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Siena è un punto di riferimento per le politiche sull’inclusione scolastica

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Si è svolto lunedì scorso il secondo appuntamento del ciclo di incontri dedicato alla scuola

luigidallai-inclusionescolastica650La continuità didattica alunno - docente, l'introduzione di un percorso di formazione iniziale e tirocinio specifico per il sostegno, i programmi per l’inserimento successivi al percorso scolastico, la preoccupante crescita di casi di esclusione di bambini e ragazzi da parte degli istituti scolastici. Sono stati questi alcuni dei temi al centro del secondo appuntamento del ciclo di incontri dedicato alle questioni scolastiche promossi dal deputato senese Luigi Dallai, membro della Commissione Cultura e Istruzione della Camera dei Deputati. L’evento si è si è svolto ieri al circolo Arci del Ruffolo.

“Siamo in un momento importante – ha detto Dallai - per il sostegno e la didattica. Si è infatti appena conclusa in Commissione la discussione sul decreto legge sull’inclusione scolastica ed il testo arriverà in Aula dove sono attese alcune modifiche frutto del confronto con gli insegnanti e le associazioni dei genitori”.

“Ci sono delle criticità – ha detto Giorgia Scarpelli, docente di sostegno - nel numero di alunni rispetto al personale, nella riduzione delle ore di sostegno nell’eliminazione delle aree disciplinari, nelle questioni riguardanti il reclutamento legate alla recente riforma. Mentre viene ritenuto adeguato l'attuale percorso formativo per l'abilitazione all'insegnamento del sostegno. L’Italia – ha concluso Scarpelli - è stata all’avanguardia nelle politiche di inclusione, seguendo l’esempio di don Milani di una scuola che offre a ciascuno le stesse opportunità. Ed oggi è necessario ripartire dal buono valorizzando le tantissime professionalità presenti nei nostri istituti”.

“La Provincia di Siena – ha ricordato Michele Zappella, neuropsichiatra infantile - è stata la prima a completare l’inclusione nel 1975 eliminando del tutto le ‘scuole differenziali’. Un sistema che spesso emarginava gli alunni per ragioni di tipo economico sociale e non per vere e proprie difficoltà di apprendimento. In quegli anni vi è stata grande partecipazione civica sulle politiche scolastiche. Le riforme successive non sono stato tutte positive, alcune hanno limitato le partecipazione, altre come la diagnosi funzionale che rende pubbliche le difficoltà di apprendimento, rischiano di aumentare le forme di emarginazione”.
 

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