Mercoledì, 22 Agosto 2018
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ECONOMIA E FINANZA

Weekly Focus dei mercati finanziari del 30 aprile 2018

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A cura del Settore Ricerca e Informativa Finanziaria di Banca Monte dei Paschi di Siena

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IL QUADRO
- Con dati macro e Fed in linea, l’azione di mercato è stata concentrata sulla cattiva performance degli emergenti
- L’inflazione USA di aprile dovrebbe confermare il ritorno al target della Fed e la netta divergenza con l’area euro

Con i dati macro e la Fed in linea con le aspettative, la settimana si è sviluppata senza un tema definito sui mercati dei paesi sviluppati, mentre quelli dei paesi emergenti fanno registrare perdite attraverso tutte le asset class (azioni, obbligazioni, valute). Un tema pare però profilarsi all’orizzonte: l’interazione tra inflazione USA che ritorna al target, Fed che si dichiara a riguardo tollerante e reattività del mercato obbligazionario agli sviluppi sul fronte dei prezzi destinata ad aumentare. Nel frattempo una tappa di avvicinamento alla rottura di un importante record storico è stata registrata: l’attuale fase espansiva dell’economia USA è diventata la seconda per longevità.

UN NUOVO TEMA DI MERCATO ALL’ORIZZONTE?
Il meeting della Fed non ha introdotto novità sostanziali, limitandosi a riconoscere il rallentamento dell’attività nel primo trimestre (rimozione della frase the economic outlook has strengthened in recent months) e a affermare che l’obiettivo d’inflazione del 2% è simmetrico, cioè consente una tolleranza in ambo le direzioni. L’introduzione di questa nozione è utile a fronte del virtuale raggiungimento dell’obiettivo a marzo e del rischio che il mercato possa cominciare a prezzare una traiettoria dei tassi ufficiali USA più ripida dell’attuale.

In effetti sembra esistano due differenti dinamiche dell’inflazione negli USA e nell’Area Euro. Mentre nei primi la misura d’inflazione monitorata dalla Fed (il deflatore dei consumi) ha virtualmente raggiunto l’obiettivo (1,9% a marzo, atteso in aumento ad aprile), i dati rilasciati in settimana hanno evidenziato un inaspettato calo dell’inflazione in area euro, con l’indice core allo 0,7% a/a (atteso 0,9%) che si riporta nella parte bassa del range 0,6%-1,7% che contiene la dinamica dell’inflazione core dal 2010.

Giovedì l’inflazione USA di aprile dovrebbe confermare questa divergenza, con il consensus che si attende un aumento della misura core al 2,2% dal 2,1% di marzo. La misura a cui la Fed fa riferimento (il deflatore dei consumi core) si colloca abitualmente un paio di decimali al di sotto e dovrebbe quindi aumentare ad aprile dall’1,9% al 2%. Al momento il mercato sembra non preoccuparsene: il rendimento sul treasury decennale ha fermato la sua salita al 3%, ma sembrano esserci i presupposti perché il tema di una prosecuzione della salita dell’inflazione oltre il target e di una Fed più aggressiva possa acquistare trazione nei prossimi mesi.

UN ALTRO PASSO VERSO LA ROTTURA DI UN RECORD STORICO
Per permettere agli investitori di beneficiare anche nell’anno in corso di un ambiente macro e di mercato favorevole, è necessario che una serie di record storici siano superati. Con il passaggio del mese di aprile uno di questi ha registrato uno sviluppo importante: l’attuale fase espansiva dell’economia USA, in corso da giugno 2009, è diventata la seconda più lunga (107 mesi) da quando qualcuno ha deciso di misurare il livello di attività economica attraverso la metrica chiamata Prodotto Interno Lordo, i cui dati sono disponibili dal 1854. Se l’attuale fase durerà sino all’estate del 2019, diventerà la più longeva, sorpassando quella degli anni ’90 (120 mesi).

Una serie di altri record attendono di essere rotti durante l’anno, il principale dei quali, per quanto riguarda i mercati finanziari, sarà violato ad agosto se il rally dello S&P500 proseguirà sino ad allora, trasformando quello attuale nel più lungo bull market della storia del mercato azionario USA. Anche se ad agosto il record di durata di 9,5 anni (detenuto dal bull market tra ottobre 1990 e marzo 2000) verrà rotto, sembra improbabile che venga rotto il record di intensità, dal momento che il 417% degli anni ’90 è piuttosto lontano dal circa 290% messo a segno dallo S&P500 dal marzo 2009.

LA SETTIMANA
Dati USA e Area Euro – Nessun dato di rilievo al di là dell’inflazione USA di aprile.
 
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