Mercoledì, 20 gennaio 2021
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LAVORO-FORMAZIONE

Camera di Commercio: il punto sulla situazione del mercato del lavoro in provincia di Siena

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cameradicommercio ALEpartPrevisioni occupazionali dalle imprese, ore di cassa integrazione e situazione degli avviamenti ed iscrizioni ai CPI rappresentano alcuni tra i più importanti indicatori dello stato di salute del mercato del lavoro nella nostra provincia.

Si tratta di dati non facilmente aggregabili soprattutto a causa dei differenti periodi temporali presi in esame ma che comunque, in un momento così delicato per il nostro sistema economico pesantemente condizionato dall’emergenza Covid 19, consentono di tracciare un primo bilancio occupazionale per il 2020.

“Il Report annuale Excelsior – commenta il presidente della Camera di Commercio Massimo Guasconi – evidenzia come l’emergenza sanitaria abbia frenato i programmi di assunzioni delle imprese con una flessione del 42% rispetto al 2019. Le entrate programmate dalle imprese dell’industria e dei servizi per l’intero 2020 sono state nella nostra provincia 12.050 rispetto alle 20.780 del 2019. Nei mesi del lockdown il calo è stato più intenso, per poi attenuarsi nella parte centrale dell’anno; negli ultimi mesi del 2020 però la seconda ondata ha contribuito ad una ulteriore contrazione delle assunzioni programmate. Ovviamente si registra una flessione anche nella quota di imprese che hanno dichiarato di assumere nel corso dell’anno: sono state il 45% rispetto al 66% del 2019. La frenata dei piani di reclutamento del personale ha interessato tutti i settori ma è stata più marcata nell’accoglienza e nella ristorazione e in alcuni comparti manifatturieri. Così come a livello nazionale, si registra una accentuata polarizzazione del profilo professionale delle entrate: aumentano le quote di richiesta dei dirigenti, specialisti e tecnici e di operai specializzati mentre scende quella delle figure intermedie. Il quadro complessivo mostra quindi un sistema imprenditoriale certamente colpito dalla crisi economica innescata dalla pandemia ma anche fortemente impegnato a contrastarne gli effetti più penalizzanti accelerando sulla trasformazione digitale delle imprese, sulle modifiche dei modelli di business e sulle innovazioni organizzative. Una trasformazione che può essere colta anche nella accresciuta domanda di competenze professionali digitali e ”green”.”

“I dati riferiti all’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni in provincia di Siena nel periodo gennaio-novembre 2020– spiega il segretario generale dell’Ente Marco Randellini - ci forniscono un altro importante indicatore sul mercato del lavoro senese. Complessivamente sono state autorizzate nella provincia 9 milioni e 785 mila ore, con una crescita di oltre 9 volte il corrispondente valore del 2019. Le due tipologie di intervento utilizzate sono la Cassa Integrazione Ordinaria e quella in Deroga: la prima, con 6 milioni e 330 mila ore. costituisce il 65% delle concessioni totali mentre la gestione in deroga rappresenta il 33% con 3milioni e 293 mila ore. A queste vanno ad aggiungersi 161 mila ore di CIG straordinaria. La maggior parte delle concessioni ha riguardato l’industria (48% del totale). Seguono poi il commercio (10,8%), il comparto dell’edilizia (10,6%), alberghi e ristoranti (10,4%) e agricoltura (7%). Un così significativo ricorso alla cassa integrazione assieme al blocco dei licenziamenti ha indubbiamente permesso di congelare possibili riduzioni di personale. Ci attendiamo per i prossimi mesi una significativa riduzione dell’utilizzo di questa tipologia di ammortizzatore sociale altrimenti avremo ripercussioni fortemente negative non solo sulla crescita del tasso di disoccupazione ma anche sulla tenuta del sistema imprenditoriale locale.”

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Il terzo indicatore è quello che riguarda gli ultimi dati relativi agli avviamenti al lavoro e alle iscrizioni ai CPI nella provincia Siena, pubblicati dal Sistema Informativo del Lavoro della Regione Toscana. Dati che riguardano l’ultimo trimestre disponibile, il terzo, in un contesto quindi più favorevole per il mercato del lavoro, avendo beneficiato della ripresa delle attività economiche registrata nel periodo estivo, in particolare per i settori maggiormente colpiti dalle restrizioni nel secondo trimestre (pubblici esercizi, turismo e parte dei servizi).

