Martedì, 20 agosto 2019
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PALIO E CONTRADE

Palio di Siena, Chiara Tambani ha realizzato il Masgalano per le Carriere del 2019

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Il premio per la migliore comparsa durante la sfilata del Corteo Storico delle due Carriere 2019, è stato offerto dall’AUSER comunale di Siena

PRESENTAZIONE DRAPPELLONE 26 Giugno 2019 - 30Il Masgalano per i Palii del 2019 è un bellissimo bacile di bronzo bagnato nell’argento che sintetizza l’araldica di uno dei più antichi “xenodochio”, ospizio gratuito per pellegrini e forestieri della storia: l’antico ospedale Santa Maria della Scala.

L’opera, realizzata dall’artista senese Chiara Tambani, offerta dall’Auser comunale di Siena: l’ente con finalità assistenziali della città, è un omaggio al volontariato che, nel ripercorrere la leggenda del Beato Sorore, il fondatore dello Spedale più antico d’Europa, pur stando al mito naturalistico, parte integrante del percorso creativo dell’artista, si lega al senso più profondo dell’accoglienza e della solidarietà, capi saldi della stessa associazione e della storia di Siena.

Una fusione di tutti questi elementi, come quella a cera persa, tecnica usata per l’ambito riconoscimento, che si ritrova racchiusa nello stemma dell’antico complesso: una scala al cui apice è posta una croce, che l’artista fa germogliare.

masgalano500Metamorfosi volta a trasformare il legno dell’insegna cristiana nell’albero della vita. Una pianta ricca e rigogliosa, i cui rami della chioma, nel crescere, “esplodono” e si intrecciano gli uni agli altri, segnando e percorrendo la forma concava dello stesso bacile, a formare un nido, emblema dell’accoglienza della vita.

La natura si combina così con quella che è la trama del passato di amore, pietà e misericordia di Siena, che ancora oggi vive e si nutre nelle Contrade. E proprio una rete relazionale, a simboleggiare il mutuo soccorso delle 17, fiorisce nel retro del premio che andrà alla comparsa più elegante di piazza. Come sigillo di questo tramaglio di rapporti mosso da buoni sentimenti, un cavallo. Non più solo e semplicemente stereotipo del Palio e simbolo della corsa, ma anche essere vivente amato, rispettato, accolto e curato dalla città stessa. A dimostrazione che la solidarietà e il senso di accoglienza non hanno confini, non solo spazio temporali, ma anche di appartenenza.

L’insegnamento del povero ciabattino di nome Sorore che, alla fine del IX secolo, rifocillava e riassettava le scarpe ai pellegrini di passaggio, perché mosso da amore e carità, resta elemento fondante dell’anima della Siena di oggi e paradigma per il mondo.


La presentazione del Masgalano realizzato da Chiara Tambani

masgalano-retro500Con il Masgalano 2019, offerto dall’Auser comunale di Siena, Chiara Tambani ha realizzato una sintesi tra tradizione e contemporaneità, che definire mirabile non è azzardato né improprio.
L’Auser è una piccola ma importante associazione, saldamente presente nel tessuto sociale cittadino con stimate azioni di assistenza, solidarietà ed accoglienza. Sono questi i temi che all’associazione premeva venissero espressi nel Masgalano che l’Auser ha avuto il privilegio di offrire in premio alla migliore comparsa del 2019. Temi e sentimenti che l’autrice di quest’opera ha saputo cogliere alla perfezione, fino dall’esecuzione del bozzetto.

Chiara Tambani, senese e contradaiola del Drago, è al suo esordio come artefice di un Masgalano, nonostante una carriera artistica già costellata di importanti realizzazioni ed esposizioni internazionali.

Diplomatasi all’Istituto d’arte di Siena e poi all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel corso di scultura tenuto dal professore Alik Cavaliere, nel suo percorso di scultrice si è rapportata con committenze sia istituzionali che private.

La produzione artistica di Chiara Tambani è dedicata al mito naturalistico, alla metamorfosi, alla sostenibilità ambientale ed al rapporto dell’uomo con il paesaggio.

