Sabato, 4 aprile 2020
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TOSCANA

Toscana, ''Dal nido alla scuola superiore'': sintesi dei dati

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scuola-ingresso-alunniI settori istruzione e infanzia della Regione Toscana hanno elaborato il rapporto sui dati dell’infanzia e dell’educazione in Toscana, dal titolo “Dal nido alla scuola superiore : i dati della Toscana a supporto della programmazione educativa territoriale”. I dati sono stati raccolti in un ebook (link alla pagina per scaricare l’ebook) di cui presentiamo di seguito una sintesi.

Servizi educativi per l’infanzia in Toscana
Al 31 dicembre 2011 in Toscana sono risultati 1.037 i servizi attivi, equamente suddivisi tra pubblici e privati (rispettivamente 48,1 e 51,9%). In 220 comuni su 287 almeno un servizio educativo è risultato attivo. Solo 95 comuni hanno registrato un’offerta mista (sia pubblica che privata), 48 solo servizi privati e 77 solo pubblici. Il maggior numero di servizi è nei grandi centri urbani (in particolare nella provincia di Firenze) e quello più diffuso è il nido (821 nidi attivi, 79%). I servizi integrativi (tra i quale prevale lo spazio gioco, seguito dal servizio educativo in contesto domiciliare) sono poco più di un quinto.

La ricettività potenziale al 31/12/2011 (numero massimo di bambini che possono essere accolti nei servizi educativi attivi) è di 28.742 posti (+13,6% rispetto al 2007). Sempre rispetto al 2007 è cresciuta la potenzialità ricettiva dei servizi privati (+45,9%) calata lievemente l’offerta pubblica (-3,2%). Se facciamo il rapporto tra ricettività dei servizi educativi alla popolazione residente di età 3-36 mesi, dal 2007 al 2011 il tasso di ricettività è cresciuto passando dal 28,7% al 31,7% (+3%), maggiore perciò alla media nazionale (19%) e a quello delle regioni del centro-nord (22-25%).

Nel 2011/2012 le domande di iscrizione ai servizi educativi per la prima infanzia (in termini assoluti 25.348 ,15.241 nei servizi pubblici e 10.107 in quelli privati) sono aumentate del 3% rispetto al 2007/2008, ma nell’ultimo biennio sono diminuite. In calo le domande per i servizi privati (-10,7%) ed in aumento quelle per i servizi pubblici (8,9%). All’inizio dell’anno educativo 2011/2012 le domande sono state oltre 34mila, il 38% degli aventi diritto nella fascia 3-36 mesi. La capacità di risposta alla domanda è stata dell’83,2% (+8% rispetto al 2007). L’88% degli iscritti frequenta un nido. Buona la risposta della Toscana rispetto all’indicatore di Lisbona, indice di copertura fissato dal Consiglio europeo di Lisbona pari al 33% entro il 2012, dato che nel 2011-2012 l’obiettivo è stato superato raggiungendo il 33,4%, con un aumento dal 2004 di quasi 7 punti.

All’inizio dell’anno educativo 2011-2012 sono risultati 8.456 bambini in lista di attesa, 9,3 ogni 100 residenti nella fascia d’età 3-36 mesi, sebbene il dato potrebbe risultare sovrastimato dato che nel conteggio sono stati considerati anche i servizi privati per cui potrebbero risultare bambini in attesa presso più servizi. Rispetto al 2007/2008 è mediamente diminuita la percentuale di domande non soddisfatte (-3,5%), anche se un lieve incremento negli ultimi due anni ha interessato quasi tutte le province. A livelle generale 1 domanda su 5 circa non è stata soddisfatta.

