Sabato, 25 Ottobre 2014
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ARTE E CULTURA
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'L'arte di essere felici' di Lucio Anneo Seneca

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lartediesserefelici300L'ARTE DI ESSERE FELICI
(Lucio Anneo Seneca - ed. Newton & Compton)

Cos’è la felicità? Un interrogativo sul quale i filosofi dibattono da secoli. Non si sottrasse a questo compito Lucio Anneo Seneca (4 a. C. – 65 d. C. ) che giunse alla conclusione che la vera felicità sta nel non avere bisogno della felicità. Le riflessioni che lo portano a questa affermazione sono contenute in questo libro, che è un vero compendio di sue opere, in grado di rendere più chiare le idee di questo grande pensatore.



lucioanneoseneca300Lucio Anneo Seneca nacque a Cordova nel 4 a. C. . In realtà la data della nascita non è certa, ma è sicuro che la sua famiglia era di origine italiana, ma in quel periodo trasferita in Spagna, allora colonia romana, e che suo padre era Seneca il vecchio, apprezzato filosofo dell’epoca. Negli anni di Augusto, la famiglia fece ritorno in Italia e si stabilì a Roma. Il giovane Seneca era di salute piuttosto cagionevole: soffriva di crisi di asma, testimoniate da alcuni suoi scritti che sono giunti fino a noi. Questo però non gli impedì di appassionarsi agli studi di retorica e letteraria, ma soprattutto alla filosofia. Di particolare rilevanza, per la formazione del suo pensiero, fu la frequentazione della scuola cinica detta dei Sestii, in particolare del maestro Quinto Sestio, che insegnava la pratica, per l’epoca assolutamente innovativa, dell’esame di coscienza. Tra i suoi insegnanti di filosofia spiccano i nomi di Attalo, Papirio Fabiano e Sozione di Alessandria, che lo iniziò ad una dieta vegetariana, da lui però abbandonata quando l’imperatore Tiberio condannò certe pratiche alimentari, in quanto non considerate tipicamente romane.
Un po’ per curare la sua asma, parecchio per sfuggire alle ritorsioni nelle quali poteva incorrere dopo lo scioglimento- da parte dello stesso imperatore- della setta dei Sestii, ai quali appartenevamo alcuni dei suoi maestri, Seneca si recò in Egitto, dove apprese nuove conoscenze sia religiose che politiche. Tornato a Roma, la sua arte oratoria era ormai talmente consolidata e le sue idee circa le libertà civili così innovative, da renderlo vittima dell’invidia e del sospetto dell’allora imperatore Caligola, che nel 39 d. C. decise di farlo uccidere. Non ci riuscì, ma tre anni dopo il suo successore, Claudio, lo mandò in esilio in Corsica.
Venne richiamato a Roma nel 49 d. C. , quando Agrippina lo scelse come precettore di suo figlio Nerone. Finché il giovane imperatore dette ascolto al suo maestro, il suo regno fu giusto e apprezzato da tutti. Purtroppo però ben presto la natura intemperante di Nerone, accompagnata forse da qualche problema mentale, prese il sopravvento e dopo aver ordinato l’uccisione della madre, eseguita nel 59 d. C. e della quale Seneca non esitò a farsene moralmente carico, il filosofo si rese conto di non essere più gradito a corte e che era meglio per lui andarsene. Nonostante avesse donato tutti i suoi cospicui beni all’imperatore e vivesse già lontano dagli intrighi romani, Nerone ormai lo detestava e non aspettava altro che un pretesto per poterlo togliere definitivamente di mezzo. Purtroppo per Seneca, il fallimento della congiura dei Pisoni, che avrebbe dovuto far morire un imperatore ormai preda della sua follia e che nessuno amava più, fallì. Sebbene non avesse partecipato materialmente all’atto, il filosofo venne ritenuto colpevole di non aver avvisato Nerone di quanto stavano tramando ai suoi danni e gli giunse l’ordine di uccidersi. Non era possibile sottrarsi al volere di chi comandava su Roma e su gran parte del mondo allora conosciuto: Seneca non poté far altro che morire suicida, tagliandosi le vene ed immergendosi in una vasca piena di acqua calda per affrettare il decesso, documentato da Tacito, che avvenne a Roma, nel 65 d. C. .
Tra le sue opere, ricordiamo I dialoghi, distribuiti in dodici libri, il De beneficiis, diviso in sette volumi, Le Naturales Quaestiones, giunto a noi in forma incompleta, oltre a molte tragedie ed epistole, di carattere filosofico, tra le quali spiccano quelle inviate all’amico Lucilio.
 
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