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''Caffè sospeso'' e ''Salute e alimentazione in carcere'': la casa circondariale di Siena si apre alla solidarietà e ai progetti del territorio

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Presentate le due iniziative realizzate con il Comune: rispettivamente in collaborazione con Confesercenti e Caffè Batani, e con l’azienda USL 7 Toscana sud est

carcere-caffesospeso-conferenzastampaDue originali iniziative nel segno dell’attenzione per i detenuti della casa circondariale “Santo Spirito” di Siena dal punto di vista della somministrazione alimentare. I progetti “Caffè sospeso” e “Salute e alimentazione in carcere” sono stati presentati stamani in conferenza stampa a Palazzo Berlinghieri dal direttore del carcere di Santo Spirito, Sergio La Montagna, insieme al vicesindaco Fulvio Mancuso e all’assessora al Sociale, Anna Ferretti; con loro, per illustrare il primo, il presidente provinciale di Confesercenti, Leonardo Nannizzi, e Belinda Batani dell’omonima ditta produttrice di caffè, mentre sul secondo è intervenuta la dietista Gloria Turi del Dipartimento delle Professioni tecnico-sanitarie, della Riabilitazione e della Prevenzione dell’azienda USL Toscana sud-est.

Patrocinata dal Comune e sostenuta da Confesercenti, “Caffè sospeso” è un’iniziativa solidale che si sviluppa intorno al rito del caffè, una delle bevande di maggior consumo a livello nazionale, anche all’interno delle carceri. Come ha introdotto il vicesindaco Mancuso, "il patrocinio del Comune segue, con coerenza, l’attenzione che rivolgiamo, ormai da anni, al carcere di Santo Spirito con una progettualità di carattere inclusivo e assistenziale finalizzata a far sentire la vicinanza della città a chi sconta un percorso di pena e riabilitazione. Dal progetto editoriale sulle fiabe scritte dai detenuti, alle attività di cura di un piccolo appezzamento di orto all’interno della struttura penitenziaria, realizzate in collaborazione con il Comitato di cittadini Siena2, vogliamo promuovere il messaggio che l’Amministrazione comunale non dimentica nessuno".

La pratica del caffè sospeso attinge dalla tradizione napoletana e sta trovando una progressiva diffusione in molte parti d’Italia. Secondo tale usanza, gli avventori dei bar pagano un caffè e lo lasciano a credito per i meno indigenti che non se lo possono permettere. "In questo caso – ha aggiunto Nannizzi – si tratta di creare una connessione tra gli esercizi pubblici della città e la casa circondariale, tramite la quale i caffè sospesi dei bar si tradurranno in dosi di miscela da moka per i detenuti. Un’azione che intende stimolare la solidarietà dei senesi, i quali, sono certo, risponderanno positivamente alla campagna, e che denota la sensibilità di Confesercenti e dei nostri associati a favore di un’iniziativa mirata al sociale".

Nel suo intervento, il direttore La Montagna ha rivelato come la preparazione e la somministrazione del caffè costituiscano un importante momento di condivisione tra i detenuti, oltre che di alleggerimento della condizione carceraria. "Dall’incontro e dagli scambi tra varianti regionali e, talvolta, internazionali, vengono fuori le più svariate conoscenze e molti aneddoti: qualcuno, assieme alla miscela, mette un chicco di sale grosso o una fogliolina di menta; quasi tutti preparano, poi, la crema con lo zucchero appena salgono le prime gocce di caffè nella macchinetta. Tuttavia la diffusa condizione di indigenza tra la popolazione detenuta – ha specificato – non sempre consente di acquistare regolarmente il caffè: da qui l’idea di appellarsi alla generosità della collettività senese per permettere a chiunque il piacere di gustare una tazzina di caffè".

Allo scopo di conferire visibilità all’iniziativa, sulle vetrine dei bar aderenti sarà affissa una locandina realizzata a partire dal progetto fotografico di Alessio Duranti. L’iniziativa annovera anche la collaborazione della ditta “Caffè Batani” "che ha recepito con entusiasmo la proposta del direttore La Montagna – ha affermato la titolare Belinda Batani – per un’azione solidale che vede il caffè come un elemento di socialità in un contesto difficile quale il carcere. Con l’approssimarsi del periodo natalizio, ci recheremo in visita ai detenuti per offrire loro una prima fornitura di polvere per la moka e tracciare, a ritroso, il percorso del prodotto: dal pacchetto al chicco".

Per quanto riguarda, invece, il progetto “Salute e alimentazione in carcere”, elaborato in collaborazione con la Usl Toscana Sud Est, l’assessore Ferretti ha ricordato che è risultato vincitore della menzione speciale per la dimensione "Innovazione e originalità del progetto" da parte della Rete Città Sane OMS nell'ambito dell'Oscar della salute 2017 tenutosi a Torino a fine ottobre: "Si tratta di un’azione che intende ridurre le disuguaglianze di salute in un contesto molto sensibile e particolare come quello del carcere. Siamo molto fieri di questo riconoscimento che abbiamo raggiunto grazie all'impegno del personale della Usl che, con grande professionalità, ha proposto un approccio educativo e proattivo nei confronti del settore penitenziario, il quale richiede la collaborazione delle altre istituzioni".

L’iniziativa, che ha coinvolto anche gli istituti alberghieri della provincia di Siena, è già stata attuata nel corso del 2016 nei confronti dei detenuti dei penitenziari del territorio di competenza dell'azienda Usl Toscana Sud Est, in particolare Siena e San Gimignano, con l'obiettivo di adeguare i piani nutrizionali delle case circondariali locali alle linee guida per una sana alimentazione italiana.

Oltre ai detenuti sono stati coinvolti anche gli operatori di Polizia Penitenziaria secondo le linee guida della Regione Toscana "Pranzo sano fuori casa". "Il progetto – ha specificato Gloria Turi, recatasi a Torino a ritirare il premio insieme all’assessore Ferretti – mira a ridurre le disuguaglianze di salute in un contesto molto sensibile e particolare come quello di un carcere, ed è stato premiato per il suo "obiettivo estremamente coraggioso", come ha sottolineato la commissione che ha preso in esame i progetti all’interno del XV meeting nazionale della Rete Città Sane OMS dedicato, quest'anno, ai temi della salute mentale. Un riconoscimento di merito ulteriormente ribadito dalla stessa Rete con un piccolo finanziamento che sarà girato alla casa circondariale".
 
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