In ogni servizio educativo ci sono, in media, 4,3 educatori. Se invece consideriamo il loro numero rispetto ai bambini iscritti, ne abbiamo 1 ogni 5,6 bambini. Rispetto all’esperienza professionale, prevalgono gli educatori in servizio da più di 5 anni (66,5%). Quelli con più esperienza operano prevalentemente nei servizi gestiti dal pubblico (57%). Più di 2 educatori su 3 (70,6%) ha un titolo di studio inferiore alla laurea (diploma o qualifica professionale post-diploma), il 26,7% ha una laurea o post laurea afferente all’area psicopedagogica e il 2,6% ha invece titoli non afferenti. Poco meno del 70% degli educatori in possesso dei più elevati titoli di studi (laurea, master) opera in servizi gestiti da privati. La maggior parte degli educatori opera in servizi gestiti da privati (62%). Il 78% degli educatori dei servizi toscani risulta assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Nel 2011-2012 i servizi educativi che ospitano bambini con cittadinanza non italiana (in tutto 1.856) sono 475. A Prato l’incidenza dei bambini con cittadinanza non italiana sul totale degli iscritti è quasi doppia rispetto al resto della regione (13,8% contro 7,3%). Tra i bambini non italiani prevale la scelta di servizi pubblici (ben l’81%). Rapportando gli iscritti alla popolazione residente in funzione della cittadinanza, il tasso di accoglienza tra i non italiani (12,9%) è nettamente inferiore rispetto agli italiani (30,8%). Al 31/12/2011 risultano iscritti presso i servizi educativi toscani 229 bambini disabili, lo 0,9% degli iscritti totali.

L’istruzione in Toscana
Nel 2011/2012 gli studenti in Toscana sono poco più di mezzo milione, così distribuiti: 96mila scuola dell’infanzia, 159mila primaria, 98mila secondaria I grado e 147mila secondaria II grado. Dal 2007 l’aumento è stato di oltre 24mila studenti (al netto della scuola dell’infanzia), con una variazione complessiva del 6,5% degli alunni. Scomponendo la differenza 2007-2011 per cittadinanza (oltre che per i vari ordini scolastici) per quasi la metà la variazione è da imputare agli alunni stranieri. La distribuzione degli alunni per ordine, anno scolastico 2011/2012, fa registrare maggiori presenze nella scuola primaria (39%) in rapporto alla secondaria di I grado (24%), mentre di poco inferiore è la secondaria di II grado (37%); i valori risultano ovviamente legati alla durata dei cicli di istruzione (rispettivamente di 5, 3 e 5 anni). Dove vanno gli studenti dopo la secondaria di I grado? Il liceo ne assorbe quasi la metà, 47%. Seguono il professionale intorno al 21% e il tecnico al 32% circa.

Dispersione scolastica. Riguardo al fenomeno dell’abbandono prematuro degli studi, la Toscana si colloca tra le regioni italiane con valori superiori alla media nazionale (18,6% da raffrontare con il 18,2% media italiana) e un trend non favorevole, soprattutto nell’ultimo periodo, dato riferibile soprattutto alla componente maschile (23,4%) dato che la percentuale femminile si attesta sul 13,6%. I NEET – Not in Education, Employment or Training, sono la quota di popolazione tra i 15-29 anni né occupata, né in un percorso di istruzione formazione di qualsiasi tipo (escluso l’autoapprendimento). Il fenomeno è in crescita ed è più diffuso tra le donne che tra gli uomini. In Italia raggiunge valori preoccupanti (il 22,7% contro una media UE intorno al 15%), pari nel 2011 ad oltre 2 milioni di persone. I valori toscani sono al di sotto della media nazionale, ma comunque sopra i livelli del nord ovest e nord est. Dal 2007 al 2011 la crescita è stata superiore a quella della media italiana, raggiungendo il 16,4% (i valori riferiti alla componente maschile e femminile si attestano rispettivamente a 13,4% e 19,4%).

Gli alunni in ritardo rispetto al regolare percorso di studi nel 2011 sono quasi 63mila, il 15,59% del totale iscritti. Il fenomeno è in aumento negli ultimi cinque anni e riguarda soprattutto le scuole secondarie, specie quelle di II grado. Si va dal 4,1% della primaria, al 12,8 della secondaria di I grado fino al 29,8% di quella di II. Il numero maggiore di studenti in ritardo frequenta la scuola professionale (il 57,4% di colore che la frequentano); negli istituti tecnici la percentuale scende 31,8% e si riduce ulteriormente tra i ragazzi che frequentano i licei, 16,2%.

