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Pierluigi Piccini: ''Enoteca Italiana: Siena può fare a meno di una istituzione legata al vino?''

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pierluigipiccini650"L’imminente chiusura dell’Enoteca italiana pone subito una questione di fondo: può Siena non esercitare un ruolo primario nel panorama vitivinicolo nazionale? Inutile guardare al passato e alle cause che hanno portato a questo drammatico risultato. Il fatto è che l’unico ente riconosciuto a livello nazionale per la promozione del vino italiano nel mondo non esiste più". Così un intervento di Pierluigi Piccini.

"Gli azionisti di riferimento, tra i quali il Comune di Siena, la Camera di Commercio e la Regione Toscana, ne stanno decretando la fine - prosegue Piccini -. Ma tutto deve accadere come se fosse un fatto normale? Bisogna ancora una volta, vedere prestigiose istituzioni cittadine cancellate nel disinteresse generale? Molti senesi conoscevano i suggestivi bastioni della Fortezza medicea, e consideravano l’Enoteca come una sorta di wine-bar. In realtà quella era solo una vetrina di una storia prestigiosa, di uno strumento che è stato utilizzato per mettere in atto strategie, per favorire la nascita di leggi, di nuove denonimazioni di origine. L’Enoteca italiana aveva persino una società in Cina, ha sviluppato progetto per conto di Ministeri, ed ha originato l’attuale Vinitaly, spostato poi a Verona solo perché (altra non-scelta miope) a Siena mancava un adeguato centro fieristico. La questione tuttavia non si deve giocare su cosa è stato, ma su cosa può essere. Il dovere poltico-istituzionale di questa città e del suo territorio è dare voce alla più alta densità di denominazioni di origine sul vino. Siena, per sua predisposizione naturale, è la vetrina non solo del vino locale, ma di quello italiano. Non a caso, la prima Doc italiana fu la Vernaccia di San Gimignano, e il più importante centro di commercializzane del vino nazionale era a Poggibonsi, legato al Chianti. Le fiere espositive del vino si svolgevano in fortezza, con il supporto artistico di grandi esponenti del Futurismo. Purtroppo, oggi, non solo non si governano più i processi di promozione, ma si delega a soggetti esterni l’unica manifestazione sul vino che si svolge a Siena, per quanto di grande prestigio.

In questo momento particolare si abdica persino alla storia e a una tradizione che risale agli anni Trenta, quando il Re d’Italia riconobbe a Siena un ruolo di ambasciatrice del vino italiano nel mondo, poi ribadito con un decreto anche dal Presidente della Repubblica. Tutti hanno visto una vetrina di valore assoluto nel capoluogo del più prestigioso distretto vitivinicolo nazionale. Chi sembra non accorgersene sono evidentemente gli attuali amministratori pubblici. Una società partecipata è in perdita e si rischia di buttare via altro denaro pubblico? Bene, si chiuda pure. Ma rimane la necessità di trovare un’altra forma più adeguata per rilanciare un ruolo. Facciamo una fotografia dell’esistente. A Siena risiedono due associazioni nazionali prestigiose, come quelle dedicate alle Città del Vino e alle Città dell’Olio. Entrambe mettono insieme centinaia tra comuni ed enti pubblici italiani. Inoltre, ci sono i consorzi del vino locali, e singole aziende, alcune delle quali hanno alle spalle storiche famiglie o società importanti. Si muovo interessi e capitali di grande rilevanza, si modella un paesaggio che è sempre più legato alla vitcultura e che si identifica ancora con quello dipinto da Lorenzetti nell’allegoria del Buongoverno. E Siena che fa, rimane estranea a tutto ciò che gli sta ruotando intorno? Evidentemente, deve, come minimo, essere se non un faro, almeno una vetrina di un patrimonio fondamentale non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale, sociale, antropologico. Non mancano i contenitori in città, vuoti. Mancano evidentemente le idee. Eppure, basta unire gli elementi sopra descritti, per dar vita a un’agenzia dove la parte privata può tranquillamente avere un ruolo essenziale, dove si possano evitare clientelismi o scelte di natura politica che tanto male hanno fatto all’Enoteca Italiana. Il merito, la competenza, un ruolo dinamico e di interazione con il territorio in una visione di carattere internazionale potrebbero finalmente trovare casa in un soggetto che, in forme diverse, potrebbe fare quello che altrove, a Bordeaux come a Londra con Vinopolis, altri fanno egregiamente. Tutto si può dire - conclude Piccini -, meno che Siena non si debba porre almeno sullo stesso livello di queste realtà europee."
 

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