Domenica, 17 novembre 2019
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ARTE, SCIENZA E CULTURA

''Un mondo di ferro. La guerra nell’antichità'', Marco Bettalli presenta il suo libro a Siena

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unmondodiferroCosa significava combattere per i Greci e per i Romani? Cosa voleva dire indossare l’armatura e scendere sul campo di battaglia? Da queste domande ha inizio il viaggio del professore Marco Bettalli, ordinario di Storia Greca all'ateneo senese, nell'antichità fatta di scontri e duelli che hanno lasciato una traccia formidabile nel nostro immaginario, e raccontato magistralmente nel suo ultimo libro: “Un mondo di ferro. La guerra nell’antichità” (ed. Laterza, 2019)

Dalla guerra di Troia alle guerre persiane e del Peloponneso, l’epopea di Alessandro Magno fino alla guerra di Annibale contro Roma; queste le tappe principali di un percorso storico, ma non solo, che sarà al centro dell’incontro dei “Martedì senesi” alla Biblioteca Comunale degli Intronati, il 12 novembre alle 17,30, nella Sala Storica (via della Sapienza, 5).

Un appuntamento a ingresso libero in compagnia, non solo dello stesso autore ma anche di Achille Mirizio, docente di Storia della Chiesa e presidente dell'Istituto Storico Diocesano di Siena, nonché del presidente del CdA della Biblioteca Raffaele Ascheri, per scavare nelle menti degli antichi e scoprire il loro profondissimo rapporto con il combattimento.

"Nessun Greco, come nessun Romano - si legge nel romanzo di Bettalli - ha mai immaginato un mondo senza guerre. Più che un’utopia, l’avrebbe ritenuta un’assurdità. Non che gli Ellenici e i Romani fossero amanti della guerra, ma essa era parte della vita. Così come era possibile finire catturati dai pirati durante un viaggio in mare per essere venduti come schiavi in qualche mercato dell’Egeo, o cadere vittima di un’epidemia o di una carestia, oppure, semplicemente, morire in giovane età per mille motivi, così era nell’ordine delle cose umane incappare in uno scontro, morire sul campo o restare invalidi e girare in cerca di un’improbabile guarigione. Solo chi si prendeva cura della difesa dai nemici esterni ed era pronto, nella buona stagione, a marciare fuori dai confini per combattere contro il nemico, poteva aspirare a definirsi cittadino".

Un libro appassionante che ci avvicina all’universo psicologico dei nostri antenati e ce li restituisce, nella loro diversità, con profondo rispetto.
 
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