Una situazione che ha determinato, a fine settembre 2020, una crescita congiunturale nazionale del 15,9% e, a livello provinciale, un parziale “rimbalzo” occupazionale che ben difficilmente potrà essere replicato dai dati relativi al quarto trimestre 2020.

Partendo dal lato della domanda, nel terzo trimestre gli avviamenti al lavoro sono sensibilmente aumentati rispetto al trimestre precedente (+89,1%), anche se rimangono comunque al di sotto dei livelli del 2019 (-9%). Nonostante il miglioramento, il dato complessivo dei primi nove mesi dell’anno resta comunque ampiamente negativo (-25,4%). La ripresa delle assunzioni ha interessato principalmente le posizioni lavorative “flessibili” che nei mesi precedenti erano state quelle più penalizzate: aumentano sensibilmente rispetto al secondo trimestre le assunzioni per i contratti a tempo determinato (+109,5%), tirocinio (+158,2%), lavoro intermittente (+97,8%), somministrazione (+69%), apprendistato (+48,1%) e progetto/co.co.co (+25,7%). Aumento, in ogni caso, anche gli avviamenti al lavoro a tempo indeterminato (+31,6%). Il bilancio dei primi nove mesi risulta comunque ampiamente negativo per tutte le tipologie contrattuali, con la sola eccezione del lavoro domestico (+0,9%).

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A livello di settori di attività, nel terzo trimestre si è assistito ad una generalizzata crescita rispetto al trimestre precedente: in particolare sono da segnalare gli aumenti nella “PA, Istruzione, Sanità” (+197,4%), nell’agricoltura (+117,3%), negli alberghi-ristoranti (+95,7%) e nella logistica (+90,8%). Moderato, al contrario, il recupero per il commercio (+6,8%) e per le costruzioni (+18,2%).

Nonostante il miglioramento fin qui descritto, il confronto con i dati del terzo trimestre del 2019 ci mostra comunque che il livello delle assunzioni è più basso per la maggior parte dei settori: in particolare il manifatturiero (-28,5%), il commercio (-22,1%) ed i servizi alle imprese (-28,4%). Due sole le eccezioni: la logistica (+3,9%) e alberghi-ristoranti (+2,3%).

Il bilancio dei primi nove mesi in ogni caso è caratterizzato dal segno negativo per la generalità dei settori economici. Le flessioni più importanti, come prevedibile, si registrano nei comparti più colpiti dalle restrizioni collegate all’emergenza sanitaria: alberghi e ristoranti (-45,3%), servizi alle imprese (-37%), manifatturiero (-36,3%), logistica (-34,5%) e commercio (-30%). Contenute le flessioni di “PA, Istruzione, Sanità” (-4,6%) e costruzioni (-9,7%).
Il rimbalzo del terzo trimestre si riverbera in tutte le aree della provincia: Valdichiana (+100,6%), Valdelsa (+96,7%), zona Senese (+84,6%), Amiata (+65,9%).
La ripresa non riesce comunque a colmare il gap con lo scorso anno: gli avviamenti registrati nel terzo trimestre 2020 rimangono, infatti, sensibilmente al di sotto di quelli dello stesso periodo del 2019 in tutte le aree ed in particolarmente nella zona dell’Amiata (-31,7%) ed in quella della Valdelsa (-12,5%).
Infine, tutti i territori della provincia nei primi nove mesi dell’anno accusano pesanti contrazioni che vanno dal -23,6% della zona Senese al -30,9% dell’Amiata.

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I flussi di nuove iscrizioni alla disoccupazione pervenute ai Centri per l’Impiego della provincia di Siena nel terzo trimestre risultano in crescita dell’1,8% rispetto allo stesso trimestre del 2019 e del 137,8% rispetto al secondo trimestre 2020. Nei primi nove mesi del 2020, comunque le nuove iscrizioni risultano in calo dell’11,3%.

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Nei primi nove mesi dell’anno diminuiscono maggiormente le iscrizioni dei più giovani: -17,4% la variazione media per gli under 25, con punte di -25,9% per la Valdelsa e -25% per l’Amiata, fenomeno che può essere rappresentativo anche di un possibile effetto “scoraggiamento” nella ricerca del lavoro fra i più giovani.

A livello territoriale, la Valdelsa (-16,6%) e la zona Senese (-14,7%) sono le aree in cui la flessione delle nuove iscrizioni alla disoccupazione sono state più forti. Nella Valdichiana, al contrario, si registra una crescita del 2,4%.
 
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