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D&D, al Franchi pareggia il Made in Italy - di Tommaso Refini

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destro450Si assomigliano molto Siena e Bologna. Squadre organizzate, che spiccano per identità e intensità di gioco. Formazioni che vantano un’ottima fase difensiva, che amano attendere e colpire, forti di alcuni giocatori d’attacco che sanno far girare la testa alla concorrenza. Allenatori dal passato diverso, ma dallo stesso cammino che porta alla felicità nella massima serie: gavetta, lavoro, pochi fronzoli e ancora meno mezze misure. Il cuore, infatti, è diviso fra i portatori d’acqua, che in A servono come il pane, e i talenti capaci di una o più firme d’autore. Così lontani, così vicini, perché a volte un singolo - per esempio Franco Brienza – riesce a tradurre sul campo la perfetta sintesi delle due anime.

Vuole consegnare ai posteri il quadro della salvezza, Giuseppe Sannino. Prova a farlo specchiandosi nel Bologna, con un 3-4-2-1 mascherato da 3-5-2 che tanto si avvicina all’undici rossoblù. Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? Difficile scegliere, perché da Ramirez a Brienza, da Diamanti a D’Agostino, la partita del Franchi è il festival dei numeri dieci. Davanti cantano Destro e Acquafresca, che raccoglie il testimone da capitan Di Vaio, mica da uno qualsiasi. Alla presenza di voci così alla moda, di solito il duello più decisivo risulta essere quello rusticano di chi porta la croce: Gazzi-Vergassola contro Perez-Mudingay. Da leccarsi i baffi, almeno alla vigilia. Perché il belga è costretto al forfait e la mediana bianconera, approfittando di ciò, segna subito il territorio. Il ritmo partita non passerà alla storia del calcio - molto lento, poco rock –, ma il Siena vince ai punti la ripresa: almeno tre o quattro occasioni per i padroni di casa; zero assoluto per chi viene da fuori. La seconda frazione regala alla Robur il vantaggio del numero ventidue, che festeggia il decimo gol e mette nel mirino il record di Massimo Maccarone, fermatosi a tredici marcature.

Sarebbe finita in qualsiasi stadio d’Italia
, ma non laddove se la giocano fra pittori: tavolozza in mano e contagiri ai piedi, Diamanti pennella una punizione che disegna il pari. 1-1 e sorriso sulle labbra di tutti. La Robur aveva accarezzato il record di punti e la salvezza certa, ma il passo in avanti è comunque di quelli decisivi. Non è oggi, sarà domani: non manca un metro, semmai un centimetro. Il BFC del presidente onorario Gianni Morandi non è all’altezza della propria fama da trasferta, quella di squadra corsara al Mezza, contro i nerazzurri, e capace di prendere punti a Roma, Napoli, Torino e sulla sponda rossonera dei navigli. Complice una formazione obbligata, con qualche seconda linea di troppo per necessità , la squadra di Pioli fa poco o nulla per vincere, ma almeno non perde, grazie al calcio da fermo del suo talento italico più cristallino. Il “concorrente” straniero alla palma di nascituro campione si chiama Ramirez, che nella città del Palio non brilla affatto, ma ballerà fino a tarda notte nel prossimo valzer del calciomercato. Quando Gastone esce dal campo, pochi minuti dopo che Perez aveva alzato bandiera bianca, la tenuta celeste in onore dell’Uruguay vincitore della Coppa America, bordata di rosso e di blu, perde i suoi indossatori privilegiati. Perde interesse anche la partita, che, dopo la perla del ventitre pratese, si trascina stancamente fino al fischio finale. Una partita griffata da D&D, il Made in Italy garantito, che fa volare chi investe nel prodotto di casa nostra. 

Quarantatre punti a quatto giornate dalla fine significano salvezza. La matematica arriverà puntuale, come i compiti in classe a sorpresa quando non si è studiato. Con essa, se il Siena non perderà la concentrazione, arriverà anche il record di punti. Ne mancano appena due per brindare a champagne. Se i bianconeri non daranno ascolto alle sirene primaverili, che solleticano la voglia di staccare la spina un secondo dopo la certezza matematica del settimo scudetto, potranno regalare al pubblico senese un finale da mille e una notte. Perché la Robur dell’ultimo bimestre ha fame e particolare gamba. Sfruttare il vento a favore chiudendo con il botto sarebbe anche la miglior cura per i fastidiosi malanni di fine stagione: in particolare la sovraesposizione mediatica legata al ciclone “calcioscommesse”, che in mezzo a un poco di arrosto serve tante nuvole di fumo, spesso indirizzate volutamente verso piazze di provincia e dunque bacini di utenza meno appetibili; l’inchiesta stessa, con gli sviluppi in sede di giustizia sportiva tutti da scoprire; la definizione dei progetti societari e tecnici per la stagione che verrà, con ribaltoni per nulla auspicabili ma ormai del tutto probabili, se non certi, in ruoli di assoluta responsabilità come la direzione dell’area tecnica. Tali cambiamenti porterebbero il Siena a ridisegnare completamente la propria rotta e il proprio modus operandi, con tutte le opportunità, ma anche i rischi, del caso.
 
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