Giovedì, 22 agosto 2019
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PALIO E CONTRADE - ISTRICE

''Le Contrade di Siena raccontate dai Priori'': Istrice - FOTOGALLERY

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Il Priore della Contrada Sovrana dell'Istrice, Nicoletta Fabio, svela la Contrada di Camollia

nicolettafabio-priore-istrice450Quattordicesimo appuntamento con il nostro speciale sulle contrade. Nella puntata di questa settimana andiamo a scoprire la Contrada Sovrana dell’Istrice insieme al priore di Camollia Nicoletta Fabio.

LA STRUTTURA - Il priore ci attende in Via Camollia 89, davanti all’entrata del museo. Entriamo nella sala delle vittorie, sede dei seggi e delle assemblee e da qui inizia la nostra chiacchierata: “Il potere esecutivo – racconta Nicoltetta Fabio - è costituito dalla Sedia, dalla Consulta generale e dal Consiglio generale. Tali organismi devono sempre adeguarsi alle decisioni assunte dall’Assemblea, che rappresenta tutto il Popolo di Camollia e che per mezzo delle delibere adottate regola la vita della Contrada sotto tutti gli aspetti. La Sedia è composta da 16 membri: Priore, Vicario, Capitano, 3 Provicari (rispettivamente all’Amministrazione e Finanze, all’Organizzazione, Segreteria e Attività culturali, e al Circolo “Il Leone”), Cancelliere, Economo, Archivista, Bilanciere, Camarlengo, Amministratore del Protettorato, Amministratore delle Finanze, Provveditore ai Beni Immobili, Provveditore alla segreteria e all’organizzazione del Circolo, Provveditore all’Economato del Circolo. Il mandato della sedia è triennale, fatta eccezione per i 3 rappresentanti del Circolo che restano in carica per un biennio, mentre il mandato del Capitano è quadriennale, con obbligatoria verifica della fiducia ogni 2 anni. La Consulta generale, organo consultivo della Sedia, è composta dai Maggiorenti (ex Priori, ex Capitani ed ex Vicari), membri di diritto ai quali non è preclusa la candidatura alle cariche elettive, e da membri nominati dal Priore e dal Capitano, in ragione di un massimo di 10 ciascuno, scelti fra gli istriciaioli che per la loro esperienza o per particolari benemerenze siano ritenuti di valido aiuto nell’esame e nella soluzione di problemi contradaioli. Il Consiglio Generale, invece, organo permanente non elettivo, è costituito da circa 300 membri, fra i quali gli ex componenti della Sedia e gli ex consultori. Al Consiglio competono le decisioni relative ad acquisti e vendite di beni mobili e immobili quando si eccedono i limiti di competenza della Sedia, ma entro un determinato importo. Spetta inoltre al Consiglio la nomina di un suo membro nelle varie commissioni elettorali, nel Collegio dei Probiviri e nel Collegio sindacale. Completano l’organigramma i Delegati di Sedia, che non fanno parte degli organi esecutivi e perciò non sono soggetti a votazione, ma sono proposti dai Provicari competenti per settore e svolgono compiti eminentemente operativi di particolare impegno. Infine, in occasione di manifestazioni di carattere straordinario che non rientrino nelle attività di normale amministrazione, la Sedia forma delle Commissioni di contradaioli atte a svolgere gli specifici incarichi e le sottopone all’approvazione dell’Assemblea. Una specificità dell’Istrice è l’unione tra circolo e contrada. Il Leone e la Contrada, infatti, non sono divisi, ma rappresentano un’unica personalità giuridica. Personalmente sono al primo mandato da Priore, eletta nel dicembre 2010 per il triennio 2011-13. Precedentemente ho ricoperto la carica di cancelliere dal 2004 al 2006, delegata alla redazione dell’Aculeo per più di un mandato e presidente della commissione numero unico nel 2008”.

