Domenica, 15 settembre 2019
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SALUTE E BENESSERE

Cacciadiavoli, millebuchi, ovvero... Iperico!

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nottedisangiovanni300Saliamo sulla macchina del tempo e immaginiamoci di essere in campagna.... la notte di San Giovanni, tra il 23 ed il 24 di giugno, diciamo di... 700 anni fa. Grandi falò sono accesi per scacciare gli spiriti maligni e le streghe, ed assicurarsi, con la protezione del Santo, un buon raccolto.

Intorno al fuoco le ombre si agitano danzando e recitando preghiere con in mano dei rami di una pianticella che in quella notte verrà ‘benedetta’ dal Santo e proteggerà dalle malattie e dai sortilegi. La scena appena descritta non sarebbe troppo diversa se viaggiassimo ancora più all’indietro nel tempo, diciamo di almeno altri 1500 anni. Anche i greci ed i romani infatti pensavano che quella pianticella proteggesse dalle streghe e dai malefici e la cerimonia sarebbe stata celebrata perchè quelli erano i giorni del solstizio d’estate, e la notte di lì a poco sarebbe tornata di nuovo ad allungarsi. Dunque c’era  bisogno di protezione anche con l’aiuto della pianta magica con fiori del colore del sole.

iperico300vQuella pianticella miracolosa ha avuto nel tempo molti nomi: cacciadiavoli, pilatro, millebuchi, erba di San Giovanni; i botanici di oggi la chiamano Iperico.

Abbiamo visto come attraverso il mito classico si tramandi l’importanza di alcune piante medicinali; ecco comparirne una invece in una antichissima tradizione di origini ‘pagane’, una di quelle che la chiesa cristiana ha tentato (quasi sempre riuscendoci) di scradicare o almeno di ‘cambiargli i connotati’. E attraverso la festa pagana cristianizzata si tramanda l’importanza millenaria di uno strumento di salute e sopravvivenza dell’uomo sulla faccia della terra. Vediamo perchè l’iperico ha avuto tutta questa importanza.

L’iperico (Hypericum perforatum) è una pianta perenne pittusto robusta, assai diffusa nel bacino del Mediterraneo. Deve il suo nome ‘perforatum’ al fatto che se si osservano le foglioline in controluce, esse appaiono come bucherellate. Già Plinio il Vecchio ne riporta l’uso contro il morso dei serpenti velenosi, e Dioscoride, medico greco del I sec d.C., ne raccomanda l’uso esterno per le ustione e le ferite e l’uso interno come diuretico, e nella febbre ricorrente della malaria..., la terribile e misteriosa malattia che mieteva numerose vittime e che si riteneva fosse il frutto di malefici incantesimi che ‘ammorbavano’ l’aria, trasformandola appunto in “mal’aria”.

sangiovannibattista200In antichità erano usate sia le sommità fiorite che i frutti (definiti in molti trattati ‘grani di iperico’). Oggi si usano solamente i fiori, che sono di colore giallo-oro, con 5 petali asimmetrici; le foglie delle estremità fiorite ed i petali hanno i bordi ricoperti di puntini scuri. Questi puntini scuri sono in realtà delle vescicolette, che sono responsabili del fatto che se si strofinano i fiori di iperico nelle mani, queste si tingono di rosso sangue... si spiega come fu abbastanza facile per la Chiesa antica associare questo fenomeno al ricordo del sanguinoso martirio di San Giovanni Battista.

iperico300L’iperico è un preziosissimo rimedio ‘vulnerario’. Secondo l’antica dottrina delle ‘segnature’ l’aspetto fisico di un’erba ne indicava anche il valore terapeutico, e le piante ‘rosse’ erano ritenute rimedi infallibili nelle ferite. Il ‘fiore rosso’ dell’erba di San Giovanni (che era giallo ma ‘rosso’ diventava se strofinato) non fece eccezione.

Pier Andrea Mattioli, il celebre botanico senese del ‘500, lo consigliava oltre che come ottimo rimedio su qualsiasi tipo di ferita, anche come antiepilettico, antimalarico, diuretico. Castore Durante, diceva, verso la fine del 500, che “il seme bevuto con vino, caccia fuori le pietre delle reni”. L’iperico era inoltre uno degli oltre 70 componenti della Teriaca, elettuario notissimo nelle antiche farmacopee e dotato di poteri ‘infallibili’ contro veleni, febbri e pestilenze.

santamariadellascala-ingresso300vJacinto Marchi, capospeziale del ‘Regio Spedal Grande’ di Santa Maria della Scala di Siena, nei primi decenni del XVIII secolo, consiglia nel suo ricettario la seguente formulazione dell’Olio di Iperico: 2 libbre (circa 700g) di ‘grani di iperico’ si pestano in una libbra di vino bianco ‘generoso’ (in sostanza si tratta di vinsanto), poi si aggiungono 2 libbre di olio di oliva e si tiene il tutto a fuoco lento per tre giorni. Poi si spreme e si filtra, e l’olio si conserva per un anno1.

Non troppo diversa la ricetta che una nonnina della campagna senese mi descrisse tempo fa: si piglia una bottiglia, si riempie per ¾ di fiori di Iperico, colti di mattina e tritati un po’, si copre il tutto con olio di extravergine di oliva (ma va bene anche l’olio di semi) e la miscela si tiene al sole estivo per due settimane (ritirandolo in casa la notte però!). l’olio tinto di rosso viene filtrato ed è efficace per un anno intero contro usioni, ferite e contusioni.

