Sabato, 28 novembre 2020
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SALUTE E BENESSERE

Sviluppato e prodotto a Siena il primo vaccino contro il meningococco B, approvato dall’Agenzia italiana del Farmaco

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Messo a punto nei laboratori di Novartis Vaccines a Siena dal team di Rino Rappuoli e prodotto nello stabilimento di Rosia (Siena), il vaccino è indicato per proteggere fin dal secondo mese di vita e rappresenta il mezzo più efficace per prevenire la malattia
Il meningococco B è responsabile di oltre 6 casi su 10 di meningite meningococcica in Italia1, particolarmente temuta da genitori e pediatri in quanto si manifesta all’improvviso in persone sane, soprattutto i bambini nei primi mesi di età. Evolve con rapidità e può uccidere nell’arco di 24 ore o causare gravi disabilità permanenti

novartis-vaccino450Dopo il via libera da parte della Commissione Europea lo scorso gennaio, è arrivata anche l’autorizzazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) all’immissione in commercio di Bexsero®, il nuovo vaccino multicomponente Novartis contro il meningococco di sierogruppo B [rDNA, componente, adsorbito].

La meningite meningococcica è un'infezione batterica e la principale causa di meningite in Europa, soprattutto tra i neonati, la fascia d’età più esposta al meningococco B (MenB). Indicato per l’immunizzazione a partire dai due mesi di età, il vaccino Novartis contro il MenB, è il risultato di oltre venti anni di ricerca d’avanguardia nello sviluppo dei vaccini presso i laboratori di Siena.

«Esistono vaccini in grado di proteggere contro i ceppi A, C, Y e W135 della meningite meningococcica, ma finora non era disponibile un vaccino contro il meningococco B», dichiara Rino Rappuoli, Responsabile Mondiale della Ricerca, Novartis Vaccines and Diagnostics. «Ecco perché è molto importante che sia arrivato il via libera anche dell’AIFA. Questo nuovo vaccino permetterà non solo di salvare molte vite umane, ma anche di cambiare le prospettive della lotta contro la meningite nel mondo. Adesso il nostro ruolo passa in secondo piano e il compito più importante lo avranno i governi e le istituzioni che hanno l’obiettivo di tutelare la salute pubblica con efficaci programmi di immunizzazione».

Il vaccino contro il MenB è prodotto presso lo stabilimento di Rosia (Siena) e distribuito nei diversi mercati. Questo rafforza ulteriormente il ruolo centrale dell’insediamento toscano di Novartis nella lotta contro la malattia, grazie anche al consistente programma di aggiornamento tecnologico che ha comportato importanti investimenti sia in immobilizzazioni, sia in attività di ricerca e sviluppo, oltre ad una forte crescita del numero dei collaboratori.

Nel mondo, ogni anno, sono complessivamente mezzo milione i casi di meningite meningococcica. L’epidemiologia dei diversi sierogruppi di meningococco varia considerevolmente a seconda dell’area geografica. In Italia, la causa principale è rappresentata dal sierogruppo B, che nel 2011 è stato responsabile del 64% dei casi totali tipizzati. Ha rappresentato inoltre la causa principale di meningite meningococcica nei bambini sotto l’anno di età, causando il 77% dei casi totali.

«Credo non ci sia esperienza peggiore per un pediatra di vedere un bambino con una meningite o una sepsi – afferma Chiara Azzari, Direttore della Clinica Pediatrica II del Dipartimento di Pediatria Internistica, all’Università degli Studi di Firenze e Azienda Ospedaliero-Universitaria “A. Meyer” di Firenze – ogni medico sa che dovrà affrontare situazioni drammatiche, ma la morte di un bambino è qualcosa a cui non ci si arrende mai. Le classi d’età a maggior rischio sono due, la fascia 0-12 mesi e gli adolescenti tra 12 e 18 anni. La maggior incidenza è tra i 4 e gli 8 mesi. Ecco perché, per ottenere risultati effettivi nella riduzione dei casi, la prima barriera deve essere posta ai 2 mesi, con programmi di vaccinazione adeguati».

