Sabato, 23 Marzo 2019
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PROVINCIA - SOVICILLE

Decreto Sicurezza: intervento del sindaco di Sovicille, Giuseppe Gugliotti

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giuseppegugliotti2019pp"Sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, per i risvolti che hanno sulla vita di tutta la comunità, sarebbe tempo di accantonare la propaganda e agire con razionalità e buon senso, in un quadro di ritrovata sinergia istituzionale e di dialogo rispettoso e fruttuoso" . Così l'inizio di un intervento del sindaco di Sovicille, Giuseppe Gugliotti, in merito al Decreto Sicurezza approvato negli ultimi giorni di dicembre.

"Sono un Sindaco: anche se non la condivido, vigilerò sul pieno rispetto della legge, perché nessuna Istituzione può mancare ai propri doveri (e il rispetto delle norme è il primo di questi) senza che tutta l’architettura democratica ne soffra. Sarebbe bene che anche Matteo Salvini ricordasse questo principio, evitando di applicarlo a giorni alterni, a secondo della convenienza del momento (ricordo i suoi incitamenti alla disobbedienza su alcune leggi varate nella legislatura precedente). Fra parentesi, sarebbe anche opportuno che un Ministro dell’Interno evitasse di offendere così rozzamente i Sindaci e magari visitasse di più i territori ascoltando di più le loro istanze (senza l’ansia di postare la solita dose quotidiana di veleno): forse si renderebbe anche conto da vicino di quale sia davvero la famosa “pacchia dei sindaci” da lui evocata.

Tornando alla questione, pur rispettando la volontà parlamentare, non posso che condividere le critiche che, nel merito, sono state mosse all’infelice Decreto, cosiddetto “sicurezza” (infelice già nel nome perché lega in modo quasi indissolubile “sicurezza e immigrazione”, alimentando nell’immaginario collettivo un automatico rapporto causa-effetto). Se si immagina di ottenere più sicurezza, semplicemente facendo finta che la questione non esista, siamo decisamente fuori strada. Negando l’iscrizione all’anagrafe, di fatto si creano persone senza riconoscimenti, senza diritti e senza tutele, non solo con un’evidente violazione di ogni più elementare principio di umanità (ditelo a Salvini: lo facevano in Cina, per evitare pesantissime sanzioni, i genitori di un secondogenito all’epoca della politica del figlio unico), ma anche con il concreto rischio (se non proprio la certezza) che questi nuovi “fantasmi” cadano vittima di precarietà esistenziale, anticamera di vite “border line”, di tensione sociale e di approdi al mondo della microcriminalità, oltrechè di minaccia sanitaria (la negazione delle cure è un problema non solo individuale ma anche sociale). Né si può affermare candidamente, come ha fatto il Ministro, che è giusto dare diritti a chi ha diritto; la sua tesi è: se le commissioni per il riconoscimento dello status di rifugiato fossero più veloci nel decidere, potremmo sapere con certezza chi ha diritto all’iscrizione e chi no. Giusto; peccato che quelle commissioni dipendano dal Ministero dell’Interno. Si attivi, dunque, il Ministero stesso ad accelerare le procedure, piuttosto che costringere tutti - sottolineo tutti (i migranti perché senza diritti, tutti gli altri perché “condannati” ad una maggiore insicurezza) – a pagare le conseguenze della lentezza burocratica.  Se poi tutto questo si accompagna ad una rinuncia ai progetti SPRAR, le criticità aumentano. Lo SPRAR è oggi la misura più efficace, cofinanziata dal Ministero dell’Interno, per mettere in campo interventi di sostegno mirato e avviare ad un’integrazione vera e strutturata, tanto per i richiedenti asilo quanto per i rifugiati. Credo che si debba fare appello, allora, alla sensibilità e al senso delle Istituzioni di tutti. Si apra il tavolo del confronto e si apportino velocemente quei correttivi necessari per rendere il Decreto più aderente alle concrete esigenze delle persone e delle comunità".
 
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