Mercoledì, 20 novembre 2019
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ECONOMIA E FINANZA

Camere di Commercio, mozione Pd in Consiglio regionale chiede modifica accorpamenti

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Il testo impegna la Giunta ad attivarsi nei confronti del Governo perché le fusioni avvengano su base volontaria e per omogeneità territoriale e non per obbligo

cameradicommercio-ALEpartModificare il decreto che prevede l’accorpamento delle camere di commercio perché le fusioni dovrebbero avvenire su base volontaria e per omogeneità territoriale e non per un obbligo di legge. È quanto chiede la mozione presentata dai consiglieri Pd Giacomo Bugliani, Andrea Pieroni, Leonardo Marras, Alessandra Nardini, Antonio Mazzeo, Marco Niccolai, Fiammetta Capirossi e Monia Monni, approvata dal Consiglio regionale.

L’atto di indirizzo, ha ricordato Giacomo Bugliani, presidente della prima commissione, impegna la Giunta ad “attivarsi in tempi rapidi presso il Governo per una modifica alla normativa vigente, viste le criticità emerse a livello generale in sede di applicazione delle norme in materia camerale”.

Nella mozione, così come ha spiegato ancora Bugliani, si ricorda che dopo il decreto ministeriale del febbraio 2018, adottato sulla base della proposta di Unioncamere, c’è stato il ricorso della camera di commercio di Pavia al Tar del Lazio per “violazione del principio di leale collaborazione nella funzione legislativa”. In attesa del pronunciamento della Consulta, la Toscana, a detta dei firmatari, deve attivarsi anche in sede di conferenza Stato-Regioni e proporre una modifica normativa. Le fusioni e gli accorpamenti, si legge nella mozione, “devono avvenire in forma volontaria e in relazione all’omogeneità socio-economica dei territori interessati”.

Il decreto prevedeva il mantenimento delle camere di commercio di Firenze e della Maremma; l’accorpamento di Arezzo e Siena; Pistoia e Prato; e Lucca, Massa Carrara e Pisa (Toscana Nord-Ovest), ancora in corso di definizione. E proprio prendendo spunto dall’accorpamento in itinere di Lucca, Massa Carrara e Pisa il consigliere Andrea Pieroni ha sottolineato che questi accorpamenti “non risultano omogenei, perché si tratta di tessuti economici con proprie peculiarità e identità, che meglio sarebbero rappresentati da camere di commercio che ricalchino il territorio provinciale”. Inoltre “il processo di fusione non ha portato ai risparmi richiamati dalla legge, anche perché non sono previsti trasferimenti statali verso le camere di commercio”.
 
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