Questa malattia è particolarmente pericolosa in quanto attacca le persone sane senza alcun segnale di preavviso e può portare al decesso entro 24-48 ore. La meningite menigococcica ha una letalità tra il 9 e il 12%, ma in assenza di un trattamento antibiotico adeguato può raggiugere il 50%. I segni e sintomi sono spesso simili a quelli influenzali, rendendo difficile la corretta diagnosi negli stadi iniziali dell’infezione6 e limitando la possibilità di evitare le conseguenze più gravi. Su dieci persone che contraggono la malattia, circa una è destinata a morire anche se sottoposta a cure adeguate e su cinque persone che sopravvivono, una rischia di restare vittima di devastanti disabilità permanenti, quali danni cerebrali, problemi di udito o amputazione di arti. La prevenzione attraverso la vaccinazione rappresenta quindi l'unica difesa contro questa malattia così aggressiva.

Tuttavia, la sua incidenza in Italia risulta sottostimata sia perché i casi di malattia non vengono adeguatamente notificati, sia per il ridotto utilizzo di tecniche più idonee per la tipizzazione. Secondo i dati di sorveglianza nei bambini con meno di 1 anno l’incidenza è di circa 3/100.000 nuovi nati, e molti casi hanno un esito fatale ancora prima di poter fare la diagnosi.

rino_rappuoli450-novartisIl profilo di tollerabilità e immunogenicità del nuovo vaccino Novartis è stato stabilito sulla base di un vasto programma clinico che ha coinvolto oltre 7.000 persone tra cui in Italia 11 istituti diversi e circa 1.500 tra neonati, bambini, adolescenti e adulti. A partire dai due mesi di età, il nuovo vaccino offre diverse opzioni che possono essere integrate negli interventi di vaccinazione di routine. A seguito della decisione dell’AIFA, le autorità competenti valuteranno l’inserimento del nuovo vaccino nei calendari vaccinali regionali e nell'ambito del prossimo Piano Vaccinale Nazionale.

«L’approvazione del nuovo vaccino contro la meningite B è un traguardo fondamentale per la salute di tutti» dichiara Amelia Vitiello, Presidente del Comitato Nazionale contro la Meningite. «Per me ha un significato anche più profondo: nel 2007 la profilassi antimeningococco B non c’era ancora e io ho perso mia figlia. Il vaccino è quindi, davvero, un’offerta di vita che eviterà a molte famiglie di vivere esperienze drammatiche come la mia. Il cammino verso l’eradicazione della meningite è finalmente in discesa».

L’approvazione del nuovo vaccino contro la meningite B conferma l'esclusiva posizione di Novartis – e del suo polo toscano – nella lotta mondiale contro la terribile malattia meningococcica. A questo, infatti, si affianca il vaccino tetravalente già disponibile per la profilassi dei sierogruppi A, C, W135 e Y, per aiutare le persone a proteggersi da tutti e cinque i principali sierogruppi di batteri meningococcici all'origine della maggioranza dei casi di malattia nel mondo.

Novartis
Novartis fornisce soluzioni terapeutiche in grado di far fronte alle esigenze, in continua evoluzione, dei pazienti e della società. Con sede a Basilea, in Svizzera, Novartis offre un portafoglio diversificato per meglio rispondere a queste esigenze: farmaci ad alto contenuto di innovazione, prodotti per la cura dell’occhio, farmaci generici a costi competitivi, vaccini preventivi e dispositivi diagnostici, prodotti per automedicazione e specialità veterinarie. Novartis è la sola azienda al mondo a detenere una posizione di riferimento in tutte queste aree. Nel 2012, le attività del Gruppo hanno registrato un fatturato di 56,7 miliardi di dollari, mentre circa 9,3 miliardi di dollari (9,1 miliardi di dollari escluse le svalutazioni e gli ammortamenti) sono stati investiti in Ricerca & Sviluppo. Le società del Gruppo Novartis contano circa 129.000 collaboratori e operano in oltre 140 Paesi del mondo. Ulteriori informazioni sono disponibili nei siti www.novartis.com e www.novartis.it.



meningococcoIl vaccino contro il meningococco B

Il vaccino multicomponente contro il meningococco B (MenB) messo a punto da Novartis Vaccines nei laboratori di Siena e prodotto presso lo stabilimento di Rosia, segna un traguardo fondamentale contro la meningite meningococcica da Neisseria meningitidis.
Se rispetto agli altri sierogruppi meningococcici responsabili di meningite (A, C, W135 e Y) già da tempo erano stati sviluppati e resi disponibili vaccini specifici, la messa a punto del vaccino contro MenB, responsabile della quasi totalità dei casi di meningite in alcuni Paesi europei e diffuso e prevalente in molte aree del mondo come Canada, Stati Uniti, Australia, ha richiesto decenni di ricerche per superare ostacoli che apparivano insormontabili.

