Venerdì, 19 aprile 2019
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Il ''Cantico dei cantici'', Roberto Latini al Poliziano tra i Placebo, Morricone e la Carrà

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Il fuoriclasse del teatro contemporaneo in scena a Montepulciano nel testo biblico in versione attuale

robertolatini-canticodeicanticiRoberto Latini è stimato come il nuovo protagonista dell’attuale scena teatrale italiana. Ha ottenuto il massimo riconoscimento come miglior attore, ovvero il premio Ubu, proprio con lo spettacolo in programma a Montepulciano. Mercoledì 27 marzo infatti, alle 21.15, il fuoriclasse della generazione contemporanea interpreta con la sua originalità stilistica il “Cantico dei Cantici”, un’opera in versi dell’Antico Testamento. Il Teatro Poliziano consacra così una stagione che ha registrato presenze record di abbonamenti e di spettatori.
 
Lo spettacolo è adattato, diretto e interpretato dallo stesso Roberto Latini, mentre assumono un significato rilevante le musiche curate da Gianluca Misti, anch’egli insignito del Premio Ubu per il miglior progetto sonoro. Tra le liriche sacre, risuonano qui trame foniche e brani emblematici di Ennio Morricone e dei Placebo, come di Raffaella Carrà.

Il “Cantico dei Cantici” è un testo tra i più arcaici di tutte le letterature ed è un libro tra i più lirici e inusuali della Bibbia. Si tratta di un poema sui sentimenti di due innamorati, una narrazione che esprime tenerezza, sensualità e immagini erotiche. Un racconto antico che Latini riesce a rendere moderno, persino pop: dai microfoni di una stazione radiofonica, infatti, il protagonista è un dandy straccione che declama la scrittura biblica. Sulla ribalta, Latini sembra una rockstar, mentre scandisce i suoi tipici virtuosismi vocali, nell’atmosfera notturna della radio. Ci si trova di fronte a un evento teatrale che è stato definito come un “concerto per voce e corpo”.

Roberto Latini non si è limitato ad una traduzione letterale dei versi sacri, ma vi è rimasto fedele, cercando piuttosto di tradurre le sensazioni, come spiega presentando lo spettacolo: “Se lo si legge senza riferimenti religiosi e interpretativi, se lo si dice senza pretesa di cercare altri significati, se si prova a non far caso a chi è che parla, ma solo a quel che dice, se si prova a stare nel suo movimento interno, nella sua sospensione, può apparirci all’improvviso, col suo profumo, come in una dimensione onirica, non di sogno, ma di quel mondo, forse parallelo forse precedente, dove i sogni e le parole ci scelgono e accompagnano. Ho cercato di assecondare il tempo di queste pagine, il tempo del respiro, della voce e le sue temperature”.
 
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