Sabato, 31 ottobre 2020
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PALIO E CONTRADE

Alla Civetta il Palio dell'Assunta

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Andrea Mari vince la sua quarta carriera con l’esordiente Occolé

tratta palio agosto 2014 ph alessiabruchi (14)E’ Civetta! La corsa è finita. Nell’aria i canti dei vincitori. Il popolo del Castellare esulta per la trentaquattresima volta. L’aria dentro Piazza del Campo è ancora carica di adrenalina, di grida di gioia e di pianti. E’ la vita con le sue tracce. Come i segni degli zoccoli lasciati sul tufo dai cavalli. Uomini e animali insieme hanno rincorso un sogno: il drappo di seta amato e desiderato come un’amante. A conquistarlo Andrea Mari, detto Brio, su Occolé, il castrone baio di 7 anni, per la prima volta sul tufo della piazza.  Alla Civetta l’ambito premio: il bellissimo drappellone di Ivan Dimitrov, l’artista capace di trasformare i colori in  poesia e le forme in sensazioni.  Contenitore simbolico di sogni, di storia passata e presente, quella di una città capace di ritrovarsi  e testimoniarsi  attraverso i sentimenti e le passioni che la legano alle sue Contrade. A quello che rappresentano e sono capaci di generare.

Il Palio, con il suo popolo vittorioso, è già in Duomo. Magico trofeo inseguito con il pensiero e conquistato con il vigore in una corsa avvincente, dove la sorte, come sempre, ha dettato le sue regole. Sbaragliate le ipotesi e scavalcate le umane congetture perché, citando Mario Luzi, il grande poeta al quale, nel centenario della sua nascita,  è stato dedicato il drappellone Il Palio è il Palio. Nessuna interpretazione sociologica, storica, antropologica, potrebbe spiegarlo. Rogo furente della senesità, in ogni caso impareggiabile conferma di essa.

Quando fra i canapi si sono allineate: Valdimontone, Civetta, Drago, Leocorno,  Bruco, Aquila, Pantera, Chiocciola, con la Selva di rincorsa, è finito il tempo di mezzo, il catarsi  dell’attesa. Siena, avvolta dalle sue bandiere, si è ritirata – rubando dalla produzione luziana - internata nell’idea di sé, bruciandosi nella propria essenza. E noi con lei, perduti nel fascino  del suo antico essere, veniamo catapultati nella corsa, preceduta da un silenzio irreale.

Parte in testa Valdimontone, dietro l’Aquila. A inseguirle la Civetta e il Bruco. Alla prima curva di S. Martino cadono Valdimontone e  Pantera. Il fato ha già scritto l’esito. La seconda curva, quella del Casato, vede prima l’Aquila, dietro Civetta e Chiocciola. Sarà il secondo giro dell’anello di tufo a decidere, quando, all’altezza della mossa, la Civetta sorpassa dall’interno l’Aquila.

Inutile lo sforzo  delle inseguitrici. Il Palio dedicato alla Madonna assunta in cielo è terminato. La Civetta taglia il bandierino per prima. Il furore policromo del bruciante mulinello, come scrisse il poeta che tanto amò Siena, si è dissolto migrando nel ricordo dei senesi.

La piazza  si è svuotata, come il sogno di vittoria di chi ha perso. La magica alchimia di emozioni, passione, amore, si rigenererà durante l’inverno (per i senesi inizia domani), così da esplodere, di nuovo e per sempre, la prossima estate.
 
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