Fino ad oggi i tradizionali approcci vaccinali non erano riusciti a trovare una soluzione facilmente disponibile contro MenB: benché nel passato fossero stati sviluppati vaccini specifici per proteggere da particolari ceppi epidemici, essi non proteggevano dal più ampio gruppo dei ceppi circolanti, che rappresentano una sfida perché altamente diversificati, variabili da una regione all’altra e mutanti nel tempo. Date l’imprevedibilità e la mutevole natura dei batteri, il requisito indispensabile per un vaccino efficace contro MenB è quello di essere in grado di proteggere dalla maggior parte dei ceppi patogeni3.

Inoltre, a causa della relativa immaturità del sistema immunitario dei bambini, risulta difficile ottenere risposte immunitarie efficaci nei bambini più piccoli, che sono esposti al massimo rischio di sviluppare la malattia meningococcica, in confronto ai bambini più grandi e agli adulti. Questo fattore ha rappresentato un’ulteriore sfida allo sviluppo di un vaccino anti MenB per questa popolazione.

Grazie al successo della ricerca di Novartis, il vaccino contro MenB completa adesso il panel protettivo contro Neisseria meningitidis. Tutti i gruppi di età possono ora essere vaccinati contro il meningococco di tipo B, inclusi i lattanti a partire dai due mesi, vale a dire la fascia più vulnerabile all’infezione.

La storia

Il vaccino contro MenB è formulato con quattro antigeni altamente immunogenici indipendentemente l’uno dall’altro e che, considerati nel loro insieme, hanno il potenziale di proteggere da un’ampia gamma di ceppi patogen. Novartis Vaccines ha identificato questi componenti grazie a un approccio pionieristico chiamato “vaccinologia inversa” (reverse vaccinology). Diversamente dai metodi convenzionali di sviluppo dei vaccini, l’uso della vaccinologia inversa ha permesso a Novartis di decodificare la mappa genetica (cioè la sequenza genomica) dei meningococchi e di selezionare le proteine con la maggiore probabilità di generare un’ampia copertura contro il meningococco B.

Il punto di svolta nella ricerca di un vaccino efficace nei confronti di MenB si è avuto nel 1995, quando Craig Venter ha pubblicato la sequenza genomica di Haemophilus influenzae. Una vera rivoluzione, colta al volo da Rino Rappuoli (Global Head della ricerca Novartis nel settore dei vaccini) che avvia da subito una stretta collaborazione con Venter.

È lui a fornire l’anima (la sequenza genomica) di MenB a Rappuoli, che mette in moto il suo gruppo di ricerca. Partire dalla sequenza genomica di MenB permette infatti di aggirare un ostacolo altrimenti insormontabile: lo zucchero (polisaccaride) presente sulla capsula esterna del batterio è identico a un componente del corpo umano e, quindi, non è riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario di chi viene contagiato.

Per questo non era stato possibile fino a quel momento sviluppare un vaccino con metodi tradizionali, basati sull’identificazione e la processazione di proteine o catene di zuccheri presenti sulla superficie dei batteri e dotati di forti proprietà antigeniche.

La possibilità di analizzare l’intero genoma di MenB porta invece il gruppo senese ad analizzare e scartare le sequenze che codificano proteine “innocue” e a identificare soltanto quattro sequenze cruciali, che codificano quattro proteine altamente immunogene9. Considerate nel loro insieme, queste proteine confermano di essere gli antigeni giusti per dare vita a un vaccino coniugato, che garantisca la massima copertura nei confronti di MenB.

Fino alla messa a punto del vaccino multicomponente contro MenB, era stato possibile contrastare solo la meningite meningococcica sostenuta dal sierogruppo C (vaccino coniugato disponibile in Italia dal 2002, ma già in uso in Europa dal 1999), sia sulla successiva (2010) immunizzazione quadrivalente coniugata contro tutti i quattro sierogruppi A, C, W135 e Y.

Caratteristiche del vaccino anti-MenB

Il neo-vaccino contro MenB è somministrabile a partire dai due mesi di vita (quindi nella fascia d’età più vulnerabile) ed è efficace e sicuro anche per gli adolescenti e i giovani adulti (seconda fascia ad alto rischio), oltre che per tutti coloro che, per lavoro o turismo, devono recarsi in aree ad alta prevalenza del batterio.