IL POPOLO - Una contrada dai numeri elevati, ben organizzata e rispettosa delle gerarchie interne. “Quello dell’Istrice – prosegue il priore -  è un popolo numeroso, che conta tra i 3000 e i 4000 protettori, ma per quanto composito ha una sua spiccata personalità. È un popolo prima di tutto leale, corretto e sincero, che ha sempre affrontato le questioni a viso aperto e non si è mai sottratto al confronto e ai giudizi; fiero e orgoglioso, geloso della propria autonomia pur nel rispetto assoluto delle Consorelle e della città, ma soprattutto geloso delle proprie consuetudini, dei propri luoghi e dei propri affetti, tanto da apparire a volte burbero. In realtà è un popolo che manifesta riconoscenza e gratitudine nei confronti di chi lo merita, un popolo spontaneo e molto generoso, di grande cuore, che ha una tradizione di solidarietà fortemente radicata ma volutamente poco esibita. È un popolo fatto di tanti giovani e giovanissimi e questo lo rende particolarmente entusiasta ed esuberante. Tutte le generazioni, però, sono ben rappresentate e i più vecchi condividono quotidianamente la loro esperienza e saggezza con i ragazzi, come è naturale nella vita di contrada. Tante le donne, troppe secondo qualche istriciaiolo non necessariamente anziano, che ormai da tempo ricoprono cariche anche importanti, basti pensare che nell’attuale Sedia la rappresentanza femminile è di 4 su 16. Il gruppo donne fu sciolto oltre vent’anni fa, a dimostrazione di una piena partecipazione e di una sostanziale parità, anche se personalmente ritengo che una certa distinzione di ruoli sia comunque opportuna. Tutte le iniziative della Contrada vedono una bella partecipazione, al “Leone”, aperto anche di pomeriggio, c’è sempre una folta presenza, il Gruppo Donatori di sangue è numeroso e ben organizzato, molto attivi anche i gruppi sportivi e il coro, gli appuntamenti con il gruppo piccoli e con il gruppo giovani sono frequenti e anch’essi molto partecipati. La coesione nasce dall’affetto disinteressato per la Contrada e dalla memoria comune, a cui siamo profondamente legati. Del resto il popolo dell’Istrice è poco incline alle innovazioni, tendenzialmente diffidente di fronte alle novità, ma sa guardare avanti, sa interpretare i cambiamenti senza perdere le radici, sa essere lungimirante. È anche un popolo rispettoso dei ruoli e delle gerarchie e questo consente di gestire i grandi numeri, grazie ad una organizzazione interna ben strutturata e funzionale”. Altro capitolo la rivalità con la Lupa, che nel tempo ha avuto momenti di forte scontro, ma che adesso è rientrata nei canoni: “La rivalità con la Lupa risale a 80 anni fa, iniziò per una questione di confine, per una bandiera fuori posto che dette il via ad una lunga disputa e ad un fitto scambio epistolare fra il Conte Chigi, allora Priore dell’Istrice, e il Cavalier Manenti, Priore della Lupa. Fra l’altro abbiamo di recente recuperato la corrispondenza fra i due, che mancava nel nostro archivio e che è stata fatta oggetto un paio di anni fa di una piccola pubblicazione. È una rivalità molto sentita da tutte le generazioni, che se vissuta in maniera reciprocamente corretta, com’è attualmente, rientra nei canoni tradizionali ed è uno di quegli elementi vitali che rendono unica la nostra realtà, una componente essenziale della passione che anima le Contrade”.

