Domenica, 22 settembre 2019
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SIENA

Inchiesta Mps, i testi: ''In banca minacce e intimidazioni''

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tribunaleDSC_9315GP450E’ il clima pesante che si viveva all’interno di Banca Monte dei Paschi, fatto anche di “minacce”, di persone sollevate improvvisamente dal proprio incarico, “di muri di gomma”, la novità emersa nel corso dell’udienza al tribunale di Siena per il processo sulla ristrutturazione del derivato Alexandria per il quale sono accusati di ostacolo all’autorità di vigilanza l’ex presidente Giuseppe Mussari, l’ex dg Antonio Vigni e l’ex responsabile dell’area finanza Gianluca Baldassarri.

Due i testi sentiti oggi, prosegue una nota Ansa: Flavio Borghese, uno dei trader dell’area finanza di Mps, e Giovanni Conti, all’epoca capo area Risk management della banca. A Borghese, arrivato da Antonveneta, che in diverse mail portate oggi in aula, contestò le operazioni fatte con Nomura, ancor prima della ristrutturazione di Alexandria, secondo quanto da lui raccontato, fu spiegato da Baldassarri che nella banca senese “si può vivere molte bene o molto male e tu ti stai avviando a vivere molto male”.

Minacce che sarebbero state rivolte anche a Conti, che aveva iniziato a contestare le operazioni dell’area finanza, cioè di Baldassarri, già nel 2006. “Nel dicembre 2006 mandai una lettera all’audit dicendo che le prassi operative della finanza erano tali che se non vi si fosse posto rimedio la voragine nel portafoglio finanziario della banca sarebbe stata incalcolabile”. Nessuna risposta arrivò se non una contestazione, dalla direzione generale qualche tempo dopo, per aver “condiviso” alcune informazioni sul derivato Alexandria con Mps Capital services: “mi sembrava normale visto che loro erano i nostri referenti”. “Fui ripreso con atteggiamento intimidatorio”, ha spiegato ancora Conti. Più tardi “chiesi perchè Mps dovesse legarsi a Nomura per le operazioni sui btp italiani quando nel gruppo proprio con Capital services avevamo uno dei referenti del ministero del Tesoro sui titoli di Stato”. “Nomura sapeva bene cosa avrebbe poi fatto con noi – ha aggiunto Conti – tanto che comprò numerosi btp 2039 prima di chiudere l’operazione con Mps”.

Dalla segreteria della direzione generale a lui, e all’allora Cfo Marco Morelli, sempre secondo quanto riferisce l'Ansa, venne chiesto di avallare l’operazione con Nomura, “ma entrambi ci rifiutammo”. “Gli scontri con l’area finanza – ha concluso Conti – erano all’ordine del giorno, e tutti lo sapevano”. Da una relazione sua e di Morelli, consegnata alla direzione generale, nacque l’ispezione interna, “ma erano anni che andavo contro i muri di gomma”. Dai difensori dei tre imputati ai due testimoni sono state numerose le contestazioni, in particolare nei confronti di Borghese al quale gli avvocati hanno contestato di non essere stato ”sollevato” dall’incarico di seguire gli accordi con Nomura a luglio, come da lui dichiarato, visto che anche alla fine di agosto gli sono arrivate mail dai dirigenti sulla vicenda compresa quella del 30 luglio con il mandate agreement, che lui ha detto di aver visto molti mesi dopo. Stamani si erano presentati anche Alessandro Barnaba e Enrico Bombieri, entrambi di Jp Morgan, ma pm e difensori si sono accordati per acquisire le sommarie informazioni acquisite durante gli interrogatori davanti ai magistrati, senza sentirli in dibattimento.
 
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