L’iperico in passato non era ritenuto attivo solo quando applicato dall’esterno. Il medico inglese del ‘600 Nicholas Culperer consigliava di bollire i fiori di iperico nel vino e berne a volontà per sanare le ferite e le contusioni interne, inoltre usava il ‘vino ipericato’ anche per calmare la nausea e l’espettorazione del sangue.

Pur mantenendo la sua antica applicazione come rimedio vulnerario, soprattutto in medicina popolare o ‘casalinga’, l’iperico ha da non molti anni un ruolo terapeutico ‘ufficiale’ in una malattia che gli antichi non conoscevano: la depressione.

ipericina300Principale responsabile delle attività descritte è una molecola un po’ complessa, la ipericina, appartenente ad una classe di molecole che i chimici organici classificano col nome un po’ sinistro di "diantroni". È anche la componente responsabile del colore rosso sangue che si ottiene strofinando i fiori.

L’iperico però contiene anche altri componenti che possono contribuire agli effetti riportati, fra questi alcuni flavonoidi (rutina, iperina e quercetina), tannini e olii essenziali (fra cui il pinene ed il limonene).

Per quanto riguarda l’attività antisettica e cicatrizzante sembra chiaro che l’ipericina non agisce da sola ma ha bisogno anche di alcuni degli altri componenti citati.

L’ipericina pura è invece sufficente ad esplicare l’azione antidepressiva. Questa si attua attraverso l’inibizione dell’attività di un enzima, la MAO (Mono Amino Ossidasi), che ha come conseguenza l’aumento dei livelli di serotonina, nor-adrenalina e dopamina, i quali, per farla breve, aumentano il ‘buon umore’. Inoltre è stato dimostrato un aumento della secrezione notturna di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno/veglia; un buon uso di ipericina dunque ha effetto anche sulla qualità del sonno.

Applicazioni in via di sperimentazione. Ricercatori del CNR di Pisa hanno recentemente riportato la applicazione dell’iperico nella terapia preventiva contro la malattia di Alzheimer. L’iperico è stato preso in considerazione anche nella terapia dell’AIDS, essendo stato riportato un suo effetto sul virus responsabile della malattia, che però non ha ancora portato ad applicazioni cliniche pratiche.

ipericostampa300vNote di attenzione. Sebbene l’iperico sia una pianta medicinale relativamente sicura, dosi medicinali di estratti vegetali o di ipericina purificata devono essere utilizzati sempre sotto il controllo del medico fitoterapeuta. È bene intanto sapere che l’ipericina è un antidepressivo piuttosto ‘lento’ e per notare i suoi effetti benefici ci vogliono mesi. Inutile dunque avventurarsi nell’automedicazione e sperare, come si dice a Siena, di ‘aver messo l’olio nel lume’...

Inoltre il suo uso non è privo di possibili effetti collaterali che, sebbene rari, possono arrivare ad essere anche piuttosto seri. Primo rischio fra tutti è l’aumento della pressione arteriosa, caratteritica che possiedono tutti gli antidepressivi MAO-inibitori. È bene non associare l’ipericina ad altri MAO-inibitori ed in generale a farmaci che potrebbero aumentare la pressione arteriosa (come certi farmaci per l’asma o anche dei semplici farmaci da banco contro il raffreddore). Un altro effetto collaterale possibile è la fotosensibilizzazione, quindi, specialmente nei soggetti con carnagione chiara, si potrebbero avere reazioni cutanee anche serie in seguito ad una banale esposizione al sole.

L’ipericina interagisce con vari farmaci diminuendone l’efficacia poichè ne accelera il metabolismo e l’eliminazione. Fra questi si trovano ad esempio gli anticoncezionali estroprogestinici (con possibili gravidanze indesiderate e comparsa di mestruazioni), le statine (farmaci anticolesterolo) e il sildenafil (usato per la disfunzione erettile).

Una pianta medicinale piena di risorse dunque ma anche con qualche aspetto da non sottovalutare e quindi scordiamoci di usarla senza una effettiva necessità e soprattutto senza consultare un medico o un farmacista.

ipericorosso300Una precisazione necessaria, per finire, è che ai riti ‘pagani’ del solstizio d’estate, poi tramutati in celebrazioni cristiane in onore di San Giovanni Battista, non è stata associata solo la pianta dell’iperico. Sfogliando le antiche storie delle tradizioni europee troviamo protagoniste, a seconda del popolo e della regione, anche altre piante tutte dotate di poteri medicinali. In questa notte magica, in cui la tradizioni pagana voleva che il sole e la luna si incontrassero per inviare sulla terra spiriti benigni a proteggere gli uomini dai pericoli della notte, tra le ‘erbe di San Giovanni’ ci sono anche l’erica, la verbena, la ruta, l’artemisia, il noce e persino una felce. Di tutte queste parleremo semmai più avanti. Per ora, con l’aiuto dell’iperico... felice notte!

1 Per chi volesse approfondire notizie sul ricettario senese di Jacinto Marchi, esso è conservato presso l’Archivio di Stato di Siena, ed è stato recentemente trascritto e commentato: P.Ghiara e R.Gagliardi, Per Comodo ed Istruzione de’ Giovani di Spezieria, edizioni IL Leccio, Siena, 2008.
 
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