autoreferenziale. L’obiettivo non può che essere riportare, nel tempo necessario ma non senza scadenze, l’equilibrio all’interno di ogni luogo di lavoro tra le risorse umane necessarie e quelle disponibili, mettendo in soffitta definitivamente l’assistenzialismo per tutti e puntando invece a quegli incentivi selettivi che possano creare – in un sempre più esteso intreccio pubblico-privato, soprattutto all’interno del comparto dei beni culturali – nuovi posti di lavoro in settori emergenti.

Se non si accetta questa logica di guardare in avanti e in attacco invece che indietro e sulla difensiva, sarà difficile, per chiunque avrà l’onore e l’onere di guidare Siena nei prossimi anni, raggiungere qualche obiettivo stabile e permanente. Occorre rovesciare l’attitudine che spinge a (ri)proporre in modo continuo e ripetitivo candidati vecchi e nuovi. Sarebbe veramente un passo avanti se almeno le forze che si riconoscono nel senso più ampio del termine nel centro-sinistra (ma vorremmo dire con forza senza preclusioni di alcun tipo per nessuno) trovassero un terreno di incontro e discussione, individuando i 4-5 temi più urgenti e quelli da dover necessariamente approfondire nell’immediato futuro, ne discutessero per una settimana o due, provando poi a disegnare il profilo (umano, professionale, politico) di un possibile candidato che dovrà essere successivamente (sulla base di un lista ristretta) scelto in modo unitario e da tutti condiviso".
 
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