Lunedì, 21 Gennaio 2019
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Dall'analisi del ciclo di vita di una bottiglia di Vernaccia di San Gimignano una risposta nei confronti della sostenibilità della produzione vitivinicola

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vernaccia-sangimignano-vigneto-consorzio450Continua l'impegno del Consorzio della Denominazione San Gimignano nei confronti della produzione vitivinicola 'responsabile' con un nuovo progetto che verrà firmato il primo aprile dalla Presidente Letizia Cesani e dal dott. Riccardo Pulselli della società INDACO2 (Indicatori Ambientali e CO2), azienda spin off dell'Università di Siena.

Dopo il convegno organizzato nel 2013 a San Gimignano Il Bio è Logico? Sostenibilità e tracciabilità tra presente e futuro, che ha messo sul tavolo di discussione alcuni temi fondamentali per la viticultura di domani, quali il biologico, la tracciabilità e la certificazione dei prodotti, il Consorzio della Denominazione San Gimignano risponde all’invito di rendersi parte attiva e protagonista di un percorso di crescita del settore vitivinicolo sangimignanese ricevuto in quell’occasione con questo nuovo progetto in collaborazione con la società INDACO2: lo studio del ciclo di vita di una bottiglia di Vernaccia di San Gimignano (LCA – Life Cycle Assesment).

Il progetto, della durata di circa 6 mesi, vedrà coinvolte cinque aziende tipo del territorio con l'obiettivo di calcolare un set di indicatori su base LCA, tra i quali è incluso il bilancio delle emissioni di CO2 in atmosfera, Carbon Footprint di ciascuna bottiglia di Vernaccia di San Gimignano.

L'obiettivo del Consorzio è quello di mettere un punto 'zero' nella definizione dello stato attuale della produzione di San Gimignano, raccogliere una serie di informazioni scientifiche da trasferire alle aziende produttrici, che su base volontaria potranno impegnarsi per la riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra nell'ambito del Protocollo di Kyoto e del 'Pacchetto Clima-Energia' dell'Unione Europea, nel cui contesto ha assunto un ruolo significativo il calcolo dell'impronta di carbonio.

“Uno dei ruoli fondamentali di un Consorzio di tutela – sottolinea la Presidente Letizia Cesani- è quello di fornire ai produttori della denominazione informazioni oggettive, scientifiche, sulle nostre azioni di vitivinicultori e sulle loro conseguenze perché, come ha sottolineato il prof Lucio Brancadoro dell'Università di Milano nel corso del convegno da noi organizzato, spesso i vignaioli hanno poche informazioni sugli strumenti offerti dal mercato per il loro lavoro: purtroppo manca la formazione, l'istruzione, la conoscenza degli strumenti. Come Consorzio cerchiamo quindi di aiutare i produttori del territorio investendo nella ricerca e nella formazione”.

L'analisi del ciclo di vita è la metodologia utilizzata per il calcolo della carbon footprint in accordo con le norme ISO europee e consiste in un metodo analitico di valutazione di diverse categorie di impatti ambientali di un sistema produttivo (dalla culla alla tomba del processo produttivo) che oltre alle emissioni di CO2 in atmosfera calcola altri indicatori, quali i potenziali di acidificazione, eutrofizzazione, eco- tossicità acquatica e terreste.

Nel caso di produzioni vitivinicole, l'analisi del ciclo di vita di una bottiglia di vino è estesa all'intero ciclo di produzione, dalla lavorazione della vigna, ai trattamenti in cantina, fino all'imbottigliamento e alla distribuzione, inclusi i processi di trasporto intermedio e di fine vita degli imballaggi.

L'elaborazione della LCA di una bottiglia di vino è un presupposto essenziale per tracciare il profilo ambientale di un'azienda su reali basi scientifiche, partendo dal quale possono essere definite in maniera altrettanto scientifica le misure tecnologiche e gestionali in grado di ridurre le emissioni di carbonio nelle diverse fasi di produzione, con risultati anche economici positivi nel breve-medio periodo in termini di risparmio energetico.

I risultati dell'analisi del ciclo di vita possono inoltre evidenziare le principali criticità ambientali nella produzione vitivinicola e contribuire ad individuare soluzioni per eliminare o mitigare gli impatti negativi. Ma possono anche evidenziare gli aspetti virtuosi di un'azienda, offrendo in tal modo strumenti per una strategia di comunicazione e marketing vincente.

Al termine del progetto, previsto per la fine del 2014, la INDACO2 fornirà al Consorzio della Denominazione San Gimignano un report dettagliato dell'analisi svolta, che sarà trasmesso a tutti i produttori del territorio insieme alle misure tecnologiche e gestionali atte a migliorare i profili ambientali delle aziende, mentre alle cinque aziende aziende tipo che si saranno prestate ad essere analizzate verranno forniti in maniera riservata da Indaco2 i valori degli indicatori di impatto ambientale rilevati per i loro prodotti.

In prospettiva futura le aziende potranno valutare l'opportunità di realizzare un'etichettatura ambientale del prodotto, che riporti i valori di carbon footprint della bottiglia a beneficio dei consumatori, oppure di intraprendere un percorso di certificazione ambientale dei loro vini nell'ambito del programma VIVA Sustainable Wine del Ministero dell'Ambiente, che si basa sui risultati di carbon footprint e water footprint ottenuti dall'analisi del ciclo di vita.
 
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