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ECONOMIA E FINANZA
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Weekly Focus dei mercati finanziari del 4 dicembre 2017

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A cura del Settore Ricerca e Informativa Finanziaria di Banca Monte dei Paschi di Siena

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IL QUADRO
- Evoluzione dei mercati dettata dagli eventi in USA. Al centro dell’attenzione l’approvazione della riforma fiscale da parte del Senato, che deve ora essere riconciliata con la versione della Camera. Le polemiche sugli effetti redistributivi della riforma, a favore delle imprese e degli scaglioni più elevati di reddito, continueranno. Ad ogni modo, le prospettive di avere la riforma approvata per fine anno sono aumentate notevolmente, fornendo ulteriore spinta allo S&P500, che continua a segnare nuovi record.
- Settimana cruciale per le negoziazioni sulla Brexit, con un importante incontro May-Juncker-Barnier oggi e un primo giudizio sullo stato dei progressi fatti sinora, funzionale al passaggio alla fase 2.

NOVEMBRE SEGNA NUOVI RECORD
Questo ultimo scorcio dell’anno si può definire storico per i mercati finanziari sotto una pluralità di aspetti (e non stiamo parlando di bitcoin). In aggiunta ai nuovi massimi storici, la chiusura mensile positiva di novembre dello S&P500 (+3,1% dell’indice comprensivo dei dividendi) segna un nuovo record: il tredicesimo mese di performance positive consecutive in una storia lunga 90 anni. Un altro record è però in vista, dal momento che non abbiamo mai visto un anno solare segnare dodici mesi di performance mensili positive; dicembre ci dirà se il 2017 sarà ricordato anche per questo record.

Ma la serie di performance eccezionali non è confinata al mercato azionario. Il bull market che ha caratterizzato il mercato obbligazionario negli ultimi anni ha reso possibile, come osservato da Goldman Sachs, che un portafoglio bilanciato USA composto per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni (governative a 10 anni) non registri un drawdown (il declino rispetto ai massimi precedenti) del 10% dal 2009; in altre parole: un investitore avrebbe goduto di una performance totale del 143% (11% annualizzato su un periodo di 8,7 anni), subendo nel frattempo una performance negativa massima del 10%. I precedenti storici di un drawdown così limitato sono gli anni ’20 e gli anni ’50 del secolo scorso.

L’INFLAZIONE TEDESCA CONTINUA A COSTITUIRE IL TETTO PER QUELLA ITALIANA
Se la bassa inflazione è uno degli ingredienti che compongono il mix positivo per i mercati finanziari, i numeri preliminari di novembre per l’area euro appaiono come rassicuranti per gli investitori. L’indice generale è risultato pari al 1,5% dal 1,4% di ottobre e il core è rimasto stabile allo 0,9%; entrambi i numeri sono un decimo di punto al di sotto delle attese. A livello nazionale le sorprese negative (inflazione effettiva inferiore alle attese) sono arrivate dai due grandi paesi periferici (Italia e Spagna), mentre i numeri tedeschi e francesi sono risultati superiori alle attese.

L’inflazione tedesca continua a costituire il tetto per l’inflazione italiana. In un quadro di tassi di cambio fissi, un’inflazione persistentemente al di sotto di quella tedesca aiuta l’economia nazionale a riguadagnare competitività (almeno di prezzo) nei confronti della Germania. Lo schema della “svalutazione interna”, secondo il quale la compressione dei salari e dei prezzi è necessaria per eliminare il divario di competitività creatosi dall’introduzione dell’euro all’emergere della crisi del debito sovrano, è ancora pienamente operativo. Mentre nei sei anni che hanno preceduto la grande crisi finanziaria l’inflazione in Italia è stata in media decisamente superiore a quella tedesca (2,4% vs. 1,7%), dall’inizio del processo di riaggiustamento seguente la crisi del debito, questa è stata mediamente di circa un terzo inferiore.

LA SETTIMANA
- Negli USA in uscita i dati sul mercato del lavoro di novembre. A meno di soprese pesantemente negative, i numeri dell’inflazione di ottobre dovrebbero aver chiuso il dibattito sull’opportunità di un nuovo rialzo dei tassi nel meeting della Fed del 13 dicembre, che il mercato prezza con una probabilità vicina al 100%.
- Sul fronte Brexit, un incontro cruciale è in programma oggi a Bruxelles tra il PM May e il duo Junker/Barnier. Mercoledì il College of Commissioners dovrà emettere una raccomandazione sullo stato dei progressi fatti sinora. A quanto appare dalle fonti di stampa, la fase 1 (il cosiddetto divorzio) sembra abbia registrato “sufficienti progressi” per quanto riguarda i diritti dei cittadini UE e il “conto” finale che UK dovrà pagare; rimane da definire il tema del confine irlandese. Tutto questo è funzionale ad una bozza di accordo che permetta al prossimo summit dell’UE il 14-15 dicembre di sancire il passaggio alla fase 2 dei negoziati.
 
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