Domenica, 28 novembre 2021
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Mal di trasferta, il derby è amarissimo - di Tommaso Refini

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fiorentina-siena492Matita blu. Una volta li correggevano così, gli errori marchiani. A Firenze la Robur ne ha collezionati in serie, facendo carta straccia di quel foglio a protocollo che i tifosi le avevano consegnato bianco, tutto da scrivere. C’è chi sognava un tema fuori dagli schemi, che raccontasse la prima vittoria nel derby in riva all’Arno. E c’è chi, invece, si accontentava di una trama poco interessante, purchè lasciasse in dote un punto in classifica. A dire il vero, nessuno si aspettava di tornare subito sulle montagne russe e di scendere fino a terra, ma quanto accaduto dopo la Lazio si è verificato ancora. Allora al 4 a 0 sui capitolini fece seguito la sconfitta di Parma; stavolta l’ottima prestazione contro il Napoli e il passaggio del turno in Coppa Italia sono state festeggiate con una partita da dimenticare, iniziata male e finita peggio.

Al Franchi il Siena è sceso in campo molle e la Fiorentina ne ha approfittato senza credere ai propri occhi. Pronti, via e Jovetic ha indirizzato la gara. Non ha più senso parlare di numeri, di sistemi di gioco e di schemi, quando vai a fare l’arrampicata con le scarpe da ballo. Se una gara importante e sentita come il derby non la prendi per le corna, conta zero che dietro tu giochi a tre, a quattro, a cinque, con un centrocampo calvo o dalla chioma fluente, oppure con la ‘Bi-zona’ di Oronzo Canà, che peraltro ha un nome sgradevole e alquanto sinistro. La Robur ha toppato, molto semplicemente. Aveva preparato una partita di contenimento, con l’idea di poter fare male buttandosi negli spazi, ma si è squagliata come neve al sole al primo imprevisto, vale a dire il gol di Jo-Jo. La seconda montagna da scalare è stata Amaurì, che ha dato sostanza all’attacco fantasma della viola e, restituendo  il numero otto montenegrino alle zolle di competenza, lo ha reso mina vagante e decisiva. Rivedere il film della gara scena dopo scena è un supplizio che fa male al cuore; limitiamoci a ricordare il miglior attore protagonista, Pegolo: il portiere bianconero ha parato anche i respiri, evitando che una brutta domenica si trasformasse nelle fotocopia della debacle interna di un paio d’anni fa.

Tornando ad Amaurì, il fatto che l’italobrasiliano abbia inciso così tanto sulla gara - e sulla Fiorentina, che non vinceva in casa da mesi e non strappava applausi da una vita, con un pubblico pronto a fischiare al primo errore – dimostra che il mercato di gennaio può cambiare le sorti di un campionato. Ad oggi, il Siena ha deciso di non iscriversi alla corsa invernale. Ci sono ancora quarantotto ore di tempo, per dare alla rosa un petalo più fresco degli altri; altrimenti avremo deciso, volenti o nolenti, di scherzare col fuoco. Di solito ci si brucia, facendo così. In verità capita anche il contrario, ma con probabilità simili a quelle di vincere al superenalotto giocando la schedina una volta nella vita.

La storia del campionato, dopo venti puntate, dice che per vincere i bianconeri devono centrare la prestazione. E’ sufficiente abbassare di un niente la concentrazione, per pareggiare; in caso di cilecca completa nell’atteggiamento, nell’aggressività e nella compattezza, in maniera sistematica arriva la sconfitta. Fin troppo semplice capire che, a una squadra così, destinata a giocare bene per fare bottino pieno e a guadagnarsi sul campo ogni singolo punto, farebbero tanto comodo un paio di giocatori veri; calciatori di quelli che ti fanno pareggiare quando meriti di perdere, oppure che pescano il jolly da tre punti in una giornata di vacche magre. Gente da A, per capirci. Atleti di spiccata personalità – che in questa rosa mancano -, quella che non ti fa tremare le gambe quando il gioco si fa duro, ma anzi te le mette in moto. Nel calcio non si inventa niente: si può anche desiderare la luna, ma è certo che senza shuttle non ci si arriva. In assoluto la Robur ha dimostrato di poter competere per la permanenza in categoria, anche grazie a una concorrenza che non fa proprio scintille, ma non sfruttare la finestra di mercato per migliorarsi sarebbe un rigore a porta vuota calciato alle stelle. Due giorni ancora e potremo dare un giudizio definitivo sulla corsa salvezza, perché dal primo febbraio chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori, senza alcuna possibilità di manovra.

Detto ciò, l’altalena di prestazioni e risultati del 2012, insieme al mal di trasferta, è la cosa più preoccupante, considerando l’ipersensibilità della realtà senese, che dall’addio del presidente De Luca non trova pace. La conclusione dell’era Stronati e la retrocessione del 2010 sono ancora ferite aperte. Un cammino all’insegna della continuità, seppure affrontato a piccoli passi, sarebbe il miglior modo di ‘curare’  un ambiente iperteso; giocare a domeniche alterne, invece, è come gettare benzina sul fuoco. E in una lotta salvezza che si preannuncia combattuta fino all’ultimo secondo, saper gestire le difficoltà inciderà eccome sul risultato finale.
 
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