I dati clinici hanno infatti dimostrato che:
• il vaccino contro MenB può essere somministrato ai bambini nella prima infanzia a partire dai 2 mesi di età. La conferma e la dimostrazione sono scaturite da due studi pubblicati rispettivamente nel febbraio 2012 su JAMA12 e a gennaio 2013 sulla rivista The Lancet. Negli studi, condotti su oltre 5.000 bambini divisi in gruppi, è stata confrontata la somministrazione del vaccino contro MenB di Novartis a 2, 4, 6 mesi o a 2, 3, 4 mesi (insieme con le vaccinazioni di routine), oppure a 2, 4, 6 mesi, mentre le vaccinazioni di routine venivano somministrate a 3, 5, 7 mesi. Nel gruppo di controllo venivano somministrati solo i vaccini di routine a 2, 3, 4 mesi. Per vaccini di routine si intendono: il vaccino epta-valente anti-pneumococco glicoconiugato e un vaccino combinato con tossoidi della difterite, tossoidi del tetano, polio inattivato, pertosse acellulare, epatite B e Haemophilus Influenzae di tipo B. La risposta immunitaria è stata misurata usando il saggio di battericida con siero umano (hSBA) rispetto ad un valore soglia pari o superiore a 1:5. La maggior parte dei bambini vaccinati con il vaccino contro MenB, con o senza le vaccinazioni di routine, ha raggiunto valori hSBA ≥ 1:5 contro tutti gli antigeni del vaccino. Oltre il 99% dei partecipanti che hanno ricevuto il vaccino contro MenB di Novartis a 2, 4, 6 mesi (con o senza le vaccinazioni di routine) o a 2, 3 e 4 mesi (con le vaccinazioni di routine) ha sviluppato titoli hSBA ≥1:5 contro i ceppi 44/76 e 5/99. Per NZ98/254 il correlato di protezione è stato raggiunto o superato nel 79% (2, 4, 6 mesi con le vaccinazioni di routine), 87% (2, 4, 6 mesi senza le vaccinazioni di routine) e 81% (2, 3, 4 mesi con le vaccinazioni di routine). La risposta immunitaria agli antigeni delle vaccinazioni di routine, somministrati con il vaccino contro MenB, sono state simili a quelle del gruppo di controllo; leggermente inferiore per lo pneumococco di sierotipo 6B e la pertactina, analogamente ad altri vaccini presenti sul mercato. I dati dimostrano anche che quello contro il MenB, somministrato da solo, ha un profilo di reattogenicità comparabile a quello delle vaccinazioni di routine.
•Nei bambini nella prima infanzia, il vaccino contro MenB può essere co-somministrato insieme alle altre vaccinazioni dell’infanzia oppure da solo, come parte di un programma di vaccinazione flessibile.
• Nei bambini nella prima infanzia, il vaccino contro MenB ha dimostrato un profilo di sicurezza e di tollerabilità simile a quello di diverse altre vaccinazioni dell’infanzia di routine.
• Le reazioni avverse locali e sistemiche più comuni osservate sono state: sensibilità ed eritema al sito di iniezione, irritabilità e febbre quando somministrato in concomitanza con altri vaccini.



Chiara Azzari
Direttore Clinica Pediatrica II, Dipartimento di Pediatria Internistica,
Università degli Studi di Firenze e Azienda Ospedaliero-Universitaria “A. Meyer”, Firenze

Meningite meningococcica, infezione sottostimata dall’impatto devastante

Cos’è la meningite meningococcica? Come possiamo riconoscerne i sintomi?
È una malattia molto grave del sistema nervoso centrale e delle membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale che può portare a morte. I sintomi si differenziano secondo l’età: negli adulti e nei bambini più grandicelli la febbre è alta, si manifestano mal di testa violento, vomito e rigidità del collo (rigidità nucale). Purtroppo, nei bambini più piccoli, la febbre può essere assente, la temperatura può addirittura essere più bassa della media, ma sono presenti sopore e prostrazione. Il bambino non risponde agli stimoli. Sono sintomi evidenti, che saltano subito all’occhio dei genitori, che in questi casi sono un prezioso riferimento per chi cura.

