Martedì, 18 Settembre 2018
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Mens Sana Basket, parola al direttore sportivo Lorenzo Marruganti

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lorenzomarrugantiMercato concluso della Mens Sana, conto alla rovescia per il raduno, parola sul campo che passerà a coach Moretti e microfono ora in mano di diritto al direttore sportivo Lorenzo Marruganti per qualche considerazione appropriata…

Scusi Marruganti, che ore sono?
“Le 11:45, perché?”

Perché anche i giornalisti hanno bisogno di incoraggiamenti e cominciare con una sua risposta di totale verità fa bene al morale. Lei lo sa di essere uno dei dirigenti più abbottonati d’Italia?
“Guardi, lo sono in presenza di banalità e atteggiamenti futili quale quello appena messo in mostra da lei. Fra i miei molti mestieri c’è stato anche quello di giornalista e ho un’altissima considerazione per la comunicazione aziendale. I media, quando esercitati consapevolmente, sono il primo alleato di una società sportiva. E’ un fatto che contino soprattutto le opere fatte sul campo e che quello sia l’unico modo di esprimersi convincentemente da parte di una società sportiva. Ciò premesso, non ho difficoltà a riconoscere che giornali, siti, radio e televisioni ci permettono di raggiungere tutti i nostri tifosi e facilitino la stessa appartenenza al territorio dei nostri tesserati che, come non mai, è requisito essenziale quest’anno. Talvolta però la ricerca di una notizia sfrenata, o la pubblicità a una mezza verità che esce dalla struttura interna, hanno ripercussioni sulla squadra ed io che sono a capo di questa struttura devo essere il primo a dare un esempio. I media hanno tutto il diritto di giudicarci, anche in maniera impietosa, sulle cose fatte, ma devono comprendere di lasciarci tranquilli su quelle che sono le intenzioni inattuate, le opere da completare e tutti gli altri percorsi interni”.

Quindi è inutile chiederle quante risorse si è tenuto da parte per il mercato di riparazione di gennaio e quali sono gli obbiettivi della squadra?
“Mah, via. Parliamo seriamente o l’intervista la chiudo qui. Abbiamo appena messo insieme un gruppo e vuol saper da me come intendo cambiarlo? No, ora voglio mettermi a bordo campo e godermi i ragazzi che si preparano, trovano una coesione, diventano una squadra che sa in anticipo che dovrà giocarsi ogni partita come fosse quella decisiva. Il nostro obbiettivo quest’anno è di non regalare nulla e di credere che ogni palla vagante sia quella utile per vincere. Il mio obbiettivo personale è che intorno al coach e ai suoi ragazzi ci sia serenità, i servizi e le consulenze che ci si attende da una società professionistica e che ciascuno sia pronto a dare il massimo”.

Lei è stato presidente e diesse, poi diesse con molti presidenti, quindi direttore sportivo e basta. Come giudica la sua carriera?
“Fino ad ora assolutamente soddisfacente. Ho un contratto per la società che amo e ho avuto pieno sostegno per portare a casa gli uomini chiave individuati assieme a Paolo Moretti e un certo numero di scommesse professionali su cui mi sono impegnato. Cos’altro vuole farmi dire? Sì in passato sono stato presidente per mia genuina fiducia e per comodo di chi certe responsabilità non voleva prendersele, poi ho vissuto una fase in cui la responsabilità di dare un futuro alla nostra Mens Sana ha impegnato una collettività di persone che si sono accorte che una pura passione senza gerarchie di responsabilità non aveva approdo. Oggi, c’è un capo, c’è una mission, un certo numero di difficoltà che conosciamo in anticipo e ognuno fa il suo mestiere. Che potrei volere di più?”

I molti rumors intorno a Mens Sana, circolati da aprile ad oggi, hanno influito sul suo lavoro?
“Si e no. Mettiamo anche che non sappia a cosa si riferisce, comunque… sapevamo in anticipo di andare incontro a strumentalizzazioni e resistenze. E’ un fatto che in questi due mesi abbiamo costruito non una, ma due organizzazioni di gioco se conta l’aspetto importantissimo delle giovanili. Avevamo un progetto di forte rinnovamento e taluni hanno voluto impedircelo o approfittarsi del nostro momento di incertezza. A livello nazionale, o extra moenia come si dice da queste parti, questa opposizione al rinnovamento non ci ha ostacolato più di tanto. E per questo voglio sottolineare, in primo luogo, che avere accanto Paolo Moretti non è stata cosa da poco. A livello interno abbiamo soprattutto perso tanto, tantissimo tempo che differentemente avremmo potuto impegnare per fare le stesse cose che abbiamo fatto più velocemente e più efficacemente. Alla fine il risultato è sotto gli occhi di tutti e personalmente mi rende orgoglioso”.