nicolettafabio-priore-istriceMUSEO E ORATORIO - Terminata la prima parte della chiacchierata, ci spostiamo nei locali della contrada, partendo dall’oratorio e successivamente nel museo: “L’oratorio, la chiesa dei Santi Vincenti e Anastasio – racconta il priore Nicoletta Fabio - fu accordato agli istriciaioli nel 1788, quando la chiesa che precedentemente li ospitava, San Bartolomeo alla Castellaccia, nei pressi di porta Camollia, ormai in pessimo stato, fu restituita alla parrocchia di Santo Stefano. Dal 1844 la Contrada ottenne il pieno possesso dell’attuale oratorio, ma mantenne il culto di San Bartolomeo, cui è dedicato l’altare sulla destra della navata e che è rappresentato nella scultura lignea policroma del 1932. La chiesa ha origini molto antiche, il campanile, danneggiato dal terremoto del 1869, fu ricostruito su disegno di Giuseppe Radicchi a spese degli istriciaioli e pochi anni dopo il nobile Ferdinando Pieri Nerli donò alla Contrada l’organo settecentesco, restaurato di recente. All’interno, fra le opere più preziose e significative, troviamo la Madonna con Bambino, San Bernardino da Siena e San Girolamo opera di Sano di Pietro, prezioso fondo oro di metà Quattrocento. L’altare maggiore è impreziosito dal paliotto in damasco rosso e broccato d’oro con decorazione a fogliami policromi dei primi del Settecento, la pittura a monocromo dell'abside con la rappresentazione dei due santi titolari Vincenzo e Anastasio è di Carlo Amidei (1745), mentre il ciborio in legno intagliato e dorato di scuola senese è degli inizi del Settecento. Nell’oratorio, come ricorda la lapide in marmo, sarebbe stato sepolto nel 1513 il Pinturicchio, che aveva casa e bottega in piazza Paparoni. Del Quattrocento è il tabernacolo in marmo in forma di facciata di chiesa che proviene probabilmente dall’altare quando ancora presentava strutture architettoniche e decorative più antiche, assai diverse dalle attuali. La benedizione del cavallo viene effettuata all’interno della chiesa. Passando in sagrestia, c’è una ricchissima collezione di elaborati lignei, argenti e paramenti sacri di manifattura senese soprattutto settecenteschi. Tra le cose più rare e particolari troviamo la lastra tombale di Louis de Chamenet, cavaliere morto nella peste del 1348 mentre era di ritorno a Napoli. La lapide appartiene ad una tipologia piuttosto rara in quanto è una delle poche a figura intera esistenti in Italia. Pregevolissima è la lunetta con l'affresco staccato dalla facciata raffigurante Cristo benedicente degli inizi del Duecento, dipinto murale tra i più antichi della città. Nelle vetrine, i ferri originali recuperati dalla distrutta porta in legno di Camollia, da cui provengono anche gli stemmi in legno intagliato con l’araldica delle famiglie dei Medici e dei Lorena. Nel salone delle vittorie, oltre ai drappelloni, troviamo la testa in bronzo del Conte Guido Chigi Saracini (la scultura è di Vico Consorti), che donò alla Contrada i locali del museo, così come i locali del Circolo Il Leone. L'artista da lui amato e protetto Arturo Viligiardi dipinse sulla parete destra nel 1932 il grande istrice, del quale si conserva anche il disegno preparatorio. Fra i drappelloni, il più antico risale al 2 luglio 1766, mentre particolarissimo è quello della vittoria del 17 agosto 1842 che ha una configurazione orizzontale e si riferisce all’ultima corsa effettuata con tutte le 17 contrade. Interessante anche quello per il palio corso il 23 settembre 1896 per l’inaugurazione del monumento di Garibaldi alla Lizza. Fra le monture, troviamo il corpetto del Duce del 1786, ispirato alla maniera dei Lanzi svizzeri, il corpetto del paggio maggiore del 1878, molti costumi dell’Ottocento (anche una montura alla piemontese ed una alla prussiana) e una corposa collezione dei costumi del 1904. Molte e preziose, nell’oratorio e nel museo, le bandiere dell’Ottocento e del primo Novecento, alcune recentemente restaurate; il bandierone del paggio maggiore nella sala delle vittorie è del 1955, come i due bandierini del paggio portainsegne. Conserviamo anche giubbetti vittoriosi e zucchini vittoriosi, i più antichi, quello di Benvenuto del 2 luglio 1905 e quello del Picino del 2 luglio 1913. Tanti anche i masgalani e minimasgalani, medaglie, monete, maioliche, le più antiche del Quattro e Cinquecento, stampe, pergamene, incisioni, bozzetti  di monture dipinti, fra gli altri, da Alessandro Franchi, Federigo Joni, Arturo Viligiardi. Moltissimi anche i “cavallini” in ricordo delle vittorie. Disegni e dipinti (talvolta su tovaglioli) di artisti contemporanei, da Treccani a Decca, Fromanger, Mitorai, il più recente è il disegno a carboncino raffigurante la Madonna donato da Jim Dine, autore del drappellone del 2 luglio 2000, che ha rifatto la Madonna del Palio con un’espressione compiaciuta.  Molte sono opere di culto sono state ereditate dalla struttura architettonica ospitante, altre provengono da lasciti e donazioni di contradaioli, alcune sono legate unicamente al palio e alle diverse fasi della festa, mentre altre hanno un valore solo affettivo conosciuto unicamente dai contradaioli. La Contrada effettua spesso acquisti sul mercato antiquario non solo per accrescere le collezioni, ma anche  per impedire la dispersione di testimonianze legate al rione”.