Come si procede per accertare la diagnosi? Quali sono gli interventi terapeutici successivi?
Si procede con prelievi di sangue e di liquido cefalo-rachidiano in urgenza. Ci sono due metodi d’identificazione: quello in coltura, che è lento (può richiedere 2-3 giorni, talvolta anche una settimana per dare una risposta) ed è poco sensibile (fino alla metà dei casi non riconosciuti), ma dà preziose informazioni su una possibile resistenza agli antibiotici. E quello di biologia molecolare, in cui si utilizza la PCR (Polymerase Chain Reaction), che ha una sensibilità di 2-4 volte superiore alla coltura e dà una risposta in un paio d’ore. La PCR è molto meno costosa e facile da utilizzare nella maggior parte dei laboratori. Per fare un esempio, qualunque laboratorio attrezzato per il riconoscimento dell’HIV o dell’HCV può riconoscere anche la meningite da meningococco. La terapia è antibiotica, per via endovenosa ed è fondamentale la rapidità di intervento. Per questo la PCR è importante: perché dà risposte rapide.

Quali conseguenze può avere un’infezione da meningococco?
La conseguenza più grave e purtroppo non rara è la morte. Un nostro lavoro in pubblicazione e riferito alla situazione attuale, riporta per l’Italia, un tasso di letalità tra il 9 e il 12% nei bambini colpiti da infezione meningococcica. Ma se consideriamo soltanto le sepsi da meningococco, la percentuale di mortalità sale al 20-25%. E poi ci sono le sequele permanenti: compaiono nel 50% dei sopravvissuti e possono essere anche gravissime: sordità, epilessia, o amputazioni degli arti sono le più visibili. Purtroppo la sequela meno apparente, ma che emerge man mano, è il ritardo nell’apprendimento rispetto alla media dei bambini della stessa età.
 
Cosa sappiamo della diffusione di questa malattia nel nostro Paese? Quali sono i sierogruppi prevalenti in Italia?
Dipende dalle fonti. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità l’incidenza è di circa 3/100.000 nuovi nati. Ma si tratta di dati straordinariamente sottostimati. Molti casi infatti hanno un esito fatale ancora prima che si possa fare diagnosi e solo la PCR, in sede autoptica, rivela la verità, mentre in coltura non emerge nulla. Purtroppo, i dati riportati dall’ISS non includono normalmente questi casi emersi solo alla PCR e nei quali non si è avuto isolamento batterico. Questo significa che la notifica di 4 casi corrisponde in realtà ad almeno 10-16 casi. La sottostima minima è di almeno 4 volte. Tant’è vero che, nella maggior parte dei Paesi d’Europa, dove questa limitazione non esiste, l’incidenza è appunto di 15 casi/100.000 nuovi nati. Il ceppo prevalente in Italia è il B, responsabile del 60-70% dei casi. Fino al 2005, invece, era prevalente il ceppo C, oggi quasi azzerato grazie al vaccino. Sono presenti anche i ceppi W135 e Y, che, come per il resto d’Europa sono in incremento e sono molto importanti degli Stati Uniti, in Africa e in Oriente.

Quali sono i dati epidemiologici della Toscana?
La situazione toscana rispecchia quella italiana, con la differenza che qui vengono considerate anche le diagnosi con PCR. Infatti l’incidenza è di 15 casi /100.000 nuovi nati.

La meningite può essere prevenuta? Quali sono gli strumenti oggi a disposizione per proteggersi da questa malattia?
L’unico strumento per difendersi da una malattia che può uccidere in sei ore è la profilassi vaccinale. In molti casi la malattia ha una progressione così rapida che nessuna terapia antibiotica, nessun supporto rianimatorio può fermare l’infezione.

L’AIFA ha approvato il primo vaccino per la meningite meningococcica B: quali sono i gruppi di popolazione che potranno maggiormente beneficiare di questa opportunità vaccinale?
Le classi d’età a maggior rischio sono due: la fascia 0-12 mesi (che da sola fa quasi il 30% dei casi) e gli adolescenti tra 12 e 18 anni. Nel primo anno di vita la maggior incidenza è tra i 4 e gli 8 mesi. Quindi la prima barriera deve essere posta già ai 2 mesi. Successivamente, quando il vaccino avrà iniziato ad abbattere i casi, si potrà pensare anche a togliere la vaccinazione dai primi mesi ed effettuarla solo a 13 mesi. Il secondo gruppo che è necessario proteggere è quello degli adolescenti, a 12 anni.

L’arrivo del vaccino contro il meningococco B: cosa rappresenta per lei dal punto di vista professionale e soprattutto umano, visto che il suo lavoro la mette a contatto quotidianamente con i bambini che hanno bisogno di cure?
È quasi impossibile per noi pediatri scindere i due aspetti. Per tutti noi l’arrivo di uno strumento di prevenzione come questo è un grande traguardo.
 
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