Citando il critico di arte contemporanea Anna Chiara Cimoli, a proposito dell’ultima mostra della Tambani tenutasi a Milano, sono “gesti poetici” quelli di Chiara, “artista dotata di un sentimento magico della natura”.

Come dicevamo, nel Masgalano per l’anno 2019 Chiara Tambani ha saputo comporre una efficacissima sintesi tra l’arte contemporanea – enunciata dal linguaggio espressivo – e la tradizione più autenticamente nostra, che si estrinseca invece nella forma esteriore dell’opera. Si tratta infatti di un vero e proprio bacile, bagnato nell’argento, ovvero, se si vuole, di una guantiera, cioè il trofeo più anticamente documentato che veniva destinato alla migliore comparsa, e che talvolta costituiva persino il premio per la vittoria di una carriera. La contemporaneità, nel caso della ricerca di Chiara Tambani, è sita nell’attenzione al rapporto filologico, che va dal linguaggio della cultura popolare ad un rinnovamento linguistico, ad un linguaggio classico ed elegante che esprime – come detto – brillante capacità di sintesi.

Questo Masgalano è nato attraverso molti passaggi tecnico-gestuali: primordiali, sensibili e complessi. Come altre sculture della Tambani l’opera è scaturita da una alternanza di forme negative e positive, quasi come la genesi di un fossile, e procedendo verso una traduzione dell’idea in creta, gesso, cera, materiale refrattario, fino a giungere al bronzo.

Attenendosi al messaggio dell’accoglienza e dell’assistenza, che era fra le istanze del committente, e in osservanza dello specifico contesto storico-culturale senese, Chiara Tambani ha scelto di fare riferimento ai temi che la storia della nostra città suggeriva. E in tale ambito non si poteva prescindere dalla millenaria esperienza dell’ospedale di Santa Maria della Scala, che proprio col fine dell’accoglienza fu fondato, marcandone sin dall’inizio la funzione e l’anima.

Nella forma concava del bacile del diametro di 43 centimetri è iscritta l’iconografia, che cita la leggenda del Beato Sorore (mitico fondatore dell’Ospedale), attraverso gli elementi che comparvero nel suo sogno, ispiratore appunto dell’accoglienza, pratica a cui dedicò la sua vita.

La croce, che sormonta la scala della – per tutti noi familiarissima – araldica dell’antico Spedale, è in realtà un colto riferimento all’albero della vita, nel quale Chiara fa fiorire il legno della croce conducendo la sua fioritura a costruire un nido iscritto nel bacile. Una croce che germoglia un intreccio, un bacile che si fa nido, un nido che suggerisce l’accoglienza della vita stessa.

In questi passaggi semiotici è la cifra del lavoro di Chiara Tambani: “il mito naturalistico” investe l’opera animandola e attuando una suggestiva trasformazione che è ancora uno dei capisaldi dell’arte della Tambani. Perché come scriveva Arturo Martini – il più grande scultore italiano del ‘900 – “l’arte non è interpretazione, ma trasformazione”.

E dunque metamorfosi. In questo caso la metamorfosi dell’emblema elegante del Santa Maria della Scala, in un gioco di “innesti” sottesi al mito naturalistico dove la croce diviene nido in un processo appunto metamorfico. E ancora: un oggetto – il bacile-guantiera – che nella sua rielaborazione procede fino a trovare una nuova identità, evolvendosi da oggetto funzionale a latore di messaggi e significati.

Il retro del Masgalano reca i nomi delle diciassette consorelle, unite fra loro da un intreccio di linee, a formare come delle costellazioni, un microcosmo, una rete di relazioni in cui è il peso di ogni singola unità a sostenere l’insieme. Un significato, quello della rete, che in tema di solidarietà e accoglienza diventa pregnante, soprattutto oggi che la funzione sociale e di mutuo soccorso, all’interno delle nostre Contrade, ha ripreso un ruolo decisivo, l’essenza stessa della nostra più vera, unica ed incomparabile identità civica.

di Giovanni Mazzini

Immagini © FotoStudio Siena
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