IL TERRITORIO - Un territorio vasto, con zone verdi importanti e tanti vicoli suggestivi. “Il territorio dell’Istrice – conclude Nicoletta Fabio - è molto vasto, da Porta Camollia al Cavallerizzo, e comprende zone verdi come la Fortezza medicea (che ha ospitato le cene della vittoria più recenti) e la Lizza, dove fra l’altro sorge il nostro monumento al cavallo opera di Sandro Chia, il cui bozzetto originale è conservato nel museo. Data la vastità non sono moltissimi gli istriciaioli che vi abitano, anche se ultimamente diverse famiglie e coppie giovani sono rientrate. Dalla Lizza si apprezza la facciata posteriore di Palazzo Avanzati, dove abitò il Senesino, ma il cuore del rione batte fra Costa Paparoni (il centro della festa del Santo Patrono), la Magione e Piazza Chigi Saracini, sede della cena della prova generale e di molti cenini del palio, soprattutto quando corriamo (altrimenti effettuati nella terrazza della società). Piazza Paparoni prende il nome da papa Alessandro III (1159-1181), restano poche tracce del palazzo del Papa, che peraltro non vi abitò mai, e sui ruderi furono edificate diverse abitazioni, in una delle quali abitò il Pinturicchio, case a loro volta demolite probabilmente per la costruzione del Convento della Concezione, anch’esso ora distrutto. La chiesa di San Pietro alla Magione, di cui si ha notizia fin dall’anno 998, una delle perle del nostro territorio, a partire dagli anni Trenta del Duecento fu sede dei Cavalieri del Tempio, che la amministrarono fin  quando i beni dei Templari furono devoluti agli Ospitalieri con la bolla papale del 1312 e la Magione divenne sede del Sovrano Ordine di Malta: è questa la ragione per cui nel 1980, in virtù dei legami storici fra l’Istrice e i Cavalieri di Malta, fu concesso alla contrada il privilegio di inscrivere nel proprio stemma il capo di rosso alla croce ottagona, di fregiare con la stessa croce il manto del duce della comparsa e di assumere il titolo di Sovrana. La cappella cinquecentesca di San Donnino, annessa alla Magione, fu invece il primo oratorio dell’Istrice, le fonti ricordano infatti che a partire dal 1623 circa qui si riuniva il popolo di Camollia. Accanto al pozzo della Magione si trova la fontanina battesimale, opera di Vico Consorti, inaugurata nel 1962, e poco più avanti, in Via Malta, già Via della Piana, si trova la stalla. Quando lasciarono la Magione, agli inizi del Settecento, gli Istriciaioli chiesero ospitalità alla chiesa di Fontegiusta, dove rimarranno fino al 1733. La chiesa, la cui costruzione fu avviata nel 1479, ospita la Venerabile Confraternita di Santa Maria in Portico a Fontegiusta, con cui la Contrada ha tuttora un forte legame morale. Il territorio comprende una serie di vie e vicoli particolarmente caratteristici, da via del Romitorio al vicolo di Malizia, da via degli Umiliati (da cui si accede alla Villa Giardino Rubini Manenti) al vicolo dello Sportello. Siamo particolarmente affezionati al Pignattello, strada che nel Medioevo ospitava numerose botteghe e dove i vasai realizzavano le pignattelle per l’illuminazione che danno il nome alla via. Qui si trovava la casa di Sigismondo Tizio, cronista del ‘400, situata oltre la Chiesa della Madonna delle Grazie, ora chiesa del Sacro Cuore. Più ampie e trafficate via Camollia, primo tratto urbano della Francigena, e via Campansi. In Camollia, oltre a palazzo Chigi dove nacque Carlo Corradino Chigi, eroe risorgimentale e Gonfaloniere di Siena nel 1859, c’è di fronte a via Malta il palazzo dove abitò Baldassarre Peruzzi, mentre in Campansi nel 1400 sorgeva un convento francescano e l’attuale casa di riposo ha al suo interno la bellissima chiesa di san Girolamo. Tra Camollia e Campansi si trova uno dei numerosi tabernacoli del rione, con l’affresco raffigurante la Madonna con Bambino e  Santi realizzato da Antonio Castelletti dopo il terremoto del 1798. Altri tabernacoli, più recenti, si trovano in via Malta (una Madonna di Provenzano in terracotta ne ha sostituita una analoga in cartapesta, trafugata nel 1990) e in via di Fontegiusta (una Madonna con Bambino, altorilievo realizzato da Luciana Staderini nel 1974), mentre in via del Pignattello il bassorilievo raffigurante la Madonna con Bambino alla maniera del Vecchietta risale alla fine del XV secolo. Simbolo del territorio è comunque Porta Camollia, “baluardo di difesa e simbolo di accoglienza”, come è stata definita nella pubblicazione che nel 2004 fu realizzata dalla Contrada in occasione del  quarto centenario della ricostruzione, pubblicazione nella quale fra l’altro viene sfatata la credenza che la famosa scritta “Cor magis tibi Sena pandit” (ripresa anche nel nostro inno) fosse dedicata al granduca Ferdinando in visita a Siena. La porta ha accompagnato, con funzioni diverse ma ugualmente simboliche e connesse con l’evoluzione storica di Siena, le vicende non solo istriciaiole ma di un’intera comunità e per questo meriterebbe un restauro che più volte la Contrada ha sollecitato”.

