Sabato, 24 agosto 2019
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Virtus Siena, Lasi: ''L'obiettivo è far crescere i ragazzi, dal punto di vista sia tecnico che umano''

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mauriziolasi2La Virtus Siena inizia a programmare per la prossima stagione e per il futuro. Ad occuparsi del settore giovanile è tornato quest'anno in piazzetta Don Perucatti Maurizio Lasi, che già aveva ricoperto il ruolo nel settore giovanile rossoblù più di venti anni fa.

Ecco le sue prime parole della nuova avventura in rossoblù:

Cosa hai provato nel tornare ad occuparti del settore giovanile della Virtus dopo tutti questi anni?

«Ho provato gioia nel tornare in una società in cui avevo iniziato un percorso di settore giovanile, che mi ha sempre dimostrato affetto e considerazione, a cominciare dal presidente Fabio Bruttini a Simone Neri e Gabriele Voltolini, che al tempo erano giovanissimi».

Quali differenze hai trovato?

«Più che la Virtus, che è sicuramente cresciuta come struttura con risultati importanti, sono cambiato io in esperienza e competenza. Da capo allenatore ho raggiunto promozioni in A e in A2, dove ho allenato per tanti anni, nel femminile ho vinto scudetto, Coppa Italia, coppa di Lega e ho raggiunto due finali di Eurolega, ma soprattutto per quello che riguarda le giovanili per due anni sono stato assistente di Andrea Capobianco nella Nazionale under 16 che ha vinto il Torneo di Mannheim e si è classificata sesta al Mondiale. Dal 1997 mi curo della formazione di tutti gli allenatori al massimo livello. Questo è il bagaglio con cui torno in questa società dove gli obiettivi da raggiungere non sono più personali ma solo per far crescere al meglio i ragazzi».

Quali sono gli obiettivi da raggiungere?

«I primi obiettivi sono quelli di portare un senso di appartenenza e condivisione. Appartenenza ad una società che ha già un suo carattere ed alla quale vogliamo dare una sua coerenza sul campo, condivisione su un progetto che mira a prendersi cura di tutti i ragazzi, sotto l'aspetto tecnico, fisico  ma anche mentale. Vogliamo che i ragazzi tornino a casa contenti dopo un allenamento e non vedano l'ora di tornare al prossimo, che non spengano la passione alle prime difficoltà ed ai primi insuccessi personali».

Come fare?

« Per raggiungere questo bisogna costruire uno staff di allenatori, assistenti, preparatori e staff medico che crescano in questo progetto e abbiano a cuore questi ragazzi. Il mio sogno è che i ragazzi in futuro ricordino questi anni con piacere, e da genitori trasferiscano questi valori ai propri figli, ma vorrei anche far crescere il talento e far raggiungere loro i massimi livelli personali. Il percorso non è così veloce, ma bisogna trovare una qualità, soprattutto dal punto di vista umano, in tutti quelli che collaborano».

Quali sono questi valori?

«Tra gli allenatori, in generale, esistono due categorie: ci sono alcuni che puntano agli obiettivi personali e ed altri a quello di far crescere i giovani; questo può avvenire usando i ragazzi o facendoli crescere come giocatori e come uomini: la prima categoria non può lavorare con me, perché voglio che la responsabilità morale che uno si assume verso la crescita di un giovane sia prioritaria. Vorrei trasmettere la bellezza del dare, a priori, senza aspettarsi un tornaconto. La cosa più bella è quando ritrovi, dopo tanti anni, dei ragazzi che hai allenato e i loro occhi si illuminano ricordando i momenti vissuti insieme. Dare è la cosa più bella».
 
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