Che voto dà alla sua accoppiata con Paolo Moretti?
“E che le rispondo? Dov’è la domanda? Con chi vuole che ci paragoni? Dieci a Paolo Moretti e 6 per me. La nostra collaborazione è stata intensa e proficua, fin dall’inizio ci siamo trovati d’accordo sulle idee essenziali per costruire e questo ha comportato immediato affiatamento. Ma il nostro lavoro è appena iniziato e sulla bontà dei suoi frutti potremmo interrogarci solo molto più in là. Per ora l’intima soddisfazione di aver convinto Tommaso Marino a tornare con noi. Era un mio obbiettivo da anni, ma da ora, a parte essere il nostro capitano, sarà uno come gli altri”.

Con anni di mercato alle sue spalle, la costruzione di questa squadra le ricorderà qualche precedente… Quindi questa squadra assomiglia a… ?
“Spero somigli, almeno nello spirito, a quella che quattro anni fa ha vinto il campionato riportandoci dopo una sola stagione in Serie A2. Non a caso ho cercato di riportare alla Mens Sana così tanti mensanini! E ho cercato di seguire questa logica non solo per la squadra, ma anche per lo staff e il settore giovanile. Come ho detto durante la presentazione di Paolo Moretti, è ora di rispolverare un po’ di sano orgoglio mensanino!”

Ci dica ancora qualcosa sui “ritardi intra moenia”. Hanno riguardato soprattutto l’avvio del settore giovanile?
“Che dirle? Tutto in linea con la storia. Se si tornasse a venti o trenta anni fa sarebbero le stesse cose. C’è chi ha atteggiamenti di riserbo iniziale e deve essere convinto con calma che la convenienza di una strada comune è reciproca e chi è antimensanino per impostazione e mai rinuncerà a dare corpo a un dualismo che invece non esiste. Almeno per noi. Essere Mens Sana vuol dire essere qualcosa che ci invidiano da Trapani a Trento, anzi no mettiamo Siracusa e Bolzano così non ci sono chiacchiere inutili. La Mens Sana può attingere a risorse che ad altri sono precluse, ha un pubblico proprio che nelle cifre di un tempo deve essere semplicemente convinto a tornare e non deve essere recuperato da altre squadre o altri sport; e soprattutto questa particolarissima Società, se gestita adeguatamente, ha la possibilità di far ricadere energie su tutto l’indotto senese. Chi scommette sul nostro riscatto lo fa a proprio vantaggio, chi rema contro lo fa a proprio discapito anche se pensa di accumulare vantaggi effimeri. La cosa importante è che ci siamo seduti a dei tavoli professando la massima umiltà e che tuttora la nostra volontà è di svilupparci insieme a chi crede in noi”.

C’è chi parla di coabitazioni difficili a Palazzo. Lei lo pensa?
“Se devo far riferimento ai dirigenti che conosco, direi che i nostri reciproci sentimenti di collaborazione saranno un toccasana per qualunque problema. Certo che lo scorso anno il solo pensare a organizzare quello che venne definito lo Sport-Day mi fece stare in angoscia lungamente: molte, troppe cose dovevano combaciare e sincronizzarsi. E’ tuttavia una realtà con cui oggi ci dobbiamo confrontare e che affronteremo con il massimo della professionalità. Il fatto di sapere che la nostra proprietà sia uscita allo scoperto per offrire soluzioni diverse di prospettiva alla Polisportiva, mi rincuora”.

E se domani…
“E se la finissimo qui con queste domande? L’ultima me la faccio da solo: come mi immagino il raduno di qui a poche ore? Sarà un momento importante, perché chi ha un cuore biancoverde potrà avere un primo contatto con giocatori che la grandezza che si vive tuttora al Palazzo rende un attimo sballottati. Per chi ne ha è il momento di trasmetter loro delle frasi celebri. Per esempio c’è un tifoso che sui social ne ripete a tutti una di Diego Pastori: ‘I muri di questo palazzo trasudano di storia e fatica. Rispetta i colori della Mens Sana, lotta con furore e passione e sarai amato per sempre. Giocare con la Mens Sana è un onore, è un piacere che ti rimarrà dentro sempre’. Ecco, il mio sogno sarebbe che invece di intrattenere i nuovi arrivati sui destini di chi se n’è andato, potrebbe esser loro indicata la strada per incontrare il favore del pubblico al di là di quanto gli diremo noi ogni giorno. E mi raccomando chi viene a Palazzo per il raduno porti le suole in gomma che il parquet è già troppo sciupato”.
 
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