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Cuore bianconero, a Torino la Robur sorride - di Tommaso Refini

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juventus-siena-vergassola“Per me è un punto d’oro, figlio mio” diceva Lino Banfi, nelle vesti di mister Oronzo Canà, al grande Picchio De Sisti. La sua Longobarda, però, con la Fiorentina non ebbe fortuna. La vecchia Robur, invece, a Torino è ringiovanita di colpo. E ha ottenuto un punto di platino: sofferto, sudato, combattuto, difeso con le unghie e con i denti. Considerando anche il valore dell’avversario – la Juve capolista -, un punto meritato.

Dimenticare Firenze, era l’imperativo dei bianconeri. E così è stato, perché la prestazione fornita allo Juventus Stadium, in mondovisione, è stata di quelle che non si dimenticano. Da squadra che lotta per salvarsi, sia chiaro, mica da corazzata che va a imporre il gioco. Ma contro i primi della classe occorrono umiltà e concentrazione massima per novanta minuti; il Siena ha giocato da Siena, bagnando così le polveri dei padroni di casa. Prima che qualche amico torinese alzi la mano, giochiamo d’anticipo: Pegolo ha confermato un momento di forma eccezionale e si è meritato la palma di migliore in campo, dunque è vero che la Juve abbia avuto più volte la chance di segnare; anche il rigore ci poteva stare, benché alla Robur non ne siano stati concessi di più evidenti. Detto questo, il portiere a fine mese riscuote per parare, mica per saltellare davanti alla porta. E visto che le partite non si vincono ai punti - dunque non contano le occasioni da rete, al limite la qualità delle stesse -, il colpo del ko l’ha avuto proprio il Siena: prima Gonzalez non ha sfruttato una favorevolissima opportunità, poi Gazzi ha evitato di rendere amarissimo il pomeriggio di Buffon, strepitoso sul quattordici turchese ciano, ma anche su una punizione beffarda di Brienza, destinata al tap in vincente.

Insomma, il risultato di parità fotografa bene la partita di Torino: va stretto agli uomini di Conte, che per tutta l’Italia calcistica avevano i tre punti in tasca ancor prima di giocare; vale oro per quelli di Sannino, che finalmente tornano a muovere la classifica lontano dal Franchi. Oltretutto lo fanno in una giornata che doveva essere negativa, almeno sulla carta, con Lecce e Novara pronte ad approfittare di un passo falso di Vergassola e compagni. Invece hanno frenato loro, mentre il Siena ha centrato un pari che vale una domenica da bottino pieno. Volutamente non parliamo di tattica e sistemi di gioco: la Robur è tornata al 4-4-2, con il battesimo di Giorgi dal primo minuto, ma ancora una volta il campo ha dimostrato quanto i numeri contino marginalmente, rispetto all’interpretazione di un piano partita. E allora godiamoci piuttosto la capacità di soffrire della squadra, l’intensità di gioco, l’applicazione di chi ha iniziato e quella di chi ha finito, entrando dalla panchina e meritandosi i complimenti.

Per chiudere, un ringraziamento sentito alle nevicate e al maltempo, ai rigori di questa settimana pazza che hanno impedito le gare in notturna. Non ce ne vogliano gli amici delle televisioni, che per il calcio sono linfa vitale, ma una domenica pomeriggio con otto partite in contemporanea, è stato un tuffo nel passato quanto mai gradito. Una macchina del tempo, un viaggio negli anni che furono e che non torneranno, ma che in qualche modo hanno segnato la vita di molti appassionati. A tratti abbiamo ripensato a “Tutto il calcio minuto per minuto” dei tempi d’oro, quando la vecchia radio, in quell’ora e mezzo, ti spalancava le porte di un paradiso calcistico immaginario. Uno dopo l’altro, gli aggiornamenti dipingevano il quadro della giornata. Nel tardo pomeriggio la tela era conclusa e “Novantesimo Minuto” – quello vero, unico e inimitabile, quello del grande Paolo Valenti – la esponeva agli occhi dei telespettatori. Che finalmente, all’imbrunire, avevano modo di vedere quei gol fino ad allora soltanto immaginati. Adesso che tornino pure il bel tempo e il calendario da cinema sotto le stelle, con una partita a sera sette giorni su sette: il nostro bagno nel passato l’abbiamo fatto ed è stato un bagno caldo.

A pensarci bene, quando rotolava il pallone all’antica, Juventus-Siena non l’avremmo neppure sognata, mentre adesso è diventato un appuntamento abituale, che a volte lascia pure in dote un sorriso. Siamo nostalgici e vintage, ma i tempi moderni, tutto sommato, proprio male non sono.
 
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