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ECONOMIA E FINANZA

Weekly Focus dei mercati finanziari del 26 febbraio 2018

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A cura del Settore Ricerca e Informativa Finanziaria di Banca Monte dei Paschi di Siena

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IL QUADRO
- Settimana di relativa calma sui mercati, con una stabilizzazione dei mercati azionari, un rally del bund e un allargamento dello spread verso Btp
- Questi ultimi movimenti dettati dal processo di avvicinamento agli importanti appuntamenti politici del fine settimana: le elezioni politiche italiane e il voto della SPD su una riedizione della grande coalizione tedesca

UNA SETTIMANA DI CALMA SUI MERCATI
Dopo il declino iniziato attorno al 26 gennaio, i minimi toccati l’8-9 febbraio e il rimbalzo messo a segno nella settimana seguente, i maggiori mercati azionari hanno vissuto una settimana di calma, con variazioni assolute inferiori all’1%. I violenti movimenti delle ultime settimane lasciano le performance dall’inizio dell’anno dei mercati azionari in territorio positivo (S&P500 2,8%, Paesi Emergenti 5%), attorno all’invariato (Euro Stoxx -0,7%) o in territorio negativo (Nikkei -3,8%), ma in ogni caso ben lontani da quello che l’anno in corso sembrava promettere nelle prime settimane di gennaio.

Sui mercati obbligazionari si è assistito ad un discreto rally del bund, movimento probabilmente guidato dall’avvicinamento del cruciale voto della SPD domenica. Nel settore del credito, nonostante gli spread sui titoli corporate e high yield abbiano dimostrato una discreta resilienza alla fase negativa dei mercati, il rialzo dei rendimenti ha comportato un inizio d’anno difficile per il comparto. Sinora nell’anno gli indici sono in ribasso di circa mezzo punto percentuale per gli high yield USA e area euro (circa -0,3% per gli indici corporate area euro).

MONITOR ELEZIONI POLITICHE
Dal punto di osservazione dei mercati il processo di avvicinamento alle elezioni è avvenuto sinora senza particolari scossoni. L’evoluzione dei sondaggi (almeno sino all’inizio del periodo di black-out) non ha riservato particolari sorprese, lasciando immutate le aspettative degli analisti e del mercato per un risultato elettorale inconclusivo, seguito da negoziazioni prolungate, con una riedizione di un governo di larghe intese il punto di arrivo più probabile.

L’allargamento dello spread Btp-bund pre-voto, che molti investitori si attendevano all’inizio dell’anno, non si è materializzato. Abbiamo invece avuto: (a) un movimento di restringimento marcato durante gennaio, proseguito anche durante la fase di turbolenza dei mercati, che ha portato lo spread a 120 punti base, a soli 30 punti base dai minimi del marzo 2015 e (b) un allargamento a circa 140 p.b. nelle ultime due settimane, che lascia comunque lo spread poco sopra il livello (120-130 p.b.) indicato da molti come un valore di equilibrio basato su fattori fondamentali.

Un andamento simile ha avuto la performance del mercato azionario italiano relativamente a quello dell’area euro, con una sovraperformance sino al 7 febbraio che ha coinvolto anche il settore bancario, e una moderata sottoperformance nelle ultime due settimane.

LA SETTIMANA
- Le aspettative sugli eventi politici del fine settimana, elezioni politiche italiane e voto della SPD tedesca sulla grande coalizione, domineranno il dibattito sui mercati. Mentre molto si è detto e scritto sulle prime, il mercato appare molto rilassato sul secondo; un “no” da parte dell’assemblea SPD si configurerebbe come un rilevante evento di rischio
- Martedì e giovedì il nuovo presidente della Fed Jerome Powell presenterà il rapporto biannuale sulla politica monetaria (Humphrey Hawkins testimony) al House Financial Services e al Senate Banking Committee rispettivamente. Le aspettative sono per un rapporto che segna una linea di continuità con la precedente gestione in termini di strategia mentre il giudizio sulla posizione ciclica dell’economia USA ricalcherà quanto evidenziato nelle minute del FOMC di gennaio (fiducia nella crescita sopra il potenziale e in una graduale ripresa dell’inflazione). Nel frattempo il deflatore dei prezzi al consumo di gennaio è atteso stabile all’1,7%, 1,5% nella versione core, la misura meno volatile e più rilevante per la Fed
- Venerdì è in programma un intervento della May sulla strategia UK sulla Brexit. Da notare che il tasso di cambio tra la sterlina e l’euro (vedi grafico nella pagina seguente) si sta muovendo in un intervallo molto ristretto da circa sei mesi e l’interrogativo è se i prossimi appuntamenti sul fronte Brexit saranno in grado di rompere questo prolungato periodo privo di trend (il terzo periodo più lungo senza un trend definito negli ultimi dieci anni)
 
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