Nell’appuntamento della prossima settimana, il quindicesimo del nostro speciale, andremo a scoprire la Nobile Contrada del Nicchio, insieme al priore dei Pispini Paolo Neri. 
 
LINK a tutte le Contrade pubblicate

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Immagini © Giuseppe Pirastru

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CONTRADA SOVRANA DELL'ISTRICE

istrice300Stemma d'argento, un istrice armato, su base erbosa, coronato all'antica, caricato di due rose di Cipro rosso, un nodo di Savoia azzurro e la croce ottagona del Sovrano Militare Ordine di Malta d'argento sul campo di rosso

Colori: Bianco con arabeschi rossi, neri e blu in parti uguali

Motto: Sol per difesa io pungo

Titolo: La Contrada ha il titolo di "Sovrana" concesso nel 1980 dal Sovrano Militare Ordine di Malta, che ebbe sede dal XIV secolo nel rione di Camollia

Simboleggia: Acutezza

Antiche Compagnie Militari: Santo Stefano, San Vincenti, la Magione, San Bartolomeo

Arte o mestiere
: Fabbri

Terzo:
Terzo di Camollia

Sede: Via Camollia, 89

Società di Contrada:
"Il Leone"

Santo Patrono: San Bartolomeo

Festa Titolare:
24 agosto

Oratorio:
in Via Camollia, fu originariamente la Chiesa dei Santi Vincenti e Anastasio, che si fa risalire al 1144. Dopo numerosi restauri e modifiche, la Chiesa fu concessa in uso perpetuo agli istriciaioli nel 1849

Fontanina Battesimale:
opera di Vico Consorti, realizzata nel 1962, reca il motto della Contrada ed è situata in Via Malta

Contrade Alleate: Bruco, Chiocciola, Civetta, Giraffa

Contrada avversaria:
Lupa

Vittorie ufficiali:
per la Contrada 42 - per il Comune 41

Ultima vittoria: 2 luglio 2008 - Luigi Bruschelli detto Trecciolino su Già del Menhir

Sito internet: www.istrice.org

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ESTRA NOTIZIE

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IL PALIO E LE CONTRADE DI SIENA

drappellone400Aquila AQUILA
Bruco BRUCO
Chiocciola CHIOCCIOLA
Civetta CIVETTA
Drago DRAGO
Giraffa GIRAFFA
Istrice ISTRICE
Leocorno LEOCORNO
Lupa LUPA
Nicchio NICCHIO
Oca OCA
Onda ONDA
Pantera PANTERA
Selva SELVA
Tartuca TARTUCA
Torre TORRE
Valdimontone VALDIMONTONE

Palio del 16 agosto 2019 - Milo Manara - Selva
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Gli stemmi, i colori delle Contrade e le immagini del Palio sono utilizzati con l'approvazione del

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