Domenica, 22 settembre 2019
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SIENA

Siena, lite in famiglia: decisivo l'intervento della Polizia

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Una donna è stata aggredita per l'ennesima volta dal figlio poco più che trentenne e si è chiusa a chiave in camera da letto

polizia-volante-duomo650Ennesima lite tra le mura domestiche. La telefonata pervenuta alla sala operativa della Questura di Siena nella scorsa notte aveva un tenore preoccupante. Gli operatori dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico in servizio di pattuglia notturna vengono allertati e si recano subito sul posto, nell’immediata periferia ovest della città.

Una donna, al momento dei fatti sola in casa, era stata aggredita dal proprio figlio. poco più che trentenne. Sul posto, un parente della vittima, lo stesso che aveva effettuato la chiamata al 113, riferiva che la mamma per paura del figlio si era chiusa a chiave in camera da letto. Soltanto all’arrivo degli operatori la donna è uscita dalla camera, molto provata e afflitta, e ha raccontato dell’aggressione verbale e di essere scampata all’aggressione fisica solo perché era riuscita fortunosamente a chiudersi a chiave in camera.

Dal racconto della vittima - spiega la Polizia - si è capito che la violenza del figlio all’interno del nucleo familiare non è un fatto occasionale: già in precedenza la madre e il padre del giovane violento si erano rivolti alle forze dell’ordine e agli uffici della Questura, anche senza mai aver voluto formalizzare gli eventi. Negli ultimi tempi le aggressioni erano scaturite anche per motivi assolutamente futili, sempre più frequenti e violente.

Il figlio, in evidente stato di alterazione, non mostrava alcun segno di collaborazione e sul posto interveniva un'altra pattuglia della volante in ausilio. In questi casi l’esperienza, la professionalità e il buon senso degli operatori ha permesso di calmare gli animi.

La madre, a quel punto ha preferito allontanarsi dall’abitazione per trascorrere la notte presso parenti, ancora visibilmente spaventata, continuando comunque a manifestare l’intenzione di non voler avviare azioni di natura penale nei confronti del figlio, preferendo voler riuscire ad inserire il figlio in un programma di aiuto sanitario e sociale.
 
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