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ECONOMIA E FINANZA

Weekly Focus dei mercati finanziari dell'11 dicembre 2017

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A cura del Settore Ricerca e Informativa Finanziaria di Banca Monte dei Paschi di Siena

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IL QUADRO
- I mercati si avviano alla pausa festiva proseguendo nella loro fase positiva. I temi della settimana passata sono stati l’occupazione USA in crescita e la continua moderazione dei salari e l’accordo trovato in extremis sulla prima fase delle negoziazioni sulla Brexit.
- Settimana ricca di eventi prima di un naturale calo dell’attività. Focus sul meeting del Consiglio Europeo di giovedì, che dovrebbe dare il via ibera per il passaggio alla seconda fase delle negoziazioni sulla Brexit, e sui meeting delle banche centrali (Fed, BCE, Bank of England), dove appaiono probabili risultati in linea con le attese: rialzo dei tassi per la Fed e un nulla di fatto per BCE e BoE.

MEETING BANCHE CENTRALI: DI ROUTINE DOPO UN ANNO IMPORTANTE
Dopo un anno in cui si sono poste le basi per un ritiro dalle politiche estremamente accomodanti degli ultimi 8-9 anni, i meeting finali dell’anno delle maggiori banche centrali dovrebbero concludersi con risultati largamente attesi dal mercato.

Il tema attorno al quale ruota il meeting della BCE è come riconciliare il percorso di graduale riduzione degli acquisti di titoli programmato per il 2018 e l’evidenza, emersa da ultimo con i numeri di novembre, delle scarse pressioni inflazionistiche presenti nell’area euro. Una anticipazione di come si sta strutturando il pensiero della BCE sul tema è stato fornito da Yves Mersch. In sintesi la linea di ragionamento è: le difficoltà nel misurare le pressioni inflazionistiche fanno sorgere il rischio per la BCE di rimanere indietro rispetto agli sviluppi reali. In altre parole, le pressioni inflazionistiche, seppur non visibili, si starebbero accumulando e la BCE dovrebbe agire per non trovarsi a dover inseguire gli eventi in futuro. Il tentativo di Mersch di rompere il legame tra fine del QE e il quadro sull’inflazione, rendendo il primo possibile indipendentemente dagli sviluppi sul secondo, non è nuovo, era già emerso in passato e sarà interessante vedere se troverà posto nella conferenza stampa di Draghi.

Un altro aspetto su cui il mercato si concentrerà saranno le nuove previsioni macroeconomiche trimestrali, che includeranno le prime stime per il 2020. Probabile una revisione al rialzo delle stime di crescita, sulla base degli sviluppi ciclici estremamente positivi. Sull’inflazione la BCE si trova ora al 1,2% per il 2018, che è un numero al di sotto delle stime di consensus; anche qui è probabile una revisione al rialzo dopo che per tutto l’anno le stime sono state riviste al ribasso.

Le aspettative per il meeting della Fed sono per un rialzo del range sul Federal Funds Rate al 1,25-1,50%, prezzato dal mercato come una quasi certezza. Più interessante quello che sta accadendo sulle aspettative per il 2018. Durante il corso del 2017 vi è stata una persistente discrasia tra i rialzi previsti dai membri del FOMC (nei cosiddetti FOMC dots) e quanto prezzato dal mercato, con il mercato che si collocava sensibilmente al di sotto. A settembre i FOMC dots prevedevano tre rialzi per il 2018, a cui corrispondeva una probabilità attribuita dal mercato di solo il 10%. Quattro mesi dopo, e il mercato attribuisce ora una probabilità superiore al 80% all’eventualità che la Fed rialzi i tassi tre volte nel corso del 2018.

Da notare che questa profonda revisione è avvenuta quietamente sullo sfondo, senza alcun impatto visibile sul mercato azionario, che ha continuato a salire. L’impatto sui rendimenti obbligazionari è stato visibile sulla parte breve della curva (rendimenti treasury a 2 anni +50 punti base) e limitato sulla parte lunga (decennale +20 p. b.); l’effetto sul dollaro è stato quello di agevolare una interruzione della sua discesa (-11% del USD index da inizio anno a inizio settembre) provocando un rally di solo l’1%.

LA SETTIMANA
Dopo l’accordo raggiunto faticosamente alla fine della settimana scorsa, il meeting del Consiglio Europeo di giovedì dovrà stabilire se sono stati compiuti sufficienti progressi riguardo la prima fase delle negoziazioni sulla Brexit; il giudizio aprirebbe la strada alla seconda fase, che vede come tema principale i futuri accordi commerciali tra UK e UE.
 
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