Passando agli esiti negativi (ovvero i non ammessi alla classe successiva o color che non superano l’esame conclusivo del ciclo di studi), il fenomeno ha coinvolto nel 2011/2012 quasi 25mila studenti, il 6,2% del totale iscritti, ma registra una lieve flessione negli ultimi due anni e si concentra nella scuola secondaria di II grado (13,2%), quasi il triplo della secondaria di I grado. Ancora i professionali al primo posto (21%), seguiti dai tecnici (16,2%) ed infine i licei (quasi l’8%).

Conclusa la scuola secondaria di I grado la votazione media degli studenti toscani si attesta sul 7,4. Alla fine invece del ciclo di studi della secondaria di II grado il voto medio è di 75,5; dal 2007 al 2011 sono diminuiti gli alunni nelle fasce estreme (voti molto alti e molto bassi).

L’incidenza della popolazione straniera, sempre riferita al 2011/2012, è di oltre il 12%, l’incremento dal 2007 (10%) è stato progressivo. In Italia, nonostante la presenza di alunni stranieri sia cresciuta, ancora oggi quasi 1 scuola su 4 ha una percentuale di alunni con cittadinanza non italiana pari a zero, l’81% ne ha meno del 15% di presenza e solo l’ 1,7% supera il 40%. In Toscana la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana sembra essere più “diffusa”, meno concentrata, dato che solo il 9,7% delle scuole ha zero presenze straniere, contro una media italiana del 22,3%, e allo stesso tempo la percentuale di scuole con oltre il 40% di alunni stranieri è inferiore alla media nazionale (0,9% contro l’1,7%). Una quota importante è rappresentata dagli studenti cinesi (che insieme ad albanesi e romeni coprono oltre il 54% del totale). La comunità cinese, che in Toscana rappresenta quasi il 18% degli alunni non italiani, si concentra soprattutto nelle zone di Firenze e Prato; in quest’ultima provincia si arriva al 51% degli alunni stranieri, un valore che la fa diventare una delle prime in Italia per presenza straniera. Anche la comunità albanese è fortemente presente nella nostra regione (oltre il 14%), ma in maniera più diffusa, non concentrata in aree specifiche. La presenza dei non italiani, pur aumentando in tutte le tipologie, si concentra nelle scuole professionali come confermato dalla serie storica; qui raggiunge quasi il 20% di incidenza sul totale.

Molti dei ritardi registrati complessivamente nella primaria sono legati agli alunni stranieri, così come quasi il 50% dei ritardi nella secondaria di I e II grado; l’incidenza straniera diminuisce nella secondaria di secondo grado insieme al numero complessivo di studenti non italiani. La serie storica degli esiti negativi, pur con andamenti altalenanti, evidenzia una lieve tendenza alla diminuzione, confermando comunque valori elevati che arrivano fin oltre il 25% nella secondaria di II grado, il che equivale a dire che uno su quattro tra gli alunni con cittadinanza non italiana ha un esito negativo. Complessivamente gli alunni non italiani hanno la percentuale di esiti negativi più che doppia rispetto agli italiani (12,3% contro 5,3%) in tutti i gradi di istruzione. Le seconde generazioni sono ancora poco presenti nei gradi più elevati del sistema scolastico, anche se stanno pian piano aumentando. Complessivamente il 7,7% degli stranieri di seconda generazione presenti sul territorio nazionale si trovano in Toscana. L’81% frequenta la scuola dell’infanzia e primaria, il 14% quella secondaria di I grado e il 5% quella di II. Gli alunni stranieri nati in Italia hanno un comportamento molto più simile agli italiani che non a quello dei non italiani nati all’estero. Tale dinamica emerge non solo dall’analisi del ritardo, ma anche da quella sugli esiti negativi.

Gli alunni disabili sono il 2,1% del totale iscritti (contro il 2,3 nazionale). In termini assoluti sono quasi 10mila, L’incidenza maggiore è nella scuola secondaria di II grado, 2,8%.
 
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