Lunedì, 21 settembre 2020
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PALIO E CONTRADE

Presentazione del Drappellone per il Palio di Siena del 2 luglio 2017 del sindaco Bruno Valentini

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PRESENTAZIONE PALIO AGOTO 2016 (21)







"Onorandi Priori, Capitani, Autorità, contradaioli carissimi,
come sempre, in questo giorno in cui l'emozione è grande e l'attesa trepidante, la gioia abita in noi. Siamo qui riuniti, ogni volta come la prima volta, per dare inizio alla nostra Festa, così unica e così magica, che viviamo nel profondo dei nostri cuori, ciascuno nel suo io più intimo e tutti insieme allo stesso tempo.

Concedetemi, anzitutto, un ricordo a cui tengo molto, che vorrei condividere con tutti voi. In questo giorno di Festa, un pensiero speciale va ad una persona che ha dato tanto e fatto tanto per il Palio, e che se potesse sarebbe senz’altro qui con noi oggi: il maestro Cesare Olmastroni. Questo è il primo Palio senza di lui, e vi chiedo di ricordarlo con un lungo e sentito applauso.

Nelle settimane che precedono la Festa si fa largo in noi e cresce progressivamente quel sentimento indescrivibile di vibrante esaltazione e misurata eccitazione, così difficile da comprendere se non lo si è mai provato, che cresce e cresce e cresce sempre di più con l'avvicinarsi del Palio. Si respira nell'aria, si riconosce negli sguardi, si percepisce nella vita pulsante della nostra comunità che si prepara per il grande giorno, da secoli con la stessa colorata eleganza e la stessa calorosa passione. Robusto si tramanda di generazione in generazione il totale coinvolgimento collettivo che ci anima, motore insostituibile della nostra opera.
La città si guarda allo specchio, indossa l'abito migliore che ha e affronta con immutata commozione la più attesa delle occasioni, la più importante delle sfide. I mattoni di questi muri raccontano gesta epiche, le lastre che calpestiamo parlano lingue antiche, il cielo lentamente scende su di noi per avvolgere questa cerimonia così solenne e mai uguale a sé stessa.
Ci siamo, è giunto anche quest'anno il momento di conoscere da vicino il Drappellone per il prossimo Palio in onore della Madonna di Provenzano. L'autrice è l'artista Laura Brocchi ed è dedicato ai duecento anni del Teatro dei Rozzi.

Laura Brocchi è una figlia di Siena, appassionata contradaiola ed artista raffinata dalle mani forti e dal cuore puro. Già autrice di cinque stupendi Masgalani, Laura si è dedicata fin dall'infanzia alla lavorazione dei metalli nell'antica bottega di famiglia, che da duecento anni porta avanti la sapiente tradizione della lavorazione del ferro battuto, tramandata geneticamente dal bisnonno calderaio Giuseppe, il nonno Gualtiero, gli zii Giovanni e Osvaldo e il babbo Mario. Ma non solo con il metallo si è misurata Laura, essendosi progressivamente affermata anche come disegnatrice e come pittrice su seta. Nelle sue opere emerge, con sorprendente forza, il suo amore per la città di Siena e le sue antiche tradizioni. Amore che ha brillantemente riversato sulla seta di questo splendido Cencio, coronando così il suo più grande sogno: dipingere il Palio.

Il Palio è dedicato ai primi duecento anni del Teatro dei Rozzi, inaugurato ed aperto al pubblico nel 1817. La Congrega dei Rozzi fu fondata da un gruppo di artigiani nel 1531, si trasformò in Accademia nel 1690 e, col passare degli anni, divenne una delle istituzioni culturali più prestigiose della nostra città. “Chi qui soggiorna acquista quel che perde” è il suo motto, ovvero come diventare Rozzi perdendo la rozzezza, grazie allo studio. Una lezione di vita, di straordinaria forza di volontà, di desiderio concreto di emancipazione sociale sul quale invito tutti a soffermarsi più del solito, soprattutto in occasione di questo importante anniversario.

Lo scopo finale della Congrega è indicato dai versi del suo più noto padre fondatore, il maniscalco Angelo Cenni, detto il Risoluto: “Trovandoci in fra noi come fratelli / da otto a dieci, tutti buon compagni, / sol per industriar nostri cervelli, / non per attribuir robba o guadagni, / e per mostrar ch’ancor ne’ povarelli / regni virtù”.

Nei versi del Risoluto si ritrova tutta la consapevolezza della propria impresa, in un’epoca nella quale democrazia significava impegno per eguagliarsi ai maggiori, per intelletto, e non il voler abbassare gli altri alla propria condizione. Un insegnamento più attuale che mai.

Quella del Teatro dei Rozzi è una storia unica, dove lo spirito e l'arte popolare hanno saputo elevarsi a raffinata espressione teatrale e poetica. Anche in questo Siena si distingue, dimostrando che con la determinazione dei giusti si possono cambiare le sorti della storia. Il suo simbolo è una pianta di sughero secca che getta un pollone fresco dalla radice: un nuovo inizio nel segno della cultura e della libertà.

Il Teatro dei Rozzi ne ha viste tante in questi duecento anni, riportando anch'esso le terribili ferite della guerra, ma si è sempre rialzato, perché la città non l'ha mai abbandonato, ma preservato e sorretto nei momenti di difficoltà. Ne celebriamo quindi la longevità e la vivacità, sicuri che tra duecento anni sarà ancora lì a ricordare ai figli dei nostri figli l'importanza del suo insegnamento e del ruolo della cultura per la nostra città.

Il Palio è un tutto coerente, dove trovano spazio le maggiori virtù dell'animo umano. L'arte, così importante per una città che ha fatto della bellezza un valore universale, vive sulla seta di questo Drappellone nella forma e nel contenuto, nell'abile mano di Laura e nella favolosa storia del Teatro dei Rozzi, sotto lo sguardo protettivo della Vergine.

Il Masgalano, un vero e proprio gioiello, è realizzato da Paolo Penko, maestro d’arte orafa, scultore e designer di origini senesi. Un Masgalano all’insegna della tradizione nella forma ma genialmente originale nel contenuto, gentilmente offerto da Lions Club Siena, in occasione del 60° anniversario del club senese e dei 100 anni del Lions International.
Non mi dilungo oltre, ma un’ultima cosa vorrei però ricordare a tutti, non solo a noi. Il Palio è la nostra Festa, la più bella di tutte, e nessuno potrà mai cancellarla, snaturarla o denigrarla. Noi non lo permetteremo, perché ne va della nostra identità, della nostra storia e della nostra felicità".

Bruno Valentini

Foto di Alessia Bruchi
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