Lunedì, 20 Agosto 2018
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Minghi, Psi-Riformisti: Siena ha diritto ad un nuovo ''Rinascimento''

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Intervento di Federico Minghi, vice segretario Psi Riformisti
Ai giovani viene ostacolata la speranza verso un futuro fatto di lavoro e famiglia

FedericoMinghi450v"Siena deve tornare ad occuparsi dei suoi giovani e loro devono essere i protagonisti della rinascita prima che sia troppo tardi. I giovani devono tornare ad impegnarsi e a produrre idee per il futuro di questo territorio e devono far rivivere in città un nuovo Rinascimento, dove le idee e le competenze di tutti siano esaltate e non frustrate, dove tutti possano concorrere alla rinascita di quella che per decenni è stato un modello di civiltà.

Un percorso partecipato che possa individuare le strategie per rilanciare l’economia del nostro territorio, a partire dal tema del lavoro, dello sviluppo delle imprese, dall’internazionalizzazione dalla cultura della buona amministrazione.

I Giovani Riformisti hanno la loro naturale collocazione nel centro sinistra ma non devono fare della chiusura e dell’opposizione per partito preso contro tutti gli altri partiti il punto di forza, anzi; il nostro punto di forza deve essere l’apertura nell’interesse della collettività.

Purtroppo l’Italia sacrifica i giovani, li esclude: ovunque, nel mondo del lavoro, nella politica, di fronte a loro si organizzano forme di sbarramento e auto protezione. L’assenza di massa di un’intera generazione dal lavoro sta modificando la struttura del nostro modello sociale in modo devastante e irreparabile.

I Giovani Riformisti devono rivitalizzare la società affrontando due problemi, quello delle competenze da valorizzare e utilizzare da un lato, e dall’altro quello di una casta da sradicare definitivamente; anche a Siena è arrivato il momento di rottamare un modo di essere classe dirigente che non ci ha consentito di costruire una visione del futuro.
Esiste una classe dirigente allargata che è perfettamente solidale al di là della diversità di idee: in politica, ma non solo in politica, esiste un meccanismo di cooptazione di vincitori e vinti, per cui sono ancora tutti lì da vent’anni. Nella vituperata Prima Repubblica la politica formava i suoi dirigenti attraverso quella che era la battaglia interna ai partiti, che avveniva a colpi di lotta di potere ma anche di saperi, di linee che si contrastavano, di meccanismi di elezione e di cooptazione di figure nuove meritevoli. Vere scuole quadri forgiavano funzionari, dirigenti e leader. La crisi delle ideologie ha portato via anche quei modi di formazione delle élites politiche. Con cosa sono stati sostituiti è purtroppo davanti ai nostri occhi.

Da oggi deve iniziare un percorso per riportare i giovani ad occuparsi del loro futuro e della loro amata città e quale miglior contenitore dei Riformisti, per dibattere e confrontarsi in maniera sincera e libera da problemi e legaccioli dai quali i partiti tradizionali sono ormai ostaggio".
 
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