Domenica, 21 aprile 2019
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PROVINCIA - SAN QUIRICO D'ORCIA

Forme nel Verde, Justin Peyser negli Horti Leonini di San Quirico d'Orcia

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Dal 25 luglio al 4 ottobre la XLI edizione della mostra internazionale di scultura di San Quirico d’Orcia (SI)
Inaugurazione sabato 25 luglio ore 18


horti-leonini650La ‘Bisaccia del pellegrino’, realizzata dall’artista newyorkese Justin Peyser sarà il tema al centro della XLI edizione di Forme nel Verde, mostra internazionale di scultura e arte contemporanea in programma dal 25 luglio al 4 ottobre negli Horti Leonini di San Quirico d’Orcia (SI) e che l’Amministrazione Comunale realizza dagli anni ’70.

"Il tema realizzato per quest’anno, “Open mind”, - spiega l’assessore alla cultura Ugo Sani - è un riferimento diretto alla Via Francigena, della quale San Quirico è risultata essere una delle tappe più rilevanti e trova allo stesso tempo un forte parallelismo rispetto alle opere e alle mostre realizzate in Italia da Justin Peyser, dedicate alle vie di comunicazione (Channel) e alle diaspore (Alla Deriva)".

La mostra, a cura di Francesca Pietracci (inaugurazione sabato 25 luglio ore 18) verrà articolato dall’artista in quattro sezioni andando oltre l’interpretazione letterale, e quindi illustrativa, per raggiungere invece, in un crescendo di situazioni, una gradazione di esperienze dalle quali lo spettatore viene sollecitato. Seguendo la vocazione naturale degli Horti Leonini esempio di giardino all’italiana creato da Diomede Leoni intorno al 1580, Justin Peyser ha voluto realizzare al suo interno un percorso di riflessione e meditazione, collocando quattro installazioni che, a partire dalla parte inferiore costituita da ordinate geometrie di aiuole, giunge fino alla parte alta, ciò quella lasciata “a selvatico”.

“Open Mind” è un percorso focalizzato sul concetto di libertà, ma non si tratta di una dissertazione astratta, bensì di un’esperienza che ogni visitatore è invitato a provare. La grande installazione centrale, costituita da una scultura in acciaio inox a forma di testa, invita ogni visitatore ad entrare metaforicamente e fisicamente nella propria testa, nella propria mente e corrisponde ad un vero e proprio atto fisico, ad un’azione. Il suo scopo è quello di raggiungere la pienezza del silenzio e del vuoto, liberandosi  dal frastuono esterno.  Altre opere accompagnano il cammino dello spettatore, si tratta di bisacce e di pellegrini unitamente ad una performance di Robert Leaver dedicata alla rinascita. L’artista, invitato da Justin Peyser, eseguirà una sorta di rito laico dedicato alla Madre Terra e alle sue proprietà rigenerative.

L’artista Justin Peyser è uno degli artisti newyorkesi stilisticamente più interessanti per quanto riguarda le confluenze del Post-modern nell’Avant-pop. Le sue opere, costituite da sculture e installazioni, sono realizzate mediante l’assemblaggio e la saldatura di lamiere o di parti metalliche di oggetti di risulta. In netto anticipo sull’ Europa, appartiene alla prima mediageneration americana cresciuta negli anni ’70 ed erede dell’estetica delle Avanguardie basata sulla Decontestualizzazione e sull’Assemblage. Le sue opere sono state esposte a Venezia nel 2010, con la mostra “Alla Deriva” presso Ca’ Zenobio, e successivamente  presentate in Italia con il doppio progetto itinerante intitolato “Diaspora” curato da Francesca Pietracci e realizzato al Maschio Angioino e al Palazzo delle Arti di Napoli (settembre – ottobre 2012), al Museo all’Aperto e al Palazzo dei Bruzi di Cosenza (novembre 2012 - aprile 2013), al Museo Carlo Bilotti  e alla Galleria Emmeotto di Roma (maggio – settembre 2013).

Justin Peyser è cresciuto nel New Jersey, vive e lavora a New York e in Italia. Dopo essersi laureato ad Harvard, presso il Department of Visual and Environmental Studies, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Unendo la cultura tecnologica a quella umanistica, le sue opere sono concepite come mappe formate da canali di comunicazione. Quelli che lui rappresenta sono luoghi di confluenze di territori mentali, culturali e ambientali che, a volte, sono stati in grado di uscire dall’opera e trasformarsi in interventi per la riqualificazione degli spazi urbani nell’ambito delle periferie e delle